Il vizio dell'immobilismo: il Governo fa il minimo sulle accise mentre lo Stato s'incassa il tesoretto - News - Automoto.it

Di fronte a un diesel che sembra essere sempre più vicino alla soglia dei 3 euro al litro e all'esodo degli italiani spennati al distributore, l'Esecutivo risponde con un "cerotto" di 48 ore e nessun Consiglio dei Ministri in vista. Una prudenza istituzionale che nasconde un paradosso economico: più la benzina sale, più le casse pubbliche sorridono.

24 agosto 2026

Mentre milioni di italiani si incolonnano lungo le autostrade per far ritorno a casa, una domanda striscia spontanea tra una sosta all'autogrill e un pieno da lacrime e sangue: perché, di fronte a un'emergenza che sta dissanguando le famiglie, le istituzioni continuano a muoversi a passo di lumaca?

La risposta arrivata dal Meeting di Rimini per bocca del ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, suona sconfortante. Di convocazioni del Consiglio dei Ministri per affrontare il caro-carburanti non ce ne sono. Si attende, si valuta, si osserva di ora in ora l'evoluzione dello Stretto di Hormuz e si aspetta che il Ministero dell'Economia faccia i conti.

Nel frattempo, l'unica misura concreta resta quella beffa contabile firmata poche ore fa: una micro-proroga del taglio delle accise da appena 48 ore. Un cerotto di due giorni su un'emorragia finanziaria che sta costando agli italiani oltre un miliardo di euro in più solo per il mese di agosto.

Il contrasto tra l'inerzia centrale e il pragmatismo del territorio fa riflettere. Laddove la politica nazionale si incaglia in cavilli contabili e attese geopolitiche, c'è chi dimostra che le soluzioni si possono trovare. Basta guardare a casi virtuosi come quello di Valle Castellana, il piccolo comune abruzzese che ha aperto un distributore pubblico riuscendo a tagliare gli intermediari e a offrire carburante a prezzi nettamente inferiori rispetto alle medie nazionali.

Se un'amministrazione locale da poche centinaia di anime riesce a inventarsi una barriera contro i rincari per tutelare i propri cittadini, com'è possibile che il Governo della terza economia dell'Eurozona riesca soltanto a racimolare 20 milioni di euro per coprire due giorni di sconto?

Il conflitto d'interessi fiscale: la tentazione dell'extragettito

Senza scadere nelle teorie del complotto, per capire questo stallo basta applicare una regola elementare della finanza pubblica: follow the money, segui i soldi.

Il prezzo dei carburanti in Italia è composto per oltre la metà da tasse: le accise (in quota fissa al litro) e l'IVA (al 22% sul prezzo totale). È qui che si crea il corto circuito. Quando i prezzi del greggio schizzano verso l'alto ed esplodono le speculazioni, il prezzo industriale sale. Di conseguenza, trattandosi di una percentuale, l'incasso dell'IVA per lo Stato aumenta automaticamente. È il cosiddetto "extragettito IVA": una valanga di milioni freschi che entrano giorno dopo giorno nelle casse del Tesoro direttamente dalle tasche degli automobilisti.

Ridurre le accise in modo drastico e strutturale significa, per il Ministero dell'Economia, rinunciare a questo flusso d'oro proprio nel momento in cui servono risorse per la legge di Bilancio. L'impressione, sempre più forte tra consumatori e associazioni di categoria, è che la politica si accontenti di fare il "minimo indispensabile" - una spolverata di proroga qui e un proclama là - per non spegnere una macchina da soldi che fa comodissimo al bilancio dello Stato, lasciando l'intero peso dei rincari sulle spalle dei cittadini.

Numeri da capogiro alla pompa

Nel frattempo, la realtà del nastro asfaltato racconta di record polverizzati e prezzi da capogiro. La media del diesel in autostrada ha sfondato quota 2,204 euro al litro, superando perfino i picchi storici toccati nel marzo 2022 allo scoppio della guerra in Ucraina. Ma è andando a guardare i singoli impianti che si tocca con mano l'incubo: sulla A15 della Cisa, la benzina in modalità servito ha toccato i 2,499 euro al litro, con il diesel spinto a 2,629 euro e le varianti "premium" arrivate alla cifra astronomica di 2,879 euro. Quasi tre euro al litro per spostarsi.

Senza un intervento immediato entro il 27 agosto, la rete ordinaria vedrà il diesel schizzare a 2,30 euro al litro e l'autostrada supererà agevolmente i 2,37 euro. L'Unione Nazionale Consumatori ha già bollato l'atteggiamento del Governo come una "beffa pre-elettorale", ricordando come i soldi per un taglio serio da 30 centesimi ci sarebbero già, essendo stati incassati dallo Stato sotto forma di tasse da febbraio a oggi.

La sensazione resta quella di un paese costretto a viaggiare col freno a mano tirato, dove chi governa sembra preferire l'incasso sicuro della stangata piuttosto che un coraggioso calmiere sui prezzi.