In carcere per omicidio fa il centralinista per il Cup e usa i dati Ulss per aiutare il fratello a rintracciare chi gli doveva i sodi della droga: nuove accuse per i Marconi

​VENEZIA  - In carcere per scontare la condanna per il brutale omicidio del 2023, al ponte delle Guglie, l’anno scorso aveva avuto un lavoro per il Centro Unico di Prenotazione dell’Ulss 3 Serenissima. Una mansione, prevista da una convenzione con Santa Maria Maggiore, che gli dava accesso al sistema informatico dell’azienda sanitaria, con gli indirizzi di tutti gli utenti.

E proprio in questa banca dati Raffaele Marconi, dal carcere, d’accordo con il fratello Alessio, all’epoca in libertà, sarebbe andato a cercare informazioni utili a rintracciare una persona da cui lo stesso Alessio vantava crediti per un affare di droga. La nuova accusa di accesso abusivo al sistema informatico, mossa in concorso ai due fratelli di Cannaregio, emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio con cui il pubblico ministero, Giuseppe Petroni, ha chiuso le indagini nate dal recupero, il 16 ottobre dell’anno scorso, di un chilo e 200 grammi di cocaina.

La droga in barca

All’epoca erano stati arrestati Alessio e il padre Massimo, sulle cui tracce i carabinieri erano da tempo. Quel giorno i due erano arrivati a San Giuliano con un furgone, per poi salire a bordo di due imbarcazioni diretti a Venezia: il figlio davanti, ad aprire la strada, il padre dietro, con la droga nascosta in un involucro. Le successive perquisizioni avevano fatto ritrovare anche una pistola dalla matricola abrasa e varie munizioni a casa di Alessio, altre munizioni in quella del padre. Le indagini di questi mesi hanno ampliato il quadro delle accuse, con la ricostruzione di vari episodi di cessione di stupefacenti. Nove le persone che avrebbero ricevuto droga da Alessio, che è accusato anche di un caso estorsione.


Tra i dati dell'Ulss

É l’episodio a cui è collegato pure l’accesso abusivo alle banche dati Ulss. Stando alle imputazioni, tra fine 2024 e inizio 2025, Alessio avrebbe ceduto varie quantità di cocaina a un cliente per un importo di circa 3.000 euro. E non essendo stato pagato, avrebbe iniziato a minacciare il cliente che, però, aveva fatto perdere le sue tracce. Era entrato, in realtà, in una comunità di recupero.

A quel punto Alessio avrebbe chiesto l’aiuto del fratello Raffaele, in carcere per scontare la condanna a 17 anni e 4 mesi (poi ridotta in appello a 16 anni e 8 mesi) per l’omicidio di Khalil Mailat, il 25enne tunisino ucciso con un colpo di fucile alla testa, in un bar a due passi dal ponte delle Guglie, la sera del 25 novembre 2023. «Avvalendosi dell’implicito prestigio criminale noto nella città di Venezia e correlato a precedenti fatti di sangue» annota ora l’imputazione a proposito dell’accusa di estorsione mossa ad Alessio.

In questa vicenda Raffaele è accusato, con il fratello, solo per l’accesso abusivo. «Attività lavorativa concessagli in convenzione con l’Ulss 3 e finalizzata alla prenotazione di visite mediche» precisa l’imputazione. Invece, entrando con il proprio account, il detenuto cercava «informazioni utili per localizzare» il creditore del fratello, «mantenendosi abusivamente all’interno del sistema informatico dell’Ulss 3 per finalità differenti da quelle per le quali era concesso l’accesso».

L’udienza, i patteggiamenti 

Ci sono poi le imputazioni per droga agli altri nove: Adriano Bacciolo, Sebastiano Desiderio, Marcello Giangreco, Ursula Idoni, Jacopo Nichetto, Michael Ramos Diaz, Michele Secchi, Luca Tedeschi, Davide Cestaro. Insieme ai tre Marconi, sono convocati tutti per l’udienza preliminare del prossimo 5 ottobre, davanti al giudice Benedetta Vitolo. Tra i difensori, gli avvocati Renato Alberini, Mauro Serpico, Stefania Pattarello, Giorgio Pietramala. L’intenzione generale sarebbe quella di chiudere il procedimento con riti alternativi. Molti patteggeranno, le trattative sono in corso.