Il Putin di non ritorno
Elezioni per il rinnovo della Duma. Kiev: una farsa. Sanzioni Usa a Mosca. .

Elezioni per il rinnovo della Duma. Kiev: una farsa. Sanzioni Usa a Mosca. .

Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su Google
Niente sorprese sotto le torri del Cremlino, la macchina elettorale russa corre verso l’esito previsto per il rinnovo della Duma: blindare l’egemonia di Vladimir Putin e del suo partito, Russia Unita. Una votazione – aperta anche nei territori occupati dell’Ucraina orientale e che chiuderà oggi alle 19 italiane – svuotata di ogni competizione e segnata da un clima di dura repressione. Nelle ultime ore la tensione è salita alle stelle sul fronte del voto elettronico. La presidente della Commissione elettorale centrale russa, Ella Pamfilova, ha denunciato "potenti e continui" cyberattacchi notturni contro la piattaforma digitale di Mosca, sostenendo che l’offensiva sia ancora in corso.
Un’accusa che segue le dichiarazioni di Putin, che ha accusato l’Ucraina di voler "ostacolare" la consultazione. Da parte sua, il governo di Kiev ha bollato l’intero processo elettorale come una farsa. La Russia va al voto mentre è in guerra: sono le prime elezioni parlamentari da quando ha invaso l’Ucraina. A pochi giorni dall’apertura delle urne, la televisione di Stato ha trasmesso il discorso di Putin. Il presidente della Federazione vuole dimostrare al mondo che il Paese è con lui: "Nessuno riuscirà a dividerci". E poche ore dopo il discorso del presidente, Donald Trump ha firmato la legge che autorizza sanzioni contro la Russia, approvata questa settimana dal Congresso. "Grazie America!" è stata la reazione di Volodymyr Zelensky.
Toranndo alle elezioni russe, l’estromissione delle voci critiche è stata quasi totale. Solo le forze che sostengono la linea del Cremlino e la campagna militare sono state ammesse alle urne. Ha fatto scalpore il caso di Yulia Kuznetsova, candidata con un programma pacifista nel distretto Babushkinsky di Mosca, svanita nel nulla alla vigilia dell’apertura dei seggi per oltre 48 ore. La candidata è riapparsa solo ieri in un video in cui dichiara di stare bene, ma secondo i compagni di partito e la testata RusNews avrebbe girato il filmato sotto costrizione. Non va meglio alle formazioni politiche ufficialmente registrate, ma sgradite alla dirigenza. Il partito liberale Yabloko, pacifista e filo-occidentale, è stato quasi del tutto smantellato dai tribunali che hanno riscontrato irregolarità formali e presunte violazioni dei finanziamenti. E mentre le agenzie di stampa statali mostrano immagini di affluenza regolare e spingono sul sistema di voto elettronico, i media indipendenti invece segnalano pressioni sui dipendenti pubblici per il voto da remoto e irregolarità.
© Riproduzione riservata