Il grande bluff dei monopattini elettrici: spariscono 4 milioni (garantiti dallo Stato) e spuntano Porsche e orologi di lusso
I soldi possono andare più veloce di 3.500 monopattini elettrici. Soprattutto se è lo Stato a garantire 4 milioni di euro prestati da una banca. Di mezzo c'è Banca Progetto, istituto finito in più inchieste per i finanziamenti "generosi" alle aziende. La Guardia di finanza ha ricostruito un presunto sistema di autoriciclaggio e truffa tenuto in piedi da garanzie statali, con un triangolo singolare: Sicilia - Emilia Romagna - Stati Uniti. I monopattini dovevano arrivare da lì, dal Delaware, acquistati da una piccola srl siciliana che, grazie al finanziamento garantito dallo Stato, avrebbe sviluppato un progetto con Helbiz, nota società di monopattini elettrici dell'imprenditore Salvatore Palella, non indagato. Alla fine, i monopattini non si sono visti. Si sono mossi solo i soldi, con dei lunghi giri tra Italia e Usa.
Banconote, una Porsche, gli orologi di lusso: il sequestro della Finanza
Partiamo dall'inizio della storia. Una piccola srl vuole acquistare 3.500 monopattini da una società del Delaware. Lo strumento è un mutuo bancario coperto per l'80% da garanzia pubblica. Il prestito da quasi 4 milioni di euro è erogato da Banca progetto, con garanzia del Mediocredito centrale, banca d'investimenti dello Stato. Per mostrare alla banca di avere a disposizione risorse proprie, la modesta srl dichiara un aumento di capitale da 10.000 a 730.000 euro, grazie a un assegno emesso dalla società controllante. All'epoca dell'aumento, la società controllante che firma l'assegno ha appena 1.000 euro di capitale e un addetto. I fondi passano poi in Delaware e fanno altri giri, ma i monopattini non arrivano mai in Italia. Ma andiamo con ordine.
I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma, insieme a militari dei comandi provinciali di Palermo, Catania e Modena, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Catania da 4 milioni di euro.
La procura parla di una presunta "frode connessa alla percezione di un finanziamento assistito da garanzia pubblica". Nelle foto diffuse si vedono banconote, orologi di lusso e una Porsche. Gli indagati sono Guido Consoli, amministratore di Impera srl, e Fabio Alberto Bonanno, amministratore della Emi, poi diventata G Holding, società controllante della piccola srl. Le accuse, provvisorie, sono truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali.
Il progetto dei monopattini con Helbiz da 4,72 milioni
Il 16 aprile 2024 Impera chiede un finanziamento da 4 milioni: il progetto prevede l'acquisto di 3.500 monopattini, mettendo 720.000 euro di mezzi propri. Banca Progetto dà l'ok a un mutuo da 4 milioni, coperto fino a 3,2 milioni dal Fondo pubblico di garanzia per le piccole e medie imprese. Le condizioni: pagare direttamente il fornitore statunitense, la società Juventus Trenta, e portare il capitale di Impera da 10.000 a 730.000 euro. Oltre a convincere gli operatori di Banca Progetto della bontà dell'operazione.
La prima condizione, l'aumento di capitale, viene soddisfatta grazie a un assegno che però non risulta incassato. Un atto notarile attesta che Emi, società che controlla Impera, il 24 aprile sottoscrive e versa 720.000 euro per l'aumento di capitale con un assegno. Ma a fine gennaio 2025 - nove mesi dopo - la banca riferisce alla Finanza che l'assegno non risulta mai negoziato. Emi effettuerà davvero il bonifico solo quando il mutuo sarà già stato erogato. Agli investigatori i tempi non tornano. E neanche l'origine dei fondi.

Nel piano bancario compare poi il nome più noto. Banca Progetto esprime parere favorevole al mutuo sulla base della documentazione fornita da Impera, "con specifico riguardo ai rapporti commerciali intrattenuti" e al fatto che "nel novero dei clienti spiccava, per la percentuale sul fatturato dell'85%, la Helbiz Italia s.r.l.", scrive il gip Pietro Currò. Anche perché, da sola, Impera non ha dipendenti. Così, nel business plan presentato per ottenere il finanziamento, Impera spiega che si sarebbe occupata della gestione operativa sul territorio e della flotta, mentre Helbiz di Salvatore Palella della gestione del marchio e della tecnologia, ricevendo una commissione del 10 per cento sul ricavato. L'azienda a capo di Helbiz è Micromobility.com, società del Delaware, con amministratore delegato lo stesso Palella, non indagato.

