Il presidente provinciale della Lilt, Adolfo Gallipoli D'Errico: «Seno, guerra al tumore: ma serve la prevenzione»

Si è parlato di prevenzione del tumore al seno, nel corso di una diretta della web tv de Il Mattino condotta dal caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, alla quale ha preso parte il professor Adolfo Gallipoli D’Errico, presidente provinciale della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori).

Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Qual è il significato della campagna “Nastro Rosa”?

«Innanzitutto, volevo ricordare che la Lilt è presente a livello nazionale da oltre un secolo e a Napoli dal 1928, quando era presieduta da Giovanni Pascale. Il nostro obiettivo è promuovere la prevenzione, soprattutto tra le donne, diffondendo la consapevolezza che individuare precocemente una patologia può cambiare radicalmente il percorso di cura. Quanto alla campagna “Nastro Rosa”, fu lanciata 34 anni fa da Estée Lauder e inizialmente fu un po’ snobbata dall’Europa, che non capì che il tumore al seno sarebbe diventata la prima patologia femminile. Oggi invece rappresenta un appuntamento di sensibilizzazione fondamentale. Quest’anno saremo a Pompei il 23, 24 e 25 ottobre, con visite gratuite presso la casa comunale, che sarà illuminata di rosa, così come la cupola della Basilica. E attendiamo le autorizzazioni per estendere l’illuminazione a una parte degli Scavi».

Quali sono i numeri del tumore al seno nel nostro Paese?

«I dati aggiornati al 2025 indicano circa 56mila nuove diagnosi di tumore della mammella ogni anno in Italia, di cui poco più di 500 in Campania: un dato, purtroppo, in lieve aumento. Osserviamo anche una tendenza della patologia a colpire donne più giovani. Per questo, insieme ad altre associazioni, abbiamo suggerito di allargare la fascia di età degli screening dagli attuali 50-70 a 45-75 anni. Una richiesta recepita dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, che è un radiologo come me, e sta incontrando le Regioni per concretizzare questa proposta».

Quanto sono importanti gli screening?

«La prevenzione è la nostra arma più efficace. Da un lato ci sono gli stili di vita corretti: non fumare, evitare le droghe e praticare attività fisica costante. Dall’altro, la prevenzione secondaria, che punta a individuare la malattia il prima possibile. Oggi disponiamo di strumenti diagnostici molto avanzati: quando il tumore viene scoperto precocemente, le possibilità di guarigione sono elevate e gli interventi possono essere meno invasivi, quindi senza bisogno di interventi estetici ricostruttivi. Per il tumore al seno si arriva a percentuali di guarigione del 95-96% nei casi diagnosticati tempestivamente. È importante, però, anche insegnare alle donne, soprattutto giovani, a conoscere il proprio corpo. Devono imparare a fare l’autovisita, nel periodo e con i tempi giusti, autopalpandosi in varie posizioni per individuare eventuali cambiamenti, rivolgendosi poi al medico quando necessario».

La prevenzione ha anche un vantaggio economico?

«Certamente. Ogni euro investito in prevenzione può evitare spese molto più elevate per le cure. Ma il vantaggio più importante riguarda la qualità della vita: una diagnosi precoce consente spesso di affrontare trattamenti meno pesanti e di tornare rapidamente alla normalità. Gli screening gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale e dalle Regioni sono quindi uno strumento fondamentale, che tutti dovrebbero utilizzare».

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Accanto alle cure, quanto conta il sostegno psicologico?

«È essenziale. Da tempo la Lilt promuove iniziative che aiutano le donne a condividere l’esperienza della malattia e a ritrovare fiducia. Oggi il progetto “Donna come prima – Amiche della Lilt” coinvolge anche donne che non sono state operate, creando una rete di solidarietà. Attraverso attività riabilitative come il “dragon boat”, le partecipanti ritrovano benessere fisico, ma anche amicizia e sostegno reciproco. Dobbiamo inoltre smetterla di definire il cancro un “male incurabile”: oggi il 51% circa degli ammalati guarisce, e per un altro 25% registriamo una lunga sopravvivenza, di almeno 10 anni. Grazie al sostegno della Fondazione Grimaldi, inoltre, la Lilt accompagna anche i pazienti che hanno concluso le terapie e necessitano di cure palliative, terapia del dolore, assistenza infermieristica e aiuto psicologico. Nel 2025, abbiamo supportato 156 pazienti e le loro famiglie».