Ingegnere italiano vive a Londra da 10 anni con la moglie, il Ministero dell'Interno gli revoca la residenza: «C'è stato un errore, deve andare via»

Un ingegnere italiano di 33 anni, residente a Londra dal 2018, si trova al centro di una battaglia legale con il Ministero dell'Interno britannico dopo la decisione di quest'ultimo di revocargli la status di residente permanente. Lo riporta il Guardian.

L'uomo, che si era trasferito nella città inglese per completare il dottorato nel campo dell'energia e dei cambiamenti climatici, ha da poco ricevuto una comunicazione da parte del Ministero che lo informava di aver commesso un “errore” nell'ambito del programma di insediamento UE (che permette ai cittadini europei di ottenere la residenza permanente dopo aver trascorso cinque anni nel Regno Unito).

Cosa è successo

L'uomo, quindi, non ha più il diritto di rimanere nel Paese. Lo stesso vale per sua moglie, una donna di origini brasiliane, a cui è stato negato il permesso di rimanere con lui. Anche lui è nato in Brasile, ma possiede la doppia cittadinanza italiana per nascita e ha allegato alla sua domanda di permesso di soggiorno un certificato rilasciato dal consolato italiano che lo attesta. Le autorità gli hanno ora comunicato che le prove della sua cittadinanza italiana erano “insufficienti” e che avevano bisogno di una prova che attestasse la sua cittadinanza italiana prima della data limite della Brexit, fissata al 31 dicembre 2020.

«È stato un duro colpo per entrambi. Siamo qui da molto tempo. Abbiamo sempre fatto tutto secondo le regole e ci siamo sempre sentiti i benvenuti. Ho sempre pensato che questo fosse un posto dove avrei potuto far crescere la mia carriera», ha raccontato l'uomo. «È davvero sconvolgente e frustrante sapere che ora ci troviamo in questa situazione di vulnerabilità proprio mentre stavamo pensando di costruire una famiglia e comprare una casa.

Ora tutti i nostri progetti devono fermarsi», ha aggiunto.

Oltre 100 persone contattate

Sono oltre 100 le persone informate negli ultimi giorni dal Ministero dell'Interno britannico dell'errore commesso in merito all'assegnazione del loro status di residenti. L'Autorità di monitoraggio indipendente, l'organismo istituito per attuare l'accordo di recesso tra UE e Regno Unito, ha anch'essa espresso preoccupazione per il fatto che le scelte del Ministero dell'Interno «possono essere incompatibili con l'accordo di recesso dall'UE».

La risposta delle istituzioni

Secondo quanto riferito dal Ministero, il caso «Non costituisce una violazione dell'accordo di recesso» e aggiunge «Coloro a cui è stato concesso per errore lo status di residente nell'UE (EUSS) non sono beneficiari dell'accordo di recesso, a meno che non possano fornire prove che soddisfino i requisiti per tale status. In caso contrario non hanno alcun diritto di qualificarsi nell'ambito dell'EUSS», conclude.

Secondo Catherine Barnard, professoressa di diritto europeo all'Università di Cambridge, il Ministero sta così creando un sistema a due livelli. «Il Ministero dell'Interno non può punirlo affermando che ha solo diritti di seconda classe e, in particolare, che non ha diritti familiari finché conserva lo status di residente permanente», ha dichiarato. In particolare, l'articolo 13 (4) dell'accordo di recesso UE-Regno Unito stabilisce che “Lo Stato ospitante non può imporre alcuna limitazione o condizione per l'ottenimento, il mantenimento o la perdita del diritto di soggiorno”.


Ultimo aggiornamento: domenica 9 agosto 2026, 20:20

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