"Il mio campo libero». Francesca, arte sul parquet: "Ne faccio di tutti i colori»

Il mondo di Francesca Cassani è un prisma che si dipana sui campi della pallacanestro. Un universo cromatico a cui dà vita dalle sue mani, spennellando asfalti grigi su cui immagina disegni che trasforma in realtà. Da qualche anno, ormai, regala ai parquet la possibilità di accogliere nuovi rimbalzi della palla a spicchi, festosa antitesi al silenzio dell’abbandono. I campetti hanno la gioia dei sorrisi, dell’ironia con cui Francesca si racconta tramite i social, postando video in cui, mentre l’Italia cerca riparo dall’afa tra le onde marine, scherza coi piedi “a mollo” nei bidoni (vuoti) di vernice. Le creazioni, una volta ultimate, si rivelano in un tratto a metà tra Klimt e il caos organizzato dell’Amélie cinematografica di Jeunet. Una volta che ogni centimetro ha ricevuto il suo colpo di pennello, i canestri vibrano in un variopinto quadro d’insieme che racchiude l’amore per il gioco. All’ingegno di Francesca, conosciuta anche come “Nine in the paint“ (omaggio al numero di maglia da giocatrice delle minors e al “pitturato“ in cui ci si muove in area), è stato affidato il restyling del campetto all’aperto del Campus di Masnago, la cui inaugurazione è fissata il 13 settembre.

Come è nata l’idea di riqualificare campetti da basket? "Lavoravo come grafico, nel momento in cui è scoppiato il Covid mi è scaduto il contratto. Allora ho partecipato a un concorso per lo IED dedicato al contrasto alla violenza sulle donne e mi hanno permesso di realizzare due opere su altrettante saracinesche a Milano. Una di queste è finita sui quotidiani e ha fatto da aggancio con Bruno Cerella e Tommaso Marino per un progetto dell’associazione Slums Dunk: quello per loro, in viale Stelvio a Milano, è stato il primo campetto che ho dipinto".

Un nuovo impiego dall’oggi al domani... "Non avevo idea da dove partire, allora non c’erano riferimenti da poter prendere a modello. Ho guardato dei tutorial su Youtube che arrivavano dagli Stati Uniti. Con qualche errore d’inesperienza ma, insieme alle compagne di squadra di allora, abbiamo completato l’opera. Oggi sono tra i soci di Slums Dunk e realizzo grafiche per l’associazione".

Perché il basket è anche lo sport praticato da anni... "Sette stagioni nel Varese femminile, due a Carugate, altrettante a Canegrate. Da quest’anno sarò al BFM Milano in Serie B".

Nel frattempo, per Forbes, è tra i cento migliori Under 30 del 2025 nella categoria “arte e cultura“. "Una sorpresa, un traguardo che ancora oggi mi sembra assurdo. Avevo inviato la candidatura con poche speranze".

L’ultimo progetto è quello del Campus a Masnago: qual è l’idea studiata per la realizzazione? "Lo avevo disegnato un paio di anni fa, a luglio è stato sistemato il sottofondo e poi abbiamo iniziato la parte artistica. Ho voluto omaggiare gli 80 anni della Pallacanestro Varese, ma anche la città con i suoi monumenti, inserendo l’azzurro del lago e il verde dei giardini estensi e della camminata del Sacro Monte".

Tra le opere di questi anni ce n’è una dedicata a Roberto Baggio. "Il mio primo campo da calcetto, in Valmadrera: speravamo fosse di buon auspicio per rivedere l’Italia ai Mondiali. Ma il basket resta un po’ il mio marchio di fabbrica. Ho riqualificato 34 pavimentazioni sportive e 31 sono di pallacanestro. A pochi metri da quello per Baggio ce n’è un altro che avevo fatto per Kobe Bryant. La cosa incredibile è che, in questi anni, ha attirato appassionati in pellegrinaggio persino dagli Stati Uniti".

Quello in via Dezza a Milano, invece, ha una storia particolare alle spalle. "È dedicato ad Alessandro Meszely, un ragazzo di 15 anni colpito da un attacco cardiaco mentre giocava proprio su quel parquet. Ne ho realizzati altri dedicati a persone che non ci sono più: a Busto Arsizio, Villasanta, Barzanò. Sono i progetti che mi hanno dato di più. Familiari e amici si sono offerti per realizzarli con me, mostrandomi affetto e riconoscenza. A volte i passanti stessi si sono uniti a noi. Far partecipare chi quei luoghi li vive è il modo migliore per far sì che vengano protetti".

Qual è il sogno per il futuro? "Un campetto negli Stati Uniti. Di quelli che ci sono sulla costa, vista mare. Ma mi accontenterei di realizzarne anche uno in periferia...".

Continua a leggere tutte le notizie di sport su