Il modello Mind Milano per far crescere innovazione e imprese
Milano, 1 ottobre 2026 – Le condizioni per innescare un processo di innovazione su larga scala, in Italia, ci sono tutte: dai centri di ricerca di eccellenza alle startup in crescita, fino alle università di alto livello. Eppure, il nostro Paese fatica ancora a far fruttare questo patrimonio sterminato e a trasformarlo in progetti di innovazione realmente scalabili e sperimentabili. Dove si inceppa il meccanismo e com’è necessario agire per affrontare la sfida dell’innovazione? Lo abbiamo chiesto a Fabrizio Grillo, presidente di Federated Innovation @Mind, acronimo di Milano innovation district, il distretto dell’innovazione nato dalla riconversione dell'area che ospitò Expo 2015, situato a nord-ovest di Milano, tra i comuni di Rho e Pero. Il distretto coinvolge attualmente 35 aziende e oltre 250 realtà nella business community, con progetti che vanno da smart city e gestione dei dati urbani fino alla salute, alle life sciences, alla sostenibilità e all’Ai. Alla base della piattaforma di innovazione c'è il modello collaborativo pubblico-privato: un modello che, finora, ha funzionato, sostenendo progetti importanti per il futuro della città e per quello di settori critici come la salute e le life sciences.
L’importanza di condividere le competenze
“Come aziende ed ecosistema – esordisce Grillo - stiamo lavorando per evitare la frammentazione. Abbiamo competenze straordinarie, ma non sempre riusciamo a valorizzare la relazione e a trasformare le attività in progetti comuni. Oggi questo limite pesa ancora di più, perché le grandi sfide — dalla salute all’intelligenza artificiale, dai dati alla sostenibilità — sono troppo complesse per essere affrontate da un solo soggetto. Richiedono competenze trasversali, scientifiche, industriali, tecnologiche, finanziarie e regolatorie. Il tema, quindi, non è soltanto produrre conoscenza, ma creare le condizioni affinché quella conoscenza circoli, incontri l’impresa e diventi innovazione applicata. È la logica con cui è nata Federated Innovation @Mind”. Attualmente, la piattaforma riunisce oltre 36 grandi aziende nel distretto dell’innovazione di Milano, coinvolge più di 200 startup e ha costruito, negli anni, una rete di decine di professionisti.
Cosa distingue Federated Innovation da un network di imprese o da un tradizionale programma di open innovation?
Fabrizio Grillo spiega, a questo proposito, che la differenza è sia nel punto di partenza, sia in quello di arrivo. “Partiamo dai bisogni delle aziende – chiarisce – individuiamo le competenze necessarie, analizziamo le tecnologie disponibili e costruiamo intorno alla sfida la squadra più adatta. Mind aggiunge un elemento fondamentale: la possibilità di sperimentare in un contesto reale. Il distretto può diventare un grande ‘test bed’ dell’innovazione, nel quale validare le soluzioni messe a punto e costruire le condizioni per portarle a scala. È quello che stiamo facendo su progetti che riguardano, per esempio, Health data space, Human digital twin, Smart building e Integrated Digital ecosystems”. Nel distretto sono presenti diversi attori di rilievo in questi ambiti, tra cui l’Università degli studi di Milano (UniMi), Irccs Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio, Human Technopole.
“Collaborate to compete”, ovvero “collaborare per competere”
È uno dei principi che animano la piattaforma. Ma perché aziende che sul mercato possono essere concorrenti dovrebbero condividere competenze e risorse? “Perché collaborare non significa condividere tutto – replica Grillo – Significa, piuttosto, capire dove poter creare più valore su progetti comuni e non competere da soli. Mettere a fattor comune conoscenze e risorse può ridurre tempi, costi e rischio dell’innovazione: i risultati ci dicono che questa logica può funzionare. Tra il 2021 e il 2025, le startup coinvolte nella nostra business community sono passate da 60 a oltre 200, le risorse economiche destinate all’innovazione sono cresciute e molte delle iniziative proposte sono nella fase di attivazione dei progetti. Sappiamo quanto siano lunghe le tempistiche per generare soluzioni che siano visibili al mercato, soprattutto nelle scienze della vita: parliamo di anni e anni di lavoro. La collaborazione, quindi, non è l’alternativa alla competizione, ma può diventare un acceleratore della competitività”.
La grande sfida dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale sta accelerando ricerca, diagnostica, sviluppo di nuovi farmaci e gestione dei dati: in questo contesto diventa sempre più difficile, per organizzazioni e istituzioni, stare al passo dell’innovazione. “La tecnologia evolve a una velocità straordinaria – riconosce il presidente di Mind - e proprio per questo diventano ancora più importanti tutti gli altri fattori. Nella salute, per esempio, non basta disporre di un algoritmo performante. Servono dati di qualità, interoperabilità, validazione scientifica, sicurezza, tutela del paziente, responsabilità chiare e competenze adeguate. La trasformazione digitale della salute è un processo delicato, perché richiede di mettere insieme tecnologia, ricerca, impresa, sistema sanitario e istituzioni. La sfida sarà far crescere insieme capacità tecnologica e capacità di governo della tecnologia stessa”. Il futuro di Mind appare roseo. Qui, nei prossimi anni, convergeranno investimenti assai consistenti: tra gli altri, spicca il nuovo campus dell’Università Statale, ora in fase di sviluppo. Secondo le stime, porterà circa 23.000 persone che, tutti i giorni, popoleranno quella che si presenterà come una nuova città nella città.