Il pane del diavolo per Maria Lai - L'Unione Sarda.it
Ussassai.
26 ottobre 2026 alle 00:39
Il rito propiziatorio ideato dall’artista eseguito dalle donne di Trempa OrrubiaINVIATO
Ussassai. Prendete e mangiatene tutti. In quei giorni nuvole nere si erano fermate sul villaggio. Presagi di sventura nelle culle vuote, nella forza svanita. Maria scrutava il cielo come a osservare cose che gli altri non vedono. Accigliata e assente, nel suo mare di nuvole. Poi parlò. «Bisogna fare qualcosa». Regalava certezze che non ammettevano repliche. «Faremo insieme il pane del diavolo, tanti pani a foggia di demoni. Il pane verrà diviso durante un incontro comunitario, tutti lo mangeranno. Uniti metteremo insieme le energie positive che scacceranno quelle negative». Il pane è femmina, lievito madre, fermento che nutre il mondo. Nel racconto dell’amica Maria Serrau la ricetta dell’artista di Ulassai per una pozione di resistenza sociale.
Cerchio chiuso
Maria Lai non riuscì in vita a realizzare il suo progetto. Lo hanno fatto ieri per lei le donne di Trempa Orrubia, chiudendo il cerchio aperto dall’amore di Maria per il paese sui Tacchi, quello come dice Serrau, dall’altra parte de s’assa rispetto alla materna Ulassai. Su palini si è riempito di tanti pani in diaboliche declinazione. Facce, lezzi, code, espressioni. Le donne hanno impastato ognuna a casa propria il lievito alimentato nel tempo, insieme ai cattivi pensieri. Libera nos a malo. La piccola jana che il mondo ci invidia invitava a liberarsi delle forze nere.
Ieri la comunità di Ussassai ha spezzato e condiviso il pane, versato e bevuto il vino. Ci sono pensieri che sono buoni solo se masticati insieme, in un rito arcaico, divino e pagano insieme.
Vista sui Tacchi
“L’amore ricambiato”, titolò Trempa Novas, mensile dell’associazione Trempa Orrubia, (la mela simbolo) nucleo di resistenza attiva su biodiversità e ambiente alla notizia dell’intitolazione di un belvedere all’artista di Ulassai. L’obiettivo dichiarato era restituire alla memoria di Maria Lai un poco di quell’amore che l’artista ha dato a Ussassai, dando dignità al museo del pane e donando l’opera Duemila Natali di Guerra. Ma soprattutto donando la sua presenza, eterea e forte, materiale lei sì davvero resistente. E poi all’improvviso plastico, illuminata nella creazione.
C’era qualcosa di diabolico ieri solo nel vento gelido, nel dimenticare le buone maniere con i forestieri. Parole di troppo, distanze allevate con cura.
L’amministrazione guidata da Francesco Usai, raccogliendo il desiderio della popolazione, ha intitolato a Maria Lai il belvedere di Serra ‘e lugi. Una semplice targa vicino alla riproduzione di un’opera dell’artista. Si gode una vista impagabile sui Tacchi d’Ogliastra fino alla montagna sacra del Perda Liana.
Potenza dell’arte
«Mai come oggi – dice Maria Serrau – è necessario preservare i sapori antichi delle donne e tramandarle alle generazioni a venire. Maria aveva intuito il valore racchiuso nelle mani di queste donne. Aveva ideato il pane del diavolo, un rituale propiziatorio per scacciare la negatività che sembra aver avvolto queste terre. Onorare Maria Lai significa riconoscere la potenza dell’arte come strumento del cambiamento». Qualcuno poi nel vento parlerà di rito pagano, fuori luogo. Tutti gli altri vedranno un seme gettato nella terra. Forse crescerà grano che diverrà pane privo di ogni male. Per strappare magari a Maria uno dei suoi sorrisi. Prendete e mangiatene tutti.
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