Il giorno dei 37 gradi. Lungo strade deserte e spiagge svuotate nelle ore più calde
Il termometro dell’auto segna 37°. Per rendere sopportabile l’abitacolo il climatizzatore soffia al massimo, ma basta aprire la portiera perché si venga inghiottiti da una cappa di caldo umido. Sono le 13.15 di ieri, l’ora in cui il sole sembra essersi fermato sopra Rimini. L’umidità sfiora il 60% e la temperatura percepita è ancora più alta. È in questo momento che decidiamo di attraversare la città, dai luoghi simbolo del lungomare fino al centro.
La prima sensazione, a due passi dal Grand Hotel, è il silenzio. Le strade sono quasi deserte, i marciapiedi si svuotano e persino chi cammina sembra farlo con movimenti rallentati. Portare un borsone verso la spiaggia diventa una fatica, ogni passo costa energia. Sul telefono c’è scritta la temperatura, ancora 37°, ma non serve leggerlo: basta respirare. Sul lungomare i turisti sono pochi. Qualcuno sfida il sole con cappellino, bottiglietta d’acqua e asciugamano sulle spalle, ma la maggior parte cerca riparo all’ombra. Ogni tanto arriva una lieve folata dal mare, troppo debole per cambiare davvero le cose.
Davanti alla fontana dei Quattro Cavalli c’è chi si ferma qualche minuto sperando in un po’ di refrigerio. "Siamo venuti al mare per il sole, ma così è troppo - racconta Concetta Solino da Piacenza, mentre si sventaglia senza sosta -. Non riesco neppure a stare sdraiata sul lettino. Preferisco aspettare all’ombra e scendere in spiaggia più tardi". Accanto a lei i due figli giocano come possono, ma i cappellini sono fradici di sudore.
Qulche centinaio di metri più in là, in piazzale Kennedy, il colpo d’occhio racconta la stessa storia. I dehors sono praticamente vuoti, mentre i tavolini all’interno dei locali climatizzati sono tutti occupati. Nessuno ha voglia di restare sotto il sole. Si sentono soltanto le voci dei bambini che continuano a rincorrersi e qualche bicicletta che passa veloce. Perfino la spiaggia appare strana: la sabbia è rovente e gli ombrelloni vuoti. Sarà l’effetto del turismo mordi e fuggi, della classica flessione infrasettimanale o del caldo che scoraggia anche i più affezionati.
Le temperature eccezionali poi pesano soprattutto su chi lavora all’aperto o a contatto con il pubblico. "È la stagione più dura che abbia mai affrontato", racconta Roberto Copioli, 28 anni, cameriere in un hotel riminese. "Il lavoro è sempre lo stesso, ma con questo caldo non c’è tregua. Corri continuamente tra sala e cucina e alla fine del servizio la camicia è completamente bagnata. Devo cambiarla e lavarla ogni giorno. Anche gli anni scorsi faceva caldo, ma mai per così tanti giorni consecutivi".
Dal mare al centro la scena cambia poco. C’è qualche persona in più, ma il caldo continua a svuotare le strade. Attorno alla fontana della Pigna c’è un piccolo via vai di persone che riempiono le borracce con l’acqua fresca e, prima di ripartire, si bagnano il viso o si passano le mani tra i capelli ancora gocciolanti. La fontana della Pigna, in piazza Cavour, è uno dei pochi punti dove ci si concede una sosta. Anche in piazza Ferrari, dove un filo di vento riesce quasi sempre a farsi strada, qualcuno si ferma qualche minuto in più. Non basta a cambiare la giornata, ma è sufficiente per rendere quell’angolo della città un rifugio improvvisato.
Nel frattempo mentre il pomeriggio avanza il termometro continua a non scendere. Rimini prova ad adattarsi come può: c’è chi anticipa o rimanda una passeggiata, chi cerca una panchina sotto gli alberi, chi aspetta il tramonto prima di tornare in spiaggia. La città non si ferma, ma rallenta. E nelle ore centrali della giornata, quando l’asfalto sembra sciogliersi e l’aria diventa pesante da respirare, anche una località abituata al sole scopre che, a volte, l’unico desiderio è trovare un po’ d’ombra.
Federico Tommasini