Rifugio migranti Oulx chiude per mancanza di fondi: tende e container in arrivo | Il Fatto Quotidiano.it
Dal primo settembre il rifugio Fraternità Massi di Oulx chiuderà. Negli ultimi otto anni ha dato assistenza e ospitalità a oltre 150mila persone che hanno provato ad attraversare il confine alpino tra l’Italia e la Francia. Qui i migranti hanno trovato un riparo, un pasto caldo, degli scarponi per la neve, cure mediche e un aiuto legale. Ma tutto questo rischia di scomparire, almeno in questa forma. Da quando nel 2024 i finanziamenti pubblici ottenuti tramite il ministero dell’interno avevano smesso di arrivare, il rifugio ha provato a sopravvivere solamente con le donazioni di privati e di alcune fondazioni. Ma non sono più sufficienti. E così già da marzo il rifugio aveva sospeso il servizio di accoglienza diurna. Fino alla chiusura totale dal primo di settembre.
“Siamo partiti otto anni fa con la missione di non fare morire sotto la neve chi provava ad attraversare il confine al freddo a oltre duemila metri di altezza” racconta al Fattoquotidiano.it il responsabile del centro, don Luigi Chiampo.“Avevamo coinvolto gli amministratori del territorio per farli sentire responsabili di quello che stava accadendo sulle nostre montagne” aggiunge don Chiampo. Un lavoro collettivo che ha visto lavorare fianco a fianco operatori e volontari dell’associazione Rainbow for Africa, della Diaconia Valdese e del comitato Croce Rossa Italiana di Susa. Con il contributo anche della Fondazione de Il Fatto Quotidiano che nel dicembre 2021 aveva finanziato l’acquisto di pasti caldi e kit di primo soccorso destinati al Comitato Cri locale per l’aiuto dei migranti.
Di fronte alla prospettiva della chiusura, le associazioni del territorio insieme ad alcuni amministratori locali hanno chiesto alla Prefettura di Torino un intervento. E nel corso di un tavolo che si è svolto giovedì pomeriggio si è arrivati a una soluzione di emergenza temporanea per non lasciare al freddo nessuno. La Croce Rossa Italiana allestirà una struttura per l’accoglienza notturna con tende e “elementi temporanei” vicino alla stazione ferroviaria. E durante il giorno verranno installati dei container dove i medici e gli infermieri di Rainbow for Africa, l’operatore legale di Diaconia Valdese e i volontari dell’associazione Sentieri Solidali daranno assistenza ai migranti. “Sostenere un dispositivo d’emergenza basato su container e strutture temporanee comporta costi operativi immediati e rilevanti – scrive in una nota l’associazione Rainbow for Africa – al momento il presidio è collegato alla rete elettrica con spese contenute, ma con l’avvicinarsi dell’inverno i costi per il riscaldamento aumenteranno vertiginosamente. A questo si aggiunge la necessità di garantire pasti caldi quotidiani a chi si trova in transito”. E le risorse a disposizione “non coprono queste uscite straordinarie. Per garantire continuità all’assistenza sanitaria e socio-legale, al riparo dal freddo e a un pasto caldo per chi ne ha bisogno, serve il sostegno di tutti”. L’obiettivo primario è quello di “non lasciare al freddo nessuno” nel corso di questo autunno e inverno quando le temperature inizieranno a scendere sotto lo zero. Che cosa accadrà dopo l’inverno? La Prefettura, nel corso dell’incontro di ieri, si è impegnata a presentare nei prossimi giorni la candidatura per ottenere dei fondi europei. Il futuro è incerto. Ma l’unica certezza è che il flusso di migranti non si ferma.
Lo confermano i dati raccolti nel report On Borders sui primi sei mesi del 2026. Da gennaio a giugno, a Oulx sono arrivate 4279 persone. Con una presenza importante delle persone più vulnerabili. Uno su cinque è un minore non accompagnato. Con un numero crescente di donne sole e famiglie con bambini. Persone che devono affrontare un percorso sempre più difficile per provare a sfuggire ai controlli della polizia di frontiera francese. I respingimenti infatti non si fermano, anzi aumentano. Una persona su quattro viene respinta. “Oltre due terzi dell’intero flusso migratorio arrivano dal Suda – si legge nel report – un fenomeno direttamente collegato al conflitto civile esploso nell’aprile 2023 e alla conseguente crisi umanitaria regionale”. Alla luce dei dati raccolti da On Borders, “la rotta alpina rimane un corridoio migratorio stabile e strategico”. E di fronte all’aumento dei respingimenti e delle persone in condizione di vulnerabilità. la presenza di un presidio fisso sulla frontiera rappresenta “non solo una risposta umanitaria, ma anche uno strumento assolutamente necessario di tutela della salute pubblica, di prevenzione dei rischi lungo la frontiera e di garanzia dei diritti fondamentali delle persone migranti”.