Larissa Iapichino batte il record della mamma Fiona May

È l’evoluzione di una prestazione sportiva al femminile ed è allo stesso tempo la celebrazione di come il rapporto genitori-figli possa non essere una sfida a somma zero, dove chi conquista terreno lo toglie a chi c’era prima

di Barbara Stefanelli

Sette metri e dodici. Un centimetro oltre la madre. Nella nona tappa della Diamond League, Larissa Iapichino, 22 anni il 18 luglio, ha migliorato q.b. quanto bastava – il record stabilito dalla madre Fiona May nel 1998, a Budapest. La figlia atleta supera il corpo che l’ha generata, infilandosi nella stessa traiettoria, ma spingendosi un po’ più in là.

Larissa Iapichino vola sulle orme di mamma Fiona May

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È l’evoluzione di una prestazione sportiva al femminile ed è allo stesso tempo la celebrazione di come il rapporto genitori-figli possa non essere una sfida a somma zero, dove chi conquista terreno lo toglie a chi c’era prima. Fiona May non perde i suoi 7.11, li ha avuti e festeggiati alla fine del secolo scorso. Poi ha insegnato alla sua bambina – in questo caso assieme al padre, l’allenatore Gianni Iapichino – a saltare bene, meglio, a trovare la propria voce lasciandosi alle spalle l’eco della famiglia.

Ora potremmo interrogarci, noi genitori mai scesi in un’arena di atletica ma spesso in oscura competizione con il mondo, e chiederci che effetto ci farebbe vederci scavalcati dai nostri figli e salutati al traguardo una volta per tutte. Arriva un momento in cui devi smettere, riconsegnare la bandierina generazionale, fare spazio.

Barbara Stefanelli (foto di Carlo Furgeri Gilbert).

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La cura che riversiamo sui nostri “ex bambini”, invece, è spesso intessuta di lacci e catene. Li vediamo come un’estensione dei nostri desideri, li spingiamo e tratteniamo assieme, indichiamo loro la porta e ci teniamo le chiavi, li manteniamo “bisognosi” della nostra approvazione e li rendiamo così corresponsabili della nostra felicità, agganciata dalla nascita alle loro prestazioni.

Larissa Iapichino il 4 luglio 2026, record italiano nel lungo: 7.12 m. (foto di Ali Gradischer/Getty Images)

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Un bravo genitore-allenatore, al contrario, vuole quello che il giovane atleta vorrà per sé e proverà a farglielo scoprire. Perché puoi accompagnare, suggerire, sostenere. Ma non saremo noi a saltare e non possiamo continuare a sognare i nostri sogni reclamando minuti di recupero. Un centimetro è abbastanza, un centimetro è una vita intera. Non cesura, ha commentato Larissa, piuttosto “continuazione” oltre la soglia materna.

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