Il rilancio continuo e distruttivo di Vladimir Putin - Pierre Haski

Gli ucraini si preparano a trascorrere il peggiore inverno dall’invasione russa del loro paese, quattro anni fa. La responsabilità è di Vladimir Putin, deciso a far pagare a Kiev gli attacchi dei droni ucraini in territorio russo. Questa guerra aerea a oltranza, che colpisce città e infrastrutture vitali (in una parola, i civili), contrasta con gli scarsi progressi militari sul campo.

Tutto questo dice molto della psicologia del presidente russo, incapace d’imparare la lezione dal suo fallimento in Ucraina e impegnato in un rilancio continuo e distruttivo. A questo punto bisogna capire chi può fermare questa spirale bellica, all’interno o all’esterno del sistema russo.

L’escalation voluta da Putin è tanto più pericolosa se consideriamo che tra i suoi obiettivi c’è anche quello di scoraggiare gli europei ancora disposti a sostenere l’Ucraina. Dopo il passo indietro degli Stati Uniti – quasi totale nonostante il miglioramento dei rapporti tra il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj e quello statunitense Donald Trump – sono stati gli europei a garantire il sostegno militare ed economico essenziale a Kiev.

Ma Putin ha due leve per far pressione sugli europei: l’intimidazione, attraverso lo spettro di un’escalation senza limiti, e le manovre per seminare il dubbio tra la popolazione del continente, sostenendo le forze politiche favorevoli o compiacenti rispetto a Mosca. Nelle ultime settimane abbiamo assistito agli effetti di questa strategia, e di sicuro è stato solo l’inizio. All’orizzonte si avvicinano elezioni decisive in Francia, Italia, Polonia.

Queste iniziative confermano che Putin non è minimamente disposto a fermarsi. Ricevendo all’inizio di settembre gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ennesimo tentativo di Donald Trump di lusingare Putin, il presidente russo ha ribadito la necessità di risolvere il problema “alla radice”. Ovvero, dal suo punto di vista, la scomparsa o almeno la riduzione a uno stato vassallo dell’Ucraina. La base di un compromesso non può esistere quando l’aggressore pensa ancora di poter prevalere.

Il rischio di un’escalation nasconde una parola che spaventa la Russia: mobilitazione. Fino a questo punto il Cremlino non ha imposto una mobilitazione generale, incompatibile con l’espressione “operazione militare speciale” (che tecnicamente non sarebbe una guerra). Ora, però, si vocifera che diversi ragazzi russi preferiscano lasciare il paese o darsi alla macchia mentre sono ancora in tempo invece di aspettare la chiamata alle armi.

A quanto pare l’ordine di mobilitazione potrebbe arrivare dopo le elezioni legislative del 20 settembre, un voto assolutamente scontato considerando che all’unico partito d’opposizione anche solo vagamente critico nei confronti della guerra, Yabloko (formazione liberale nata nel 1993, quando la Russia viveva ancora un sogno democratico), è stato impedito di presentare i suoi candidati.

Una volta espletato questo rituale, la mobilitazione generale potrebbe cominciare. Queste voci terrorizzano i ragazzi delle grandi città russe, che finora sono sfuggiti alla carneficina di un fronte in cui per le nuove reclute la speranza di sopravvivere è molto bassa.

Ma allora chi può fermare Putin? In occasione del vertice a Biškek, in Kirghizistan, il presidente russo ha incassato gli insoliti appelli a mettere fine alla guerra da parte dei leader di Kazakistan e India. Difficile che abbiano successo, almeno fino a quando Putin potrà contare sul sostegno del suo “amico” Xi Jinping e del suo amico ancora più stretto Kim Jong-un.

La realtà dei fatti è che gli unici a poter arginare Putin sono proprio gli ucraini, che non sono disposti a capitolare nonostante tutte le sofferenze che sono costretti a patire, anche perché sanno bene cosa li attenderebbe se dovessero cedere. L’inverno sarà molto duro. Non dimentichiamo gli ucraini.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: [email protected]