Incendio Ecotecnica, ancora fiamme: oltre 30 ore di fuoco. Il rogo ha avuto più focolai, sigilli all'azienda
La Procura di Lecce indaga per risalire all’origine dell’incendio che sabato pomeriggio, divampando forse nel boschetto di Lequile, si sarebbe propagato all’interno dell’ecocentro di Ecotecnica, da ieri posto sotto sequestro dai carabinieri di San Pietro in Lama. Al vaglio tutte le ipotesi. Ma quella del dolo appare preminente. Ha assunto consistenza sin dai primi interventi di emergenza e soccorso, in quanto «i focolai visibili erano in più punti», conferma la comandante provinciale, Roberta Lala. Che poi riferisce dell’avvenuto «interessamento del magistrato di turno», da ieri operativo sul caso. Elementi utili a individuare le cause dell'accaduto potranno derivare dalla verifica degli inneschi, ad opera dei carabinieri forestali ed vigili del fuoco che, stando alla ricostruzione offerta dalla stessa comandante, sono interventi «a seguito di segnalazione per incendi di vegetazione intorno all’azienda». Soltanto dopo l’arrivo sul sito, si sarebbero accorti che «l’incendio stava interessando anche l’ecocentro: noi - ribadisce Lala - siamo intervenuti su segnalazione di incendio nel bosco». C'è dunque da stabilire la eventuale consequenzialità degli eventi.
L'azienda
Tramite una nota, i legali di Ecotenica-Ecorisorse (la storica azienda di Luigi Zilli, proprietaria dell’ecocentro di Lequile, dal 2018 in affitto a Ecorisorse), Giuseppe Michele Bonsegna, sostengono che il principio dell'incendio sia da ricondurre al boschetto: «Dai primi elementi e dalle immagini disponibili - si legge -, l’incendio si è sviluppato nell’area boschiva esterna al sito, propagandosi successivamente verso l’interno della struttura autorizzata per lo stoccaggio, selezione e recupero di rifiuti differenziati». E sarebbero stati gli stessi addetti di Ecotecnica a sollecitare l’intervento dei vigili del fuoco: «I dipendenti presenti hanno tempestivamente allertato i soccorsi e, nell’attesa dell’intervento dei vigili del fuoco, si sono adoperati con i presidi antincendio in dotazione per contenere l’avanzamento del fuoco, finché condizioni di sicurezza lo hanno consentito, ponendo in essere ogni misura possibile per limitare i danni», sostengono gli avvocati, riferendo, intanto, che le società «sono a completa disposizione delle Autorità competenti e stanno fornendo la massima collaborazione per la ricostruzione dei fatti e per l’accertamento delle cause dell’evento, in corso di verifica». Per tutta la giornata di ieri, i maggiori sforzi sul campo sono stati impressi, però, sulle operazioni di contenimento, prima, e spegnimento, poi, alle quali ha contribuito come sempre anche l’apporto di Arif e Protezione Civile, in servizio costante per oltre 24 ore. Le fiamme sono divampate per oltre 30 ore. Sarebbero andati complessivamente in fumo 50 ettari di terreno. Mentre a 12mila quadrati ammonta l’estensione della superficie del centro di stoccaggio dei rifiuti, all’interno del quale 30 mezzi di Ecotecnica sono stati avvolti dalle fiamme.
Allarme nei comuni
Circostanza che ha generato immediato allarme a Lequile, ma anche nei comuni limitrofi, fino a Galatina, con conseguente modifica alla viabilità e diramazione da parte delle amministrazioni comunali di invito alle rispettive popolazioni a tenersi alla larga dall’area dell’incendio e a chiudere porte e finestre delle abitazioni. Ragion per cui i cittadini restano in trepidante attesa di conoscere l’esito dei rilievi dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) che nella serata di ieri, comunque, ha già escluso la presenza di amianto. Stando a quanto appreso ieri mattina dal Comune di Lequile, la risposta potrebbe arrivare in giornata. Sabato pomeriggio, i tecnici comunali e quelli di Arpa hanno infatti installato insieme due centraline per misurare la tossicità e mappare la ricaduta degli inquinanti (diossine e furani, idrocarburi policiclici aromatici, particolato fine) sulla popolazione. Gli effetti immediati sono stati dirompenti, prima di tutto sugli addetti e gli operatori. Con le autobotti e pick-up, come avviene in questi casi, sull'area interessata è infatti sopraggiunta anche l’unità mobile di protezione vie respiratorie dei vigili del fuoco.
Un incendio complesso da affrontare
La difficoltà d’intervento è stata definita dalla complessità dell’incendio da fronteggiare, rappresentata non solo dalla dimensione dell'incendio, ma anche dalla sua stessa entità. Come spiegato dall’ispettore Marcello de Benedittis ai rappresentanti comunali presenti sul campo ieri mattina, quando un incendio si sviluppa all'interno di un impianto di stoccaggio rifiuti, la plastica trasforma l'emergenza in uno degli scenari più difficoltosi da gestire. Il fenomeno tecnico e visivo che si verifica in questi casi è denominato “effetto-lava”. Sottoposti all'intenso calore delle fiamme, i materiali plastici non bruciano, infatti, semplicemente in superficie, ma si fondono. La plastica passa dallo stato solido a quello liquido, ad altissima temperatura, creando veri e propri fiumi di polimero incandescente. All'esterno, a contatto con l'aria o con l'acqua, la superficie della "lava" si solidifica formando una crosta dura e impermeabile, mentre all'interno il cuore rimane incandescente e continua a bruciare in assenza di ossigeno diretto. Lanciare acqua risulta così inefficace, perché l'acqua scivola via sulla superficie indurita, senza mai raggiungere il fuoco sottostante. Ecco perché - ha spiegato il comandante Lala - i vigili del fuoco hanno optato per lo smassamento, ovvero per quella operazione che consiste nella rimozione, separazione e spegnimento di ogni singolo elemento infiammato (ecoballa, nella fattispecie). E solo nella tarda serata l’incendio la situazione è rientrata nei limiti di pre-allerta. A coordinare le operazioni sul campo è stata la comandante Lala, affiancata dai funzionari in posto e in sala operativa, mentre la Prefettura di Lecce ha convocato il Centro Coordinamento Soccorsi. Alle 7 squadre del comando provinciale leccese, supportate dall’Unità di Comando Locale e dal carro aria, si sono uniti rinforzi giunti dai comandi di Brindisi, Taranto, Martina Franca e Monopoli, insieme a un mezzo aeroportuale da Grottaglie (con una capacità di circa 9mila litri), all'autobotte dell’Aeronautica Militare del 61° Stormo e a numerosi nuclei della Protezione Civile. «Non si registrano al momento intossicazioni tra gli addetti di Ecotecnica e nemmeno tra i vigili del fuoco e le forze dell’ordine», ha riferito la Croce Rossa, incessantemente operativa nelle operazioni di soccorso rivelatesi comunque necessarie per sostenere l’attività sul campo degli operatori per tutta la notte tra sabato e domenica mattina. Ore interminabili, trascorse alla luce e al calore delle fiamme e all’ombra di una altissima, estesa e fitta nube nera, che ha avvolto tutta l’area per svariati chilometri, veicolando quell’acre odore di bruciato, col quale anche Lecce si è risvegliata.