Einstein Telescope, auto dei ricercatori Ingv incendiate: indagini per terrorismo
Si indaga per terrorismo sull’incendio delle auto di due ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia avvenuto nella notte tra il primo e il 2 agosto a Lula, nel cuore della Barbagia. Un atto intimidatorio che colpisce il progetto dell’Einstein Telescope, il gigantesco osservatorio europeo per lo studio delle onde gravitazionali che proprio nell’ex miniera di Sos Enattos, nel territorio del paese nuorese, potrebbe trovare la sua sede italiana. La Procura di Nuoro – come riporta il Corriere della Sera – ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di terrorismo. Sul caso lavorano i carabinieri della Compagnia di Bitti e del Nucleo investigativo di Nuoro, impegnati a ricostruire la dinamica dell’attacco e soprattutto a individuare chi abbia deciso di colpire due persone arrivate in Sardegna per lavorare a un progetto scientifico di rilevanza internazionale.
L’obiettivo degli investigatori parte dalle vittime. Carlo Giunchi, geologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, e la moglie erano arrivati a Lula una decina di giorni prima insieme ad altri ricercatori impegnati nelle attività preparatorie dell’Einstein Telescope. Avevano preso in affitto una casa nel centro del paese. Poi, nella notte, l’irruzione nel cortile dell’abitazione. Una fiammata improvvisa, quindi l’esplosione. Una delle due automobili è rimasta gravemente danneggiata, l’altra è stata completamente distrutta dalle fiamme, ridotta a una carcassa. Un’azione rapida, condotta da ignoti, senza rivendicazioni e senza lasciare, almeno per ora, elementi chiari sul movente.
A complicare il lavoro degli investigatori c’è anche la scarsità di immagini disponibili: nella zona non ci sono telecamere puntate direttamente sul cortile dove erano parcheggiate le auto. Si stanno comunque acquisendo tutti i filmati utili e sono in corso i rilievi per cercare eventuali tracce lasciate dagli attentatori. Il sospetto degli inquirenti è che l’attacco possa essere collegato proprio alla presenza del progetto Einstein Telescope a Lula. Non sarebbe infatti il primo episodio contro il sito di Sos Enattos. Nel 2023 un ordigno era stato fatto esplodere davanti a uno degli ingressi della miniera, seguito poi dalla comparsa di scritte intimidatorie vicino al comune. L’incendio delle auto dei ricercatori rappresenta il terzo episodio ostile nel percorso che dovrebbe portare alla realizzazione del laboratorio sotterraneo. L’Einstein Telescope è una delle più grandi sfide scientifiche europee dei prossimi anni. Il progetto, sostenuto dall’Unione Europea e dall’Istituto nazionale di fisica nucleare, punta a costruire un osservatorio sotterraneo capace di rilevare con precisione senza precedenti le onde gravitazionali, quelle minuscole increspature dello spazio-tempo generate dagli eventi più violenti dell’universo, come la fusione di buchi neri e stelle di neutroni.
Lula è candidata, insieme a siti nei Paesi Bassi, in Belgio e in Germania, a ospitare questa infrastruttura. La scelta della Sardegna si basa sulle caratteristiche uniche del territorio: il basso rumore sismico, la stabilità delle rocce, la scarsa presenza di falde acquifere e la ridotta densità abitativa rendono l’area della miniera dismessa di Sos Enattos un luogo ideale per un laboratorio che necessita del massimo isolamento dalle interferenze esterne. Attorno al progetto si sono concentrate grandi aspettative economiche e occupazionali. La realizzazione dell’osservatorio, prevista nell’arco di circa nove anni, potrebbe generare migliaia di posti di lavoro tra impieghi diretti e indotto, trasformando una zona da decenni segnata dallo spopolamento in un polo internazionale della ricerca.
La presidente della Regione Alessandra Todde ha condannato immediatamente l’attentato, definendolo “un fatto grave, che colpisce l’intera Sardegna. La nostra Isola e le nostre comunità hanno scelto di investire nella conoscenza, nell’innovazione e nella ricerca come strumenti di crescita e di emancipazione”, ha dichiarato, assicurando che “nessun gesto intimidatorio potrà fermare questo percorso”. I due ricercatori hanno lasciato la Sardegna. L’Istituto nazionale di geofisica ha precisato che il loro rientro era programmato da tempo.