Indaga la Procura. Accertamenti anche sul taser
Nessun indagato, applicato lo "scudo" per i carabinieri. Verifiche sull’apparecchio in attesa dell’autopsia.

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"L’autopsia per stabilire le cause della morte e gli accertamenti tecnici sul taser che, secondo le prime verifiche, potrebbe non aver funzionato". Sono i due fronti dell’indagine aperta dalla Procura di Ancona sulla morte di Oleksandr Muravskyi, il trentacinquenne ucraino deceduto domenica per arresto cardiaco in ambulanza, dopo l’inseguimento e la violenta colluttazione con i carabinieri a Senigallia. Il fascicolo, affidato alla pm Valeria Cigliola sotto il coordinamento del procuratore Monica Garulli, è stato aperto con la formula "dell’annotazione preliminare": uno strumento introdotto di recente dal governo che consente di non iscrivere subito i nomi nel registro degli indagati e che si applica quando il fatto appare commesso in presenza di una causa di giustificazione. Al momento, dunque, "nessun indagato": dall’annotazione non emergono né i nomi né i ruoli delle persone coinvolte nella vicenda, e "non è stata formulata alcuna ipotesi di reato". L’autopsia sarà eseguita oggi all’ospedale regionale di Torrette e dovrà stabilire le cause della morte. In parallelo la Procura "farà le sue valutazioni sull’apparecchiatura in dotazione ai militari": il trentacinquenne, raggiunto dalla scarica, avrebbe continuato a reagire con violenza e gli inquirenti vogliono capire se il dispositivo abbia funzionato davvero. L’uomo, filtra dagli uffici giudiziari, era in condizioni di alterazione tali "che delirava", ma il primo esame tossicologico avrebbe dato esito negativo. Dunque, la vittima non sarebbe stata sotto effetto di stupefacenti durante gli eventi che l’hanno condotta al decesso.
La ricostruzione degli inquirenti parte da venerdì. Muravskyi era in vacanza in Riviera e alloggiava in un hotel tra Rimini e Riccione: dopo una lite con la moglie se ne sarebbe andato con l’auto di lei, una Bmw bianca di fatto sottratta alla donna. Nella notte tra sabato e domenica i raid: tra Fano e Marotta avrebbe urtato altri veicoli, percorso tratti contromano ed effettuato manovre pericolose. Diversi automobilisti avevano segnalato l’auto pirata, entrata poi a forte velocità a Senigallia. La Bmw ha speronato dapprima la gazzella ferma al posto di blocco, poi l’uomo ha abbandonato l’auto tentando la fuga a piedi. Ne è nata una colluttazione furibonda: il trentacinquenne ha morso un dito a un militare ed è stato bloccato a fatica. Soccorso e sedato dai sanitari del 118 e della Croce Rossa, presentava parametri vitali inizialmente buoni: il cuore avrebbe ceduto durante il trasporto in ospedale, prima dell’arrivo al pronto soccorso.
Francesco Pascucci
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