Il fuoco alimentato dalle nostre follie

«Alcuni dicono che il mondo finirà nel fuoco, altri nel ghiaccio». Iniziava così una celebre poesia di Robert Frost, scritta nel 1920. Un secolo dopo sembrerebbe che il Pianeta abbia una preferenza dichiarata: le fiamme. Incendi e caldo estremo si rincorrono in un’estate che sta riscrivendo i record europei. Il rogo di Ávila, a ovest di Madrid, ha superato i 50 mila ettari ed è considerato il più grande mai registrato in Spagna. In Sicilia gli ettari arsi sono 24 mila da inizio luglio. In Francia siamo arrivati a 116 mila ettari, quasi il triplo rispetto al precedente record del 2022.

Incendi in Spagna, il fuoco inghiotte l’autostrada: il drone riprende la fuga dalle fiamme

«È un incendio con una vita propria», ha detto il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez parlando del fuoco in Gironda. La reazione di chi scappa si assomigliano tutte: «È come essere in una zona di guerra», dicono degli inglesi in vacanza vicino a Bordeaux. Un valenciano: «È come Apocalypse Now. Le fiamme si avvicinano al rallentatore».

Forse il modo migliore per capire cosa sta succedendo è proprio cambiare per un momento ciò che pensiamo del fuoco, e capire che il fuoco è vivo. Ovviamente il fuoco non è vivo nel vero senso della parola. Eppure si comporta in modo sorprendentemente simile a qualcosa che lotta per sopravvivere. Ha bisogno di ossigeno, ha bisogno di cibo, ha bisogno di calore. Finché li trova, continua a propagarsi. Facciamo un piccolo esercizio di immaginazione. Siamo nel salotto di casa e sul tavolino ci sono un bicchiere d’acqua e una candela. Urtiamo il primo: cade, l’acqua si rovescia sul tappeto, il liquido si allarga per qualche secondo e poi si ferma, assorbito dalle fibre.

Se invece è la candela a cadere il fuoco proverà in tutti i modi a sopravvivere, e poi a propagarsi, a divorare il tappeto, il tavolino, il divano, respirando ossigeno e bruciando tutto ciò che trova. Ma soprattutto produce calore, e quel calore modifica l’ambiente circostante. I materiali presenti nella stanza cominciano a degradarsi e a liberare vapori infiammabili. Se la temperatura diventa abbastanza alta, le superfici possono raggiungere il punto di accensione: è il fenomeno che si chiama flashover. In pochi istanti un incendio localizzato può coinvolgere l’intera stanza.

La mappa degli incendi che stanno devastando Spagna e Francia: i roghi avanzano verso Madrid e Bordeaux

In altre parole, il fuoco mentre mangia prepara già il prossimo passo. Come una catena di mine che esplodono una dopo l’altra. Per questo negli ultimi anni gli incendi sono così pericolosi. Se cresce l’urbanizzazione, aumenta l’infiammabilità del nostro mondo.

E poi ci sono ondate di calore e cambiamento climatico. L’atmosfera più calda significa che la vegetazione secca più velocemente, la siccità dura di più, i corsi d’acqua scompaiono. Fossimo di fronte a naturali incendi boschivi utili a rigenerare il terreno, non ci sarebbero problemi. Ma i nostri incendi non lo sono quasi mai. Sono provocati da dolo e negligenza, follia ed errori, e potenziati dalle nostre responsabilità storiche nei confronti del Pianeta e delle aree naturali. E non bastasse, all’aumentare delle fiamme, aumentano ulteriormente i gas serra in atmosfera. Le condizioni meteo-climatiche sono sempre più sfavorevoli per noi e sempre più favorevoli per la bestia fuoco. Gli scienziati hanno un nome per queste condizioni: fire weather, letteralmente «tempo da incendio». La bestia di fuoco è viva. Ha sempre avuto fame. Oggi gli stiamo allargando il menù.