Il messaggio dai militanti 5s: “Pronti a sostenere Schlein ma solo se accetta la linea”

MILANO – Ma se alla fine Giuseppe Conte non dovesse farcela? Se alle primarie vincesse Elly Schlein, cosa farebbe il popolo contiano radunato a Milano per Nova? Domanda decisiva, anche perché alle amministrative, tutte le volte che c’è stato da votare un candidato del Pd, l’elettore cinquestelle ha sempre avuto judo. In caso di vittoria di Schlein, bisognerebbe convincere ad andare alle urne chi sabato applaudiva Ginevra Bompiani mentre sosteneva che in Ucraina «si può fare la pace subito soltanto se si accettano le condizioni di Putin». O James Kenneth Galbraith quando irrideva con una battuta chi parla della minaccia russa: «Vi aspettate che l’esercito russo arrivi attraverso le alpi come Annibale?». Oppure Tomaso Montanari, che ha definito i riformisti del Pd «una piccola minoranza conservatrice». Ecco, che faranno questi contiani se a guidare la baracca dovesse essere un altro che non la pensa come loro? L’ex sindaca Virginia Raggi non ammette nemmeno l’idea che non sia il leader 5S; il problema, come dicono a Roma, non si pone: «È un’ipotesi dell’irrealtà. Conte per noi incarna il punto più importante del programma: la pace».

Girando per la grande sala di Nova, l’idea è un po’ questa. Più che Conte, i 5s pesano l’impegno pacifista. Sergio Merolla viene da Napoli, dove i 5s governano insieme al Pd sia il comune che la regione: «Su molti punti noi e loro la vediamo allo stesso modo. Ma se vogliono costruire una coalizione di governo, devono sapere che il nostro cavallo di battaglia è lo stop agli armamenti. Abbiamo problemi più gravi che spendere soldi per l’Ucraina, è ora di battersi per aprire un tavolo negoziale. Non siamo interessati a governare a prescindere. Noi come M5S abbiamo fatto una metamorfosi, ma se rinunciassimo al pacifismo faremmo un grosso sbaglio e la gente non ci voterebbe più». Qualche sedia più in là, Pietro Grancagnolo da Varese è ancora più dritto: «Secondo me anche gli elettori Pd voteranno Conte perché nel momento in cui vince Schlein sanno che passa la linea guerrafondaia dei dirigenti del suo partito. Perché secondo voi Conte lo acclamano alle feste dell’Unità? Perché la nostra linea è quella di Enrico Berlinguer».

Se dai militanti di base si passa agli eletti, la musica cambia un po’. Rosaria Capozzi, avvocata di Udine e consigliera regionale in Friuli Venezia Giulia, vede ormai la strada segnata: «La nostra aspettativa naturalmente è che vinca Conte, ma ormai facciamo parte del campo progressista. Bisogna rispettare il risultato delle primarie chiunque vinca. In una coalizione ci si comporta così, altrimenti si tradiscono i patti». Alessandra Lecis è la capogruppo del Movimento nel comune di Civitavecchia, a nord della Capitale, dove governa un sindaco del Pd. «Quando ci si allea bisogna trovare dei compromessi, noi così abbiamo fatto al comune. Ci siamo messi seduti e abbiamo discusso con loro e l’esperimento sta riuscendo. Certo, se dovesse vincere Schlein prevedo forti discussioni con la nostra base sulla politica estera e le armi. Va bene che siamo cambiati, che siamo progressisti, ma ci sono proposte inderogabili». Accanto a lei, Emanuele Focone annuisce: «Tutto dipende dal programma che si concorda. Per noi più che il nome sono importanti le garanzie sui nostri punti qualificanti. È chiaro che Conte queste garanzie ce le dà». Stefano Mazzoleni, da Sesto San Giovanni (l’ex Stalingrado d’Italia), è abbastanza ottimista sull’amalgama con il Pd: «A livello di base c’è comunanza di idee, con gli amici del Pd la pensiamo allo stesso modo. Poi quando si sale ai vertici...Io comunque sono figlio di partigiani, andrei a votare comunque». Anche Paola da Alessandria andrebbe lo stesso alle urne con un leader della coalizione diverso da Conte: «Spero che a rappresentarmi ci sia qualcuno con i miei stessi valori. Ma non diserterei anche se, dico per assurdo, andasse su Renzi. L’importante è non rinunciare a dire la nostra contro la guerra».

Poi capita di incontrare anche due vecchi saggi, Matteo e Samuele, di 16 e 17 anni. Il primo afferma sicuro: «Se potessi votare, tra i quattro del campo largo sceglierei Conte. So che i vecchi cinquestelle sono restii a votare un altro, ma io sono dell’idea che non ci deve più stare la destra al governo. E quindi Conte è meglio, ma anche un altro io me lo accollo». L’amico Samuele sposa la stessa linea dell’accollo coalizionale: «Conte mi prende di più, ma in caso vinca Schlein ci si tappa il naso e si vota. Come si dice? Nel deserto anche il piscio sembra champagne». Ecco, magari al Nazareno non apprezzeranno l’elegante metafora adolescenziale, ma il senso politico è chiaro.