Il politologo tedesco: “Abbiamo sottovalutato l’AfD. Non diventeranno mai moderati”

Bologna, 8 settembre 2026 – In Italia ci chiederemmo perché non li abbiamo visti arrivare, questi della AfD....

“In Germania ci facciamo la stessa domanda. Ed è un interrogativo più grande rispetto all’Italia dove comunque avete sempre avuto una presenza di destra ed estrema destra. In Germania, l’estrema destra non aveva una forte influenza sull’opinione pubblica, nei parlamenti dei Land o nella società civile”.

Wolfgang Schroeder (foto sotto), professore di sistemi politici della Repubblica Federale Tedesca all’Università di Kassel, non nasconde che stavolta anche i politologi non hanno previsto lo tsunami nero-bruno. Fin dai primi temporali.

“Quando l’AfD è stata fondata nel 2013 era incentrata sull’euroscetticismo – spiega Schroeder –. Era guidata da professori di economia contrari all’euro, ma non aveva un’attenzione particolare verso politiche di destra o sull’immigrazione”.

Poi che cosa è successo?

“Il cambiamento è cominciato nel 2015. I politici al comando oggi facevano parte del gruppo iniziale dell’AfD ma erano di terza o quarta fila. In Sassonia-Anhalt, già nel 2015 l’AfD si attestava intorno al 25%. Era chiaro che non fosse più possibile dire “è il solito piccolo partito della vecchia destra della Repubblica di Bonn”. Era un nuovo attore. Ma non avevamo previsto un’affermazione così forte dal 2015”.

Che cosa non si era capito?

“Non ci era del tutto chiaro se questo partito sarebbe stato in grado di integrare altri temi oltre a quello anti-immigrazione, né che fosse capace di sviluppare una prospettiva strutturata su come plasmare la società in futuro. Pensavamo che, una volta risolto il problema migratorio, avrebbe perso la sua cassa di risonanza e la sua influenza politica, soprattutto nell’Est”.

La Germania Est, torniamo lì, alla sua differenza?

“La destra radicale nella Germania occidentale non ha mai funzionato. Pensavamo che non ci fossero possibilità per AfD di affermarsi stabilmente. In Germania esiste una solida società civile posizionata più a sinistra dagli anni Duemila in poi, progressista, specialmente su temi come lo sviluppo ecologico, i diritti delle minoranze, lo Stato sociale, la democrazia, la partecipazione e l’antimilitarismo”.

Oggi pensa che l’AfD possa dilagare anche a livello nazionale?

“Sì, se guardiamo indietro l’AfD è una creazione dell’Ovest, è nata qui e la maggior parte dei dirigenti sono politici dell’Ovest. Si è radicata nell’Est solo in un secondo momento e le è stato molto più facile perché all’Est il sistema dei partiti non era strutturato come nell’Ovest, che ha una lunga storia. Quando nel 1990 nell’Est si sono costruiti i partiti occidentali, mancava una base sociale e ideologica analoga”.

Potrebbe vincere anche in Meclemburgo e Berlino, prossimi appuntamenti elettorali?

A Berlino l’AfD potrebbe anche essere il primo partito, ma non a un livello paragonabile a quello della Sassonia-Anhalt. Potrebbe raggiungere un consenso tra il 20 e il 22%. Ma a Berlino ci sono cinque partiti tra il 15 e il 20% che alla fine saranno in grado di formare un governo di sinistra”.

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Wolfgang Schroeder

Però sarebbe un risultato significativo per AfD.

“Sarebbe comunque un enorme successo. Nel Meclemburgo-Pomerania al momento è il primo partito ma anche lì non ha la possibilità di formare un governo. Tutto questo però, fa parte della crescita di questo partito. La chiamiamo l’onda bruna della Germania dell’Est”.

Il successo dell’AfD è legato anche alla forte crisi della Cdu. Ci sono differenze fra Est ed Ovest anche per i cristiano-democratici?

“Nella Germania Ovest la Cdu è una coalizione eterogenea di anime conservatrici, neoliberali e di ispirazione cattolico-sociale di sinistra. Queste componenti sono integrate dal pensiero cristiano e dal riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. Nell’Est questa matrice cristiana non è presente, se non in minima parte. E oggi si sta indebolendo anche all’Ovest”.

Così scatta l’attrazione per l’AfD di alcuni cristiani-democratici?

“Per alcuni sarebbe meglio allearsi con l’AfD per attuare politiche più a destra, conservatrici e neoliberali. Ma molti cristiano-democratici rispondono di no: ‘Siamo un partito della coalizione, moderno e basato sulla Costituzione’. La maggior parte dei dirigenti Cdu sa che perderebbero molti elettori”.

Quale potrebbe essere il futuro della Cdu e di Merz?

“Non è una domanda facile, perché la Cdu oggi è profondamente divisa in correnti e visioni diverse, senza un vero collante. Molti pensano: “Quando andiamo al governo non riusciamo a realizzare la nostra identità e il nostro programma perché dobbiamo allearci con i Verdi o la Spd“. È anche il problema di Friedrich Merz: è diventato leader per proporre un approccio completamente diverso da quello di Angela Merkel. Ma ora si trova nella situazione in cui non può ignorare i vincoli economici, demografici e tecnologici”.

Si arriverà a una soluzione per questa incertezza?

“Finché la Cdu non comprenderà quali sono i veri fondamenti del partito, non sarà facile avere una prospettiva chiara sul futuro, né trovare un terreno comune tra le diverse anime ideologiche”.

Cosa può accadere all’Europa? Ci sono elementi comuni tra i partiti di estrema destra in Germania, Francia, Italia e Spagna.

“Ma c’è una differenza. Finora i partiti di destra in Francia, Italia e Spagna, quando vanno al governo in coalizione, tendono a moderarsi e ad avvicinarsi al centro. In Germania l’AfD non vuole ridurre la propria radicalità né la forte opposizione all’Ue. Un altro punto chiave dell’AfD è l’opposizione al sostegno all’Ucraina e la forte comprensione per la politica russa”.

È preoccupato per le presidenziali francesi del 2027?

“Se vincesse Le Pen l’Europa perderebbe gran parte della sua indipendenza. I leader si orienterebbero verso una cooperazione con la Russia in chiave anti-Usa e anti-Cina. L’Europa non sarebbe più un quadro solido né lo spazio in cui costruire una politica europea sovrana e indipendente”.