Incidente a Pozzuoli, investe coppia di fidanzati: cade per un cavillo l’accusa di duplice tentato omicidio

Il piede che affonda sull’acceleratore e l’auto che diventa un ariete puntando il “target”, poi un interminabile istante di terrore e il sangue sull’asfalto. Sembrava un quadro indiziario blindato, quello che giovedì sera ha portato all’arresto del quarantatreenne Biagio Regio. È sua, al di là di ogni ragionevole dubbio, oltre che per sua stessa ammissione, la firma sul tremendo “agguato” ai danni della ex compagna - sebbene lei abbia poi smentito l’esistenza di una pregressa relazione - travolta in via Campi Flegrei, a Pozzuoli, mentre si trovava in compagnia del nuovo fidanzato.

La loro unica “colpa”? Passeggiare mano nella mano e incrociare per una pura casualità il percorso di un uomo pronto ad agire sotto l’impulso di una furia cieca e incontrollabile. L’ombra di un vizio procedurale apre però subito uno squarcio nell’inchiesta. Il colpo di scena si è consumato ieri mattina al termine dell’udienza di convalida. Il gip del tribunale di Napoli, pur disponendo la custodia cautelare in carcere per l’aggressore, ha fatto cadere l’accusa madre, quella di tentato omicidio. Il giudice, ravvisando una serie di errori della polizia giudiziaria nella modalità del fermo e nell’escussione di vittime e testimoni, ha stabilito che le loro dichiarazioni sono inutilizzabili.

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Accuse in bilico

A innescare l'improvviso cambio di passo i vizi formali e procedurali compiuti nelle ore subito successive al fatto. Nel provvedimento, il gip Rosaria Dello Stritto ha chiarito subito perché l’operato della polizia municipale di Pozzuoli non fosse convalidabile sotto il profilo della flagranza. Regio non è stato infatti bloccato nell’immediatezza del fatto, ma solo all’esito delle sommarie informazioni raccolte dai presenti sul posto.

Determinante, in particolare, si è rivelata la testimonianza di una coppia che, a bordo della propria auto, si trovava al seguito del quarantatreenne e che ha assistito al momento esatto in cui il “pirata” ha tagliato contromano la corsia opposta per piombare sul marciapiede su cui stava passeggiando la presunta ex e il nuovo partner. A ciò si somma un ulteriore deficit di verbalizzazione. Le dichiarazioni rilasciate dalle vittime e dai due testimoni oculari sono risultate del tutto inutilizzabili, dal momento che i caschi bianchi si sono limitati a «escuterle informalmente», senza effettuare una verbalizzazione a norma di legge.

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La valutazione del gip 

Inutilizzabili anche le prime ammissioni dell’indagato raccolte un quarto d’ora prima della mezzanotte: era già stato formalmente tratto in arresto, ma «non gli erano state garantite le tutele della difesa». Resta dunque agli atti la sola confessione spontanea di Regio: «Mi sono innervosito e ho accelerato. Volevo solo spaventarli, non ucciderli». Poche parole che, in tandem con la lieve entità delle ferite riportate dalle vittime - cinque giorni di prognosi per la donna, dieci per il compagno - hanno spinto il gip a divergere dalla linea del pm e a escludere l'ipotesi di tentato omicidio. L’attentatore, difeso dai penalisti Leopoldo Perone e Simone Grossi, andrà così incontro a un procedimento monco, in cui risponderà della più lieve accusa di lesioni. Il quadro resta però pesantissimo sui fronti delle esigenze cautelari e del profilo dell’indagato. L’ordinanza conferma infatti la lunga scia di soprusi: la denuncia per un’aggressione fisica nell'ottobre 2025, le chiamate notturne e la richiesta di ammonimento inoltrata dalla donna a luglio scorso per i continui messaggi minatori inviati anche da profili social falsi. Il gip non ha dubbi: siamo di fronte a una vera e propria «escalation» guidata da un’«ossessione patologica». E ancora: «Regio non è in grado di gestire i propri impulsi». Da qui la stroncatura dell’ipotesi di un’eventuale concessione degli arresti domiciliari. Accuse ridimensionate, dunque, ma le porte del carcere di Poggioreale rimangono per lui invalicabili.