In Spagna le proteste per la crisi abitativa si stanno allargando

Sabato decine di migliaia di persone hanno manifestato in Spagna contro la crisi abitativa e la bocciatura da parte del parlamento di due decreti con cui il governo del primo ministro socialista Pedro Sánchez voleva rafforzare le protezioni per chi vive in affitto e limitare la speculazione immobiliare. Ci sono state manifestazioni in circa 50 città, fra cui la capitale Madrid, dove secondo le autorità hanno protestato circa 70mila persone, mentre gli organizzatori hanno stimato una partecipazione di 500mila persone.

Le manifestazioni sono state quasi ovunque pacifiche e gli scontri principali sono avvenuti a Valencia, nel sud-est della Spagna. Durante il corteo i manifestanti hanno tentato di entrare al Palau de les Arts Reina Sofía, il teatro dell’opera della città, dove si stava tenendo un incontro fra imprese del settore immobiliare, e sono stati respinti dalla polizia.

I mazzi di chiavi sono diventati uno dei simboli della protesta di questi giorni. Qui sono fotografati durante la manifestazione a Madrid del 3 ottobre (AP Photo/Andrea Comas)

Le proteste sono iniziate una decina di giorni fa dopo lo sfratto a Madrid di una donna di 87 anni e un’invalidità riconosciuta, Maricarmen Abascal. La donna era stata portata in barella fuori dalla casa dove viveva dagli anni Cinquanta dopo aver perso una battaglia legale contro la società Renta Corporación. L’azienda aveva comprato il palazzo dove Abascal era in affitto per farci degli appartamenti da affittare ai turisti, e le aveva proposto di acquistare la sua casa o di continuarci a vivere pagando un affitto quadruplicato, due cose che lei non poteva permettersi.

Molto velocemente Abascal è diventata il simbolo di un problema diffuso nelle maggiori città spagnole, dove gli inquilini di lungo corso faticano a pagare affitti che in questi anni sono molto aumentati, e che ora a volte superano gli interi stipendi o pensioni. Da allora un gruppo di manifestanti si è accampato con delle tende in Puerta del Sol, la piazza principale della città, e ci sono state manifestazioni continue.

Il governo di sinistra di Pedro Sánchez aveva approvato due decreti sulla crisi abitativa per placare le proteste e soddisfare alcune richieste dei manifestanti, con cui si dice d’accordo. Le misure però erano state bocciate venerdì dal parlamento spagnolo, dove era stato decisivo il voto contrario di Junts, partito indipendentista catalano di centrodestra, i cui sette deputati hanno votato insieme al Partito Popolare, di centrodestra, a Vox, di estrema destra, e al partito regionalista della Navarra UPN (contro il secondo decreto hanno votato anche altri piccoli partiti).

Secondo quanto riferito da diversi quotidiani spagnoli, dopo la bocciatura del parlamento Sánchez avrebbe iniziato a valutare la possibilità di convocare elezioni anticipate, che sarebbero previste per il 2027. Questo consentirebbe a Sánchez, il cui governo è in difficoltà su vari fronti, di fare una campagna elettorale velocissima e tutta incentrata su un tema su cui invece è molto forte: quelli dell’economia e della crisi abitativa.