Interno borghese senza fallimento, Lorenza Longhi al Centro Pecci

La mostra “Villa Letizia” nel museo di Prato: tessuti e immaginari

Prato, 21 set. (askanews) – Una mostra che si cala armonicamente nello spazio museale e, con discrezione, sovverte alcune strutture, rinnovando le prospettive e le sensazioni, oltre che il dialogo con il territorio. Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita la mostra “Villa Delizia” di Lorenza Longhi. “Ogni anno il Centro Pecci – ha detto ad askanews il direttore Stefano Collicelli Cagol – dedica una mostra a una figura dell’arte italiana, perché crediamo sia un fondamentale ruolo delle istituzioni quello di sostenere anche l’arte del territorio italiano. Siamo molto felici che in particolare che Lorenza Longhi abbia accolto il nostro invito: è un’artista che lavora con tanti materiali diversi e in particolare in quest’occasione ha deciso di concentrarsi sul tessuto, anche grazie alla specificità del tessuto nel contesto pratese”.
I tessuti occupano in diversi modi le superfici e gli ambienti, ricreano sensazioni pittoriche profonde, ma toccano anche corde di memoria e immaginari diversi. “Villa Delizia – ha aggiunto il curatore Michele Bertolino – è come entrare in un interno borghese. L’artista Lorenza Longhi ha travestito il museo, ha ricoperto i divani storici del Centro Pecci di stoffe serigrafate, è intervenuta sui solar tube del soffitto trasformandoli in lampadari con passamanerie e frange. Nelle tele, le dieci ampie tele di tre metri che sono esposte all’interno della mostra, l’artista affianca tessuti provenienti da momenti e anche da stagioni diverse e riflette anche sul tempo della moda”. Aspetti particolarmente interessanti, anche a livello di ciò che va oltre lo spazio dell’arte, sono il ragionamento sul riuso dei materiali e la rivalutazione dell’imperfezione, che ribalta l’idea imperante su una parola come “fallimento”. “Questo elemento del fallimento del suo fare, del suo produrre – ha concluso Bertolino – è parte integrante dell’esito estetico che vediamo”. La mostra al Centro Pecci resta aperta al pubblico fino al 10 gennaio 2027.