Incendio a Taglio di Po, l'erba continua a bruciare: le attività costrette a restare chiuse fanno la conta dei danni

TAGLIO DI PO (ROVIGO) - I due capannoni pieni di erba medica disidratata dell’Agricole Forte di viale Kennedy a ridosso della Romea continuano a fumare, seppur in maniera sempre più debole, per i focolai sotto controllo dei vigili del fuoco con l’acqua che prelevano dal Po. Le proteste nei confronti del Comune, intanto, continuano sui social e su questi la sindaca, Laila Marangoni, ha diramato un aggiornamento spiegando che proseguono le attività di spegnimento, controllo e monitoraggio dell’incendio e che lo stesso sta progressivamente scemando, anche se ci sono alcuni focolai.

L'incendio diminuisce d'intensità: i prelievi di Arpav

«Il presidio dei vigili del fuoco resta costante e proseguono le operazioni necessarie alla completa messa in sicurezza dell’area. La diminuzione dell’intensità dell’incendio ha consentito soltanto oggi (ieri, ndr) ad Arpav di accedere al sito ed effettuare specifici prelievi dei materiali interessati dall’incendio, finalizzati alla loro caratterizzazione, da sottoporre alle analisi di laboratorio e siamo in attesa degli esiti. Arpav ha effettuato ulteriori campionamenti dell’aria, proseguendo il monitoraggio ambientale avviato nei giorni scorsi, ma non sono pervenuti esiti analitici diversi da quelli già comunicati nei giorni precedenti; al momento, l’Ulss 5 non ha segnalato criticità per la salute pubblica. Sul posto è intervenuto il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 5, che ha effettuato una verifica dei luoghi nell’ambito delle attività di propria competenza. I controlli e gli accertamenti ambientali proseguono. Il Comune continua a seguire costantemente la situazione in coordinamento con Vigili del Fuoco, Arpav e Ulss 5 Polesana. Non appena saranno disponibili gli esiti delle nuove analisi e dei campionamenti odierni, saranno tempestivamente comunicati alla cittadinanza. Nel frattempo restano in vigore le misure precauzionali già disposte».

Gli attacchi alla sindaca

Provocatoria è la considerazione dell’opposizione di Insieme per Taglio di Po. «Il paese respira fumo. L’amministrazione prepara la Cena sotto le stelle. L’incendio non è ancora sopento. I vigili del fuoco continuano a lavorare, le scuole sono state chiuse fino al 16 settembre e tanti cittadini sono ancora preoccupati per la propria salute e per quella dei loro figli. Dopo una gestione dell’emergenza fatta di ritardi, comunicazioni confuse, ordinanze arrivate fatte dopo le pressioni dei cittadini, sindaca e assessori sembrano avere già rivolto il pensiero alla cena di gala. Il paese attende risposte, loro apparecchiano. Non è soltanto una questione di cattivo gusto. È il segno di un’amministrazione che ha completamente smarrito il senso elle priorità e la misura istituzionale che un momento così grave richiederebbe. Annullare immediatamente la serata sarebbe il minimo. Dopo quanto accaduto, non basta più. Chiediamo le dimissioni della sindaca e dell’intera giunta. Mentre Taglio di Po brucia, questa amministrazione pensa alla festa. È una vergogna».

Le proteste

Le attività produttive limitrofe all’azienda incendiata hanno aderito all’invito di usare prudenza e fare prevenzione per cui hanno chiuso. La Z.P. Serramenti di Giovanni Zanirato e Daniele Passarella hanno da subito chiuso e non sanno fino a quando perché, essendo confinanti che i capannoni andati a fuoco, potrebbero trovarsi la parete a pochi metri precipitare addosso al loro laboratorio. «Stiamo subendo un danno enorme perché oltre a non poter lavorare, non possiamo soddisfare le forniture». La Let-Fit palestra ha chiuso e tutte le persone, un centinaio, e hanno interrotto le loro attività, diverse anche necessarie dal punto di vista sanitario. «Sono consapevole di aver chiuso e non so fino a quando - afferma la titolare Giada Pregnolato - sono molto preoccupata per la salute della mia famiglia avendo pure l’abitazione vicino alla palestra e per il lavoro che non ho più per lungo tempo. Nella palestra lavoriamo per la salute quindi impossibile continuare. Non abbiamo avuto alcun avviso di prevenzione per quello che si bruciava nel capannone e questo è stato gravissimo».

La gente si chiede perché non ha chiuso il centro commerciale Aliper, che dista circa 150 metri dal luogo dell’incendio. «Abbiamo avuto qualche problema per il fumo che entrava - ricorda il direttore Filippo Ruzza - abbiamo chiuso i bocchettoni per le prese d’aria e spento i condizionatori non sapendo la qualità dei fumi e degli odori. Abbiamo avuto informazioni sul vicino incendio e nello stesso tempo che non vi era pericolo, neppure dalle successive comunicazioni dell’Ulss e del Comune. Delle varie attività all’interno ha chiuso solamente la parafarmacia. Non appena cesserà l’emergenza, saranno sostituiti tutti i filtri dei bocchettoni e dei condizionatori». Centinaia sono le proteste che attraverso i sociali sono indirizzati alla sindaca e all’amministrazione comunale da parte dei cittadini per la gestione dell’emergenza, chiedono le dimissioni di tutti per la superficialità e inadeguatezza alla guida del paese.