Il vescovo Beschi cittadino onorario di Bergamo: "Ho amato questa città e i suoi cittadini. E continuerò a farlo"

19 ottobre 2026 | 19:38

La consegna ufficiale a Palazzo Frizzoni, la sindaca Carnevali: “Una reciproca adozione elettiva”. Il vescovo: “Dal primo giorno mi sono sentito cittadino di Bergamo”

Bergamo. “Ho amato questa città, ho amato i suoi cittadini. E continuerò ad amarvi”. Si chiude così il discorso di monsignor Francesco Beschi, che lunedì 19 ottobre ha ricevuto ufficialmente la cittadinanza onoraria di Bergamo nel corso della seduta straordinaria del Consiglio comunale a Palazzo Frizzoni. Un riconoscimento approvato all’unanimità dall’assemblea il 14 ottobre, per suggellare un legame costruito negli oltre 17 anni alla guida della Diocesi.

“È un riconoscimento che mi dona grande gioia perché dal primo giorno mi sono sentito cittadino di Bergamo – esordisce il vescovo, che si prepara a lasciare nei prossimi mesi la città dopo il compimento dei 75 anni -. Ho vissuto tra voi e con voi, abitando una porzione della città incantevole. Nello stesso tempo, non ho voluto fare della mia abitazione una ragione di separazione: sono nato in periferia e dalle periferie residenziali e umane ho sempre voluto partire per abbracciare l’intera città”.

A introdurre la cerimonia la presidente del Consiglio comunale Romina Russo e la sindaca Elena Carnevali, che definisce il conferimento della cittadinanza onoraria “un atto di straordinaria intensità civica e morale. Un’adozione elettiva reciproca, in cui si dichiara che l’appartenenza non è legata al luogo, ma alla condivisione di un destino ideale e a un’alleanza di valori comuni”.

Nel suo intervento, Carnevali ha ripercorso le tappe principali del rapporto tra Beschi e Bergamo, a partire dal suo ingresso nella Diocesi il 15 marzo 2009. “Iniziò una stagione nuova per la Chiesa bergamasca”, ricorda la sindaca, richiamando anche la prima lettera pastorale del vescovo, A casa nella Chiesa, che indicava nella comunità cristiana un luogo di appartenenza, accoglienza e fraternità, aperto a credenti e non credenti. Il passaggio più intenso del discorso ha riguardato il 2020, quando la pandemia di Covid-19 sconvolse la città e il suo territorio. “Alla sofferenza delle famiglie, alla morte di tanti nostri cari e allo smarrimento collettivo si aggiunse l’impossibilità di vivere normalmente le celebrazioni e i riti che accompagnano la vita e il lutto”, riflette Carnevali.

La sindaca ha rievocato in particolare l’8 aprile 2020, quando circa 400 urne contenenti le ceneri delle vittime del Covid tornarono a Bergamo. Beschi accolse i furgoni e benedisse le urne, per poi entrare nella chiesa del cimitero, dove si trovavano ancora quasi cento bare. “Si avvicinò a ciascuna di esse, sfiorandole con la mano, quasi a volerle accarezzare – racconta Carnevali -. Un gesto simbolico anche per coloro che non avevano potuto dare l’ultimo saluto”. Quella tragedia, prosegue la sindaca, fu una ferita profonda, che mise in luce la fragilità delle relazioni e il peso della solitudine, soprattutto per gli anziani, ma che rafforzò anche il valore della prossimità e della solidarietà, insieme al ruolo di operatori sanitari, volontari e di tutti coloro che si impegnarono per gli altri.

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La sindaca durante il suo intervento

“Raccontare il suo episcopato significa ripercorrere anche la vita della Bergamasca – conclude Carnevali -. La cittadinanza onoraria riconosce il contributo umano, intellettuale, morale, civile e religioso di chi ha lasciato un’impronta così profonda nella comunità da diventare parte integrante della sua storia. Una sorta di ‘geografia dell’anima’, che va oltre i confini amministrativi”.

Nel suo discorso, Beschi restituisce l’immagine di una Bergamo che ha imparato a conoscere e amare, senza nasconderne le sfide. “La città mi si è presentata con un volto umano, che pur nel cambiamento profondo e veloce si impegna a conservare – afferma in aula -. Una città ‘fraterna’, nella quale la forza delle relazioni dovrebbe accompagnare ogni forma di crescita e sviluppo, con particolare attenzione ai giovani. Non possiamo rassegnarci all’indifferenza e a divaricazioni sociali che deformano il volto della nostra comunità”. Ripercorrendo i suoi 17 anni di servizio, Beschi richiama il lavoro delle realtà che ogni giorno operano sul territorio a sostegno delle persone più fragili. “Ritengo che Caritas e Patronato rappresentino una riconosciuta testimonianza di servizio evangelico a deboli e fragili, ma non sono i soli – sottolinea -. Anche il tessuto delle parrocchie cittadine, gli oratori, le comunità religiose, le loro opere e l’associazionismo di ispirazione cristiana. Una rete che testimonia quotidianamente una disposizione di apertura verso la città nel suo insieme”.

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Il vescovo durante il suo intervento

“Ho sempre avvertito e assunto questo connotato della nostra città – osserva -. Una città dal volto umano, una città dalle dimensioni umane, una città che ogni mattina trabocca di presenze che la raggiungono da ogni dove, con i problemi ma anche le possibilità che questo comporta”. La cittadinanza onoraria arriva mentre si avvicina la conclusione del suo episcopato e il trasferimento della residenza in un altro Comune. “Per diciassette anni sono stato cittadino di questa città – ricorda -. Tra poco la mia residenza sarà in un altro Comune. Mi viene fatto l’onore di essere ancora cittadino di Bergamo: vi ringrazio di cuore”.

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