Il paese dice addio a Cosimo Lai, il decano dei ciclisti - L'Unione Sarda.it
Sinnai.
14 luglio 2026 alle 00:17
Fino all'ultimo, Cosimo Lai, ha continuato a dispensare consigli ai giovani ciclisti sinnaesi, che lo ascoltavano come un maestro. Perché Cosimo Lai era questo: memoria vivente di una Sardegna che amava, capace di vincere da solo ma di non lasciare mai solo nessuno. Grande la commozione non appena si è sparsa la notizia della sua scomparsa.
Lai è stato pastore, ciclista, tassista, poeta improvvisatore, scrittore e persino attore: un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia sarda con la forza delle gambe e la ricchezza della parola. La sua è stata una vita che sembra un romanzo. Non era mai andato a scuola, aveva imparato a leggere da solo, a vent'anni. Eppure, ogni mattina, lo si vedeva in edicola a comprare il giornale: un rito a cui , da vecchio, non ha mai rinunciato. Si fermava spesso in piazza, in strada, al distributore di carburante, a chiacchierare con tutti: sull'attualità, sul ciclismo, sulla sua Sardegna.
La bicicletta ha fatto parte della sua vita. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta, alternando il gregge alle corse, è stato uno dei protagonisti fra le strade e le piste dell'Isola con le maglie di Gialeto, Audax, Vadilonga, Jungfrau e Achille Lauro. Il capolavoro nel 1961: raggiunse Ozieri in bici da Sinnai, senza compagni né assistenza, e conquistò il titolo di campione sardo su strada dopo una fuga solitaria di 208 chilometri. Prima ancora aveva vinto i campionati sardi in pista sui 200 e 500 metri lanciati e sui 20 chilometri, distanza sulla quale il suo record è rimasto imbattuto per decenni. Correva nell'epoca dei Cherchi, dei Fontana, dei Garau, altri campioni che in quegli anni partecipavano come lo stesso Lai anche in gare nella penisola.
Appese le ruote al chiodo, tornò al suo gregge tra Sinnai e Settimo, fece anche il tassista, ma soprattutto scoprì un'altra vocazione: il canto campidanese. La sua vita è diventata anche un libro in limba, curato da Amos Cardia. È stato chiamato anche per fare cinema, ha “girato” cortometraggi e spot pubblicitari. Oggi il paese lo saluta commosso. Ciao Cosimo, campione di sport e di vita.
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