Alla fine, il denaro viene erogato e lo Stato ha garantito grazie al Mediocredito centrale, banca di Invitalia (Ministero dell'Economia e delle Finanze) che finanzia le piccole e medie imprese italiane garantendo loro prestiti coperti da garanzia statale. Ma mentre i monopattini non sono mai arrivati, il denaro ha cominciato il suo giro.
I 3.500 monopattini mai arrivati dagli Stati Uniti: dove finiscono i 4 milioni
Dopo che il 2 maggio Banca Progetto accredita a Impera il finanziamento da 3,95 milioni - 50.000 euro vanno via in costi di gestione - in tre giorni Impera invia a Juventus Trenta, società del Delaware, due bonifici da 3.679.210,13 e 270.101,04 euro: in totale fanno 3.949.311,17 euro per l'acquisto dei 3.500 monopattini. Ma per i finanzieri la fattura non esiste e non risultano bolle di importazione doganale. I monopattini in Italia non sono mai arrivati. La società spiega ai finanzieri che i monopattini si trovano in un deposito a Modena: lì ne vengono trovati a migliaia, ma non quelli statunitensi. Il giudice ritiene che il rapporto commerciale non sia mai avvenuto.
Ma il denaro non si ferma negli Stati Uniti e continua a rimbalzare. Il 10 maggio Emi fattura a Juventus Trenta 730.000 euro per consulenza, studio di fattibilità e compenso anticipato. Quattro giorni dopo la società statunitense versa a Emi 729.990 euro con causale "acquisto di scooter". Ma non risulta avere mezzi di questo tipo. Tre giorni dopo Emi gira i 720.000 euro a Impera per l'aumento di capitale descritto in precedenza e in ritardo rispetto alle tempistiche dichiarate. Quindi, secondo il Gip, alla fine l'aumento di capitale avviene grazie ai fondi arrivati dagli Stati Uniti.
Tra il 22 maggio e il 5 luglio Impera reinvia alla società statunitense altri 429.341,74 euro. Alla fine, i bonifici complessivi di Impera verso Juventus Trenta raggiungono così 4.378.652,91 euro. Il Gip parla di "flusso finanziario di tipo circolare" e di "partita di giro tra Juventus Trenta, Emi e Impera.
Impera e Juventus Trenta: chi controlla le società del giro dei 4 milioni
Fabio Alberto Bonanno, che possiede Emi, è anche il legale rappresentante di Juventus Trenta. Così, gli accertamenti della Guardia di finanza fanno emergere rapporti tali da ritenere, in sede cautelare, la società statunitense "riconducibile" a Guido Consoli e Fabio Alberto Bonanno o comunque a soggetti a loro collegati.
Il sito di questa azienda di micromobilità viene registrato il 16 aprile 2024, nello stesso giorno in cui Impera srl chiede il finanziamento a Banca Progetto. Per gli investigatori, la società "risulta priva di elementi caratterizzanti che consentano di delineare la sua struttura".

Gli indagati, Consoli e Bonanno, rivestono ruoli importanti nell'impero economico di Salvatore Palella, non indagato. L'imprenditore siciliano è noto per Helbiz, ma, negli anni, ha inserito nel suo portafoglio - la Palella Holdings - altre aziende come Everli per la consegna a domicilio della spesa, il quotidiano La Sicilia e WashOut, società ex TelePass di lavaggi auto espressi.
Soldi dello Stato a Salvatore Palella: i prestiti facili di Banca Progetto per Helbiz ed Everli
Consoli è stato responsabile Helbiz a Catania, mentre nel 2025 Palella Holdings lo ha nominato direttore generale di Wash Out, Head of growth Italy e componente dell'organo consultivo del giornale. Bonanno, commercialista catanese, si è occupato di assistere la Palella Holdings nell'acquisizione de La Sicilia, inclusa una quota nell'agenzia di stampa Ansa oltre ad essere revisore legale di Everli e WashOut.
I rapporti con Helbiz, Everli e Wash Out: i legami con l'impero Palella
Gli investigatori hanno rilevato "una quantità insolita dal punto di vista commerciale di note di credito" tra Impera di Consoli ed Helbiz: su 518.789 euro fatturati da Impera a Helbiz nel 2023-2024, vengono emesse note di credito per 253.369,82 euro, di cui 147.448,04 euro annullano operazioni commerciali del 2023 che erano state comunque considerate da Banca Progetto "per delineare, al fine della valutazione per l'accesso al Fondo, l’andamento economico e la redditività della Impera s.r.l.", scrive il Gip. Gli storni diventano "sistematici" dal 9 maggio 2024, dopo avere avuto accesso al Fondo di Garanzia.
A marzo 2024, iniziano poi bonifici di Everli, appena entrata nel perimetro controllato da Palella, verso Impera di Consoli, con 270.860,05 effettivamente versati, a fronte di 310.360,50 fatturati. E risultano oltre 70.000 euro in fatture tra WashOut e Impera a cavallo tra 2024 e 2025. Da qui la conclusione del Gip: "È, pertanto, senz'altro plausibile l'ipotesi investigativa secondo la quale la Impera s.r.l. abbia ‘alterato’ il proprio fatturato, presentandosi in sede di istruttoria della pratica di accesso al Fondo di Garanzia con una situazione di fatto che di lì a poco avrebbe conosciuto una sostanziale modificazione". Il provvedimento aggiunge che "la quasi totalità delle risorse finanziarie confluite sul conto corrente della Impera s.r.l. derivavano dal rapporto commerciale in essere con Helbiz Italia s.r.l.".
Tutto su Salvatore Palella: le società, i monopattini e la caccia ai soldi (che non si trovano più)
Cosa ne è stato dei circa 3,65 milioni rimasti alla statunitense Juventus Trenta resta un mistero. Nel pieno rispetto della presunzione di innocenza, sarà eventualmente un giudice a stabilire cosa è successo.
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