Incendio nel ristorante dei fratelli Bianchi nell’anniversario dell’omicidio di Willy Monteiro. Caccia a un uomo incappucciato

La vendetta che Lucia Maria e Armando, i genitori di Willy Monteiro Duarte, non hanno mai scelto prende corpo a sei anni dalla morte del figlio. Nella notte fra domenica e lunedì, erano le tre, è stato preso di mira ad Artena il ristorante del terzo fratello Bianchi (il maggiore, estraneo alla vicenda, gli altri due sono in carcere). Un uomo con il viso travisato avrebbe versato del liquido infiammabile sulla saracinesca del locale chiuso e appiccato il fuoco: le fiamme si sono spente in breve tempo senza riuscire a propagarsi all'interno dell'attività e i danni sarebbero limitati, interessando al massimo una fioriera esterna del Nai Bistrot, di via Stefano Serangeli.

Le indagini

Sul posto sono arrivati i Carabinieri della Stazione di Artena insieme ai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Colleferro. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Velletri e puntano a individuare chi abbia raggiunto il ristorante nel cuore della notte e quale sia stato il movente del gesto.

Gli investigatori stanno analizzando anche l'eventuale presenza di telecamere di videosorveglianza, in modo da poter identificare il gesto che inequivocabilmente, in occasione della ricorrenza della morte di Willy a Colleferro per mano di Marco e Gabriele Bianchi, ha un messaggio ben preciso. Il giovane, 21 anni, venne ucciso a Colleferro nella notte fra il 5 e il 6 settembre 2020 durante un violento, insensato pestaggio che ha scosso l'opinione pubblica, nonostante nella zona alcuni continuino a minimizzare l'accaduto e a scrollarsi così di dosso il peso di una tragedia che viene vissuta solo come una macchia.

È chiaro che la vicinanza temporale fra l'anniversario dell'omicidio e quanto accaduto al ristorante di Artena desta l'attenzione, ma al momento non esistono elementi accertati che consentano di collegare il tentato incendio alla vicenda di Willy. L'intento intimidatorio insomma muove le indagini ma per ora non è la sola chiave di lettura del movente.

I fatti

Willy Monteiro Duarte, di Paliano, aveva 21 anni, era mite ed espansivo, pronto ad aiutare il prossimo. Quella notte intervenne durante una lite per aiutare un amico. Venne massacrato fino a morire esanime per le gravissime lesioni riportate proprio nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020. Per Gabriele Bianchi, l'8 giugno 2026 la Corte d'Assise d'Appello di Roma ha nuovamente disposto l'ergastolo. La responsabilità penale dei due fratelli nell'omicidio era già stata definitivamente accertata. Per la morte di Willy sono state inoltre pronunciate le condanne definitive a 23 anni per Francesco Belleggia e a 21 anni per Mario Pincarelli.

Poche ore prima dell'incendio, si erano svolte cerimonie a Paliano e Colleferro per ricordare Willy a sei anni dalla sua morte. A Paliano la comunità si è riunita in Largo Aldo Moro per commemorare il giovane di origine capoverdiana, mentre a Colleferro si è svolto un momento di raccoglimento e preghiera in piazza Willy Monteiro Duarte.

Nella notte, il tentativo d'incendio al locale del terzo fratello che nel 2020 si disse convinto che «Marco e Gabriele non sono due assassini e che non hanno ucciso nessuno, fanno i bulli solo con i bulli», e che era in pensiero per i suoi e il suo ristorante. La notte del pestaggio mortale, dopo aver lasciato Willy a terra, i due fratelli Bianchi, ancora sporchi di sangue, salirono sulla Audi Q7 nera con cui erano andati a Colleferro e sono tornati a bere birra proprio al Nai Bistrot di Artena, dove li hanno trovati i carabinieri "in evidente stato di alterazione psicofisica", erano "stravolti" si dice nei verbali.

Vicini ad ambienti di estrema destra, ostentavano ricchezza e strafottenza, praticavano sport da combattimento, erano campioni di Mma (mixed martial arts). Tutti i quattro condannati avevano già precedenti, chi per lesioni, risse, minacce, spaccio di stupefacenti. Li chiamavano la banda di Artena, paese nel passato terra di briganti. Muscolosi e spavaldi, intimidivano chiunque, facevano paura a tutti, per cui calò presto il silenzio sulle loro gesta.

La vittima

Il fratello Alessandro finito nel mirino all'epoca per alcune intercettazioni («A quel ragazzo là che è morto, a quel Willy gli hanno fatto la medaglia d'oro»), si è nel tempo smarcato dalla vicenda. Anche ieri era nel suo locale e ha liquidato l'attentato incendiario con poche parole: «È stato qualche ragazzino, non mi interessa nulla, non voglio parlare». Il 6 ottobre del 2022 anche lui ha avuto guai con la giustizia: è stato denunciato dopo essere uscito di strada nel centro di Velletri e aver travolto i cartelli della segnaletica stradale. Rimasto leggermente contuso, non è ricorso alle cure dei medici. Ma i carabinieri di Velletri, intervenuti per i rilievi, ci hanno voluto veder chiaro e hanno disposto il drug-test. Le analisi sarebbero risultate positive, dunque è stato denunciato per guida sotto l'effetto di stupefacenti e gli è stata ritirata la patente.

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