In Puglia tanti incendi ma pochi operatori per spegnerli: i numeri

Mentre tutto il territorio regionale si mobilita per fronteggiare l’emergenza incendi e mettere in atto un piano di prevenzione, monitoraggio e ripristino, esplode la questione del potenziamento degli organici dei vigili del fuoco e degli operatori forestali antincendio. Nei comandi pugliesi si evidenziano carenze fino al 30% del personale necessario e in tutta le regione ci sono poco più di mille operatori Arif, un terzo della Calabria (3.770), un quarto della Sardegna (4.200), nessun paragone possibile con la Sicilia (13mila circa).

Secondo i dati forniti da Uil vigili del fuoco nazionale, mancano 172 unità: 55 vigili del fuoco a Foggia, 47 a Bari, 32 a Taranto, 23 a Lecce e 15 a Brindisi. «Va considerato – spiegano dal sindacato - che ad un intero distaccamento servono 32 unità in assetto minimo, 5 per turno. Ma spesso questo numero minimo non è coperto, o capita che ci siano 5 uomini a coprire un’area di 10-12 città». Lo scorso giugno la denuncia di Fp Cgil Puglia secondo cui le carenze di organico si aggirano tra il 20% e il 30% del personale necessario, a seconda dei territori. Il segretario regionale della Funzione Pubblica Cgil Puglia, Dario Capozzi Orsini, aveva evidenziato con forte preoccupazione l’urgenza di provvedimenti straordinari: «Con l’arrivo della stagione calda, l’inizio dei roghi sta già stringendo la Puglia in una morsa drammatica – scriveva Orsini -. Affrontare la piaga degli incendi estivi con l’attuale scarsità di risorse umane è impossibile. Il poco personale a disposizione è costretto, in base alle emergenze del momento, ad andare in soccorso di una zona piuttosto che di un’altra, sguarnendo inevitabilmente interi territori».

Non va meglio con gli operatori Arif: sono circa mille in tutto il territorio e anche su questo fronte proprio nei giorni scorsi è arrivata la denuncia di Flai Cgil Puglia secondo cui «nel piano dei fabbisogni è prevista la stabilizzazione di appena 10 nel 2026».

C’è poi la questione della Protezione Civile sulla quale ieri, in Consiglio regionale è intervenuto il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, in replica alle dichiarazioni del consigliere regionale della Lega Napoleone Cera. «Da questa parte politica non ci sono interventi che hanno cercato di scaricare sul governo nazionale il problema della Protezione civile, perché quando si sta davanti a un incendio, si cerca di collaborare tutti insieme. Non esiste una regione in Italia che ha una flotta di canadair. La flotta è nazionale ed è gestita dal centro nazionale dei vigili del fuoco: sono 18 i canadair. Le regioni si dotano di veicoli leggeri, parliamo di elicotteri. La Puglia ne ha due grazie ad una convenzione con il privato. Abbiamo scritto una lettera al dipartimento della Protezione civile per dire di allocare almeno uno dei canadair nella nostra regione, e mi è stato spiegato dal direttore del dipartimento che in questo momento ci sono delle questioni di carattere tecnico e non si può fare. Ci sono canadair a Ciampino e in Calabria. Le persone che stanno alla Protezione civile nazionale, e di quelle persone mi fido, mi dicono che i tempi sono tempi limitati».

Nel frattempo la delegazione del Partito democratico (S&D) al Parlamento europeo ha inviato una lettera alla commissaria europea per la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, chiedendo la convocazione di una riunione straordinaria con gli Stati membri maggiormente colpiti dagli incendi boschivi. «Dalla Puglia alla Sardegna, dalla Sicilia ad altre aree del Paese - scrivono - migliaia di ettari di patrimonio naturale sono andati distrutti, centinaia di persone sono state evacuate e intere comunità stanno affrontando danni ambientali, economici e sociali gravissimi». Nella lettera, a prima firmataria Georgia Tramacere, la delegazione del Pd sottolinea che «l'intervento tempestivo attraverso il Meccanismo europeo di Protezione civile e la flotta RescEu conferma il valore della solidarietà europea e dimostra quanto la cooperazione tra gli Stati membri sia oggi uno strumento indispensabile per affrontare emergenze sempre più frequenti e complesse». L'emergenza, infatti, «non riguarda soltanto l’Italia ma rappresenta ormai una sfida europea, aggravata dagli effetti del cambiamento climatico, e richiede risposte comuni e un coordinamento sempre più efficace tra gli Stati membri». Poi sottolineano come gli eventi di queste settimane dimostrino la necessità di un «ulteriore rafforzamento del coordinamento europeo».