«Il percorso di giustizia riparativa a 19 anni mi ha stravolto la vita, ho di nuovo uno scopo e sono tornato a scuola. Ai genitori dico: siate presenti per i vostri figli»

Un'altra strada è possibile. Il cambiamento non arriva da solo, è un processo che parte da scelte quotidiane. A 19 anni  Lorenzo (nome di fantasia) ne è convinto: «Parte tutto da lì». Ha imparato che uno sbaglio non compromette un'intera esistenza, ma che uno strappo può essere ricucito. Consapevolezze maturate dopo un percorso di giustizia riparativa, tramite il progetto Ri-Creare promosso dall'associazione Lisca Bianca: «La mia vita è stata stravolta positivamente», confessa. Lavorare in un'officina di Palermo lo ha aiutato a comprendere l'importanza di avere un obiettivo oltre che il significato del sacrificio: «Prima le mie giornate erano vuote. Ora so cosa vuol dire avere un impegno, soprattutto riesco a rispettarlo. Mi ha trasmesso il valore della disciplina e della determinazione». 

Il peso del pregiudizio e il riscatto 

La difficoltà più grande che ha incontrato non è stata tanto imparare un mestiere - «se non so fare una cosa mi ci impunto, finché non riesco», dice - quanto combattere contro la «paura di essere giudicato per una persona che non sono». Ma il tempo e soprattutto le azioni lo hanno ripagato: «Da poco ho ricevuto il mio primo stipendio e per il momento questo è ciò di cui vado più fiero», racconta sorridendo. Un risultato che considera una sorta di simbolo della sua rinascita: «Ho cambiato molto la percezione che ho di me stesso». 

Con lo sguardo rivolto al futuro, ma con i piedi ben piantati per terra, Lorenzo insegue un sogno: trasformare la sua passione per la Bmx,  che è un po' il filo conduttore della sua storia, in un lavoro e contribuire a far crescere questo sport in Sicilia, dove è ancora poco diffuso. «Ho scoperto questa disciplina ciclistica a 10 anni quando sono andato al Tribunale, in piazza Vittorio Emanuele III. Tanto tempo fa c'era uno skatepark. Lì ho conosciuto un ragazzo che praticava questo sport e mi sono appassionato». Più che l'attività acrobatica in sé, ad averlo stregato è il rapporto di appartenenza che si instaura tra chi la pratica: «Mi è piaciuto il clima di famiglia che si crea in quell'ambiente, siamo un gruppo solidissimo». È da quell'hobby che nasce uno scopo condiviso: «Io con i miei amici sogno di aprire un negozio nostro per vendere bici. Tanti ragazzi si stanno impegnando nello stesso progetto e stiamo studiando per questo».

Un'occasione per riflettere 

Il percorso di giustizia riparativa è stato un'occasione per riflettere non solo su se stesso, ma anche sulla sua generazione. Secondo Lorenzo, se da una parte molti giovani hanno «grande spirito di iniziativa», dall'altra questo fervore si perde «in cose effimere». Una situazione che descrive con una parola presa in prestito dal dialetto siciliano: «Lagnusìa. Ce n'è tanta - dice - è un misto di inconsapevolezza e pigrizia». Come invertire la rotta? «Serve un'esperienza capace di lasciare il segno, che induca a porsi le domande giuste per fare chiarezza.

Per me è stato così: quando sono andato per due settimane a lavorare in Spagna da un mio amico. Ho realizzato in quel momento che la vita che facevo non era quella che volevo», spiega. Allo stesso modo, sottolinea quanto il contesto in cui si cresce sia determinante: «L'ambiente che ti circonda incide parecchio. Dipende dalla persona, ma a forza di stare in un certo contesto ti fai assorbire». 

Un'affermazione che trova riscontro nel sondaggio condotto sui 21 ragazzi (di cui l'81% ha meno di 25 anni) segnalati dall'Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo. L'analisi fotografa un contesto di forte vulnerabilità educativa e sociale: il 95% possiede al massimo la licenza media e oltre la metà ha alle spalle un percorso scolastico interrotto. Tra loro, solo il 48% è immediatamente pronto ad affrontare un programma professionalizzante, mentre il resto necessita di supporto educativo prima ancora che lavorativo. 

La seconda possibilità 

Nella sua storia, Lorenzo riconosce un ruolo fondamentale alle persone che gli sono state accanto. «Ascolto e supporto sono aspetti che non possono mancare. Mi hanno aiutato molto», ammette. Una convinzione che riflette i dati del dossier Dove nasce il cambiamento dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, secondo cui il 92% degli italiani è convinto che ogni persona abbia il potenziale per trasformare la propria vita e contribuire al bene della collettività. Eppure, la fiducia verso le istituzioni, per quattro italiani su dieci, resta uno dei nodi più difficili da sciogliere e rappresenta uno dei principali ostacoli al cambiamento. Lorenzo, però, sa bene che quando ci si confronta con i ragazzi, la prima barriera da superare è spesso un'altra. In una fase delicata come l'adolescenza, spiega, «imparare a chiedere aiuto è impensabile»: «Credo che questa sarebbe l'ultima cosa che ammetterebbe una persona della mia età. Piuttosto persevera nell'errore e va per la sua strada». In questo senso, anche alle famiglie rivolge un messaggio preciso: «Ai genitori consiglierei di essere più duri, nel senso di proteggere ed essere presenti, di non lasciare vivere incontrollati i propri figli. E di parlare, perché senza il dialogo non ci si può capire». 

Dopo aver abbandonato gli studi, il 19enne è tornato tra i banchi di scuola ritrovando la motivazione e riscoprendo l'importanza che ha: «Mi sono iscritto al serale, perché prendere il diploma è importante. Non voglio fare l'università, ma un corso professionalizzante». D'altronde per lui la parola "possibilità" significa proprio questo: «Avere l'opportunità di imparare e di crearmi un futuro». 


Ultimo aggiornamento: venerdì 16 ottobre 2026, 08:47

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