In migliaia al Gay Pride a Giugliano: «Nuova stagione di diritti»

Per la prima volta Giugliano ha ospitato un Pride. Il corteo che ha attraversato la città portando nelle strade parole come diritti, dignità, libertà, inclusione e partecipazione. Il Giugliano Pride 2026 rappresenta una tappa di un percorso iniziato ben prima della manifestazione. Alla sua origine c’è anche la scelta di destinare un bene confiscato alla criminalità organizzata a un’associazione impegnata nella tutela dei diritti LGBTQIA+, per la realizzazione del Rainbow Center Giugliano – CAD Napoli Nord, centro contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

Il progetto 

Da questo luogo, situato in via Puoti, traversa di via Colonne, simbolicamente restituito alla collettività, prende forma una rete che punta a offrire ascolto, orientamento e accompagnamento alle persone vittime di discriminazione e violenza e a costruire una collaborazione stabile tra istituzioni, terzo settore e Comuni dell’area Nord. Il Pride, dunque, non si esaurisce nel corteo. Il percorso proseguirà attraverso il Pride Lab e una serie di tavoli tematici dedicati ai problemi della città e del territorio: trasporti e mobilità accessibile, ambiente, salute, disabilità, scuola, cultura, beni confiscati, litoranea, immigrazione, sicurezza e diritti.

Il corteo è partito dalla stazione della metropolitana di Giugliano e ha attraversato alcuni luoghi significativi della città fino all’arrivo in piazza Gramsci. Le tappe sono state pensate non soltanto come punti di passaggio, ma come occasioni di incontro e partecipazione. Una manifestazione arrivata dopo giorni segnati anche da polemiche e commenti durissimi sui social, alcuni caratterizzati da espressioni omofobe e discriminatorie. Gli organizzatori hanno risposto invitando anche le voci critiche a partecipare ai tavoli e a confrontarsi sui problemi concreti del territorio.

Il dialogo

Alla vigilia del Pride era arrivato inoltre un segnale significativo dal mondo della Chiesa. Dopo l’incontro con Carlo Cremona, presidente di i Ken APS ETS e promotore della manifestazione, il vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, aveva inviato una lettera nella quale individuava un possibile terreno di confronto sulla dignità della persona, sulla pace e sul contrasto a ogni forma di violenza. Un dialogo che non cancella le differenze tra le rispettive posizioni, ma prova a evitare che le differenze diventino distanza e contrapposizione.

«Questa data segna l’avvio di un percorso politico - ha dichiarato Carlo Cremona -. Il prossimo passo sarà l’apertura del Rainbow Center, che dovrà essere pieno di servizi e opportunità per tutti. Perché amarsi e volersi bene non è un reato e nessuno si può permettere di fare violenza a chi pratica l’amore. Dobbiamo opporci ai delinquenti e ai violenti, non a chi ama. Il Giugliano Pride vuole parlare di questo, ma anche dei problemi concreti della città, come la viabilità e i trasporti».

La manifestazione ha voluto ricordare anche Enrico Taglialatela e Vincenzo Ruggiero e, attraverso i loro nomi, tutte le vittime della violenza di genere, dell’omofobia, della transfobia. Il primo Pride di Giugliano lascia così alla città una sfida che va oltre i colori e la festa di una giornata.