Il rossetto di Greta Scarano a Venezia trasforma il red carpet in un atto di denuncia: ecco cosa è successo

C’è un momento preciso in cui il red carpet smette di essere solo una passerella e diventa qualcos’altro. È successo sabato 7 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, quando Greta Scarano ha trasformato il tappeto rosso della première di The Echo Chamber in una performance silenziosa ma potentissima contro la violenza sulle donne. L’attrice, quarant’anni appena compiuti e al suo primo ruolo da conduttrice dell’83esima edizione del festival, ha estratto un rossetto rosso e si è tracciata un segno deciso sullo zigomo destro davanti ai fotografi, per poi alzare la mano aperta in un gesto universale: basta.

Non era solo moda, quella sera. Era un grido che non aveva bisogno di parole. L’abito scelto per l’occasione parlava già da solo: una creazione Kiton in rosso magenta e bordeaux, colori simbolo della lotta alla violenza di genere, composto da una camicia in organza di seta semitrasparente con maniche voluminose e macro-polsini strutturati, abbinata a una gonna lunga in taffetà di seta con fascione alto in vita che fungeva da bustino. Il tutto completato da un girocollo rigido dorato a forma di pantera e un’acconciatura wet look tirata all’indietro, grintosa e fiera.

Greta Scarano sul red carpet con il segno del rossetto sul viso: «L'ho fatto per il padre di #Lorena » #Venezia83 pic.twitter.com/i4MG24l5Mu

— Nino Luca (@Nino_Luca) September 6, 2026

Greta Scarano ha spiegato successivamente, in un’intervista all’ANSA, che il gesto è nato dalla necessità di reagire dopo aver ascoltato le parole della madre di Lorena Isceri, la giovane donna uccisa dall’ex compagno e gettata da un viadotto sull’A1. “Sono molto scossa”, ha dichiarato l’attrice. “Una foto è più forte di mille cose che io possa dire. Ho sentito quell’appello e non potevo non fare nulla“. Ha precisato di non voler trasformare la Mostra in una tribuna politica personale, ma di aver sentito l’esigenza di prendere posizione. Del resto, non è la prima volta: durante un photocall aveva già mostrato un ventaglio con una fetta d’anguria, simbolo della causa palestinese.

Il ritorno di Greta Scarano al Lido non poteva essere più diverso dalla sua prima volta. Era il 2011, aveva 25 anni e presentava Qualche nuvola di Saverio Di Biagio. “Quel momento fu bellissimo, c’era molta magia, ansia, molto amore. E poi anche un po’ di senso di inadeguatezza perché comunque ero piccola“, ha ricordato. Quindici anni dopo, sul palco dell’Excelsior affiancata da Nicolas Maupas, ha aperto e chiuso l’edizione 2026 del festival con la consapevolezza di chi sa usare la propria visibilità non solo per celebrare il cinema, ma anche per lanciare messaggi che contano.

Greta Scarano utilizza il red carpet per sensibilizzare contro la violenza sulle donne.
Più red carpet così ❤️‍🩹🙏🏻#Venezia83 pic.twitter.com/jjrfDYnfJF

— comeletee (@comeletee) September 6, 2026

“Come sapete bene, ho sempre preso posizione, non ho mai avuto paura di farlo pubblicamente”, ha dichiarato Scarano in un incontro in streaming sul suo ruolo a Venezia. “Non è cambiato nulla neanche adesso che ricopro questo ruolo“. Un riferimento nemmeno troppo velato all’aria che tira in Italia, dove il dibattito sulla violenza di genere si intreccia con posizioni politiche che minimizzano la specificità del femminicidio come reato, preferendo parlare genericamente di persone fragili da proteggere.