Il giudice che condannò Bellini, 'prove sterminate sulla matrice fascista' - Notizie - Ansa.it
"Il 2 agosto non è più un mistero,
se mai lo è stato. E' vero che si è impedito per anni di
accertare la verità giudiziaria sulla matrice fascista ed
eversiva della strage. Un passo avanti è stato fatto su un tema
irrisolto sui mandanti e sul movente, ma la verità completa non
è stata ancor oggi raggiunta".
Sono le parole del giudice Francesco Maria Caruso, intervistato
dal quotidiano on line ferrarese Estense.com. Il magistrato ha
presieduto la Corte di assise bolognese che in primo grado, il 6
aprile 2022, ha condannato all'ergastolo Paolo Bellini (sentenza
ora definitiva), ritenuto il quinto esecutore materiale
dell'attentato alla stazione di Bologna che il 2 agosto del 1980
ha provocato 85 vittime e 200 feriti. Il processo ha anche
affrontato il tema dei mandanti, finanziatori e organizzatori,
individuati in Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto
D'Amato e Mario Tedeschi, ma non imputabili in quanto deceduti.
Dopo la condanna, Bellini venne arrestato anche per le minacce
al giudice.
Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, pubblicata
per il 46/o anniversario dell'attentato, Caruso dice che ancora
oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi
e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della
strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari
massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone
d'ombra".
Per Caruso "un passo in avanti è stato tuttavia fatto nel
senso che è stato risolto il tema rimasto fin qui irrisolto: la
strage del 2 agosto ha dei mandanti individuabili negli ambienti
che da sempre hanno tramato contro la Repubblica democratica con
stragi e tentativi di colpo di Stato". Il movente? "E' quello
eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica,
governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si
individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste,
manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli
anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a
Avanguardia nazionale".
E sulle critiche e polemiche sulla sentenza e la matrice
fascista della strage? "Le prove sulla matrice e sulle
responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto
emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi
e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in
dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il
problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le
carte".
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