Il dramma della Palestina a Venezia, in gara Naza - Notizie - Ansa.it
(di Francesca Pierleoni)
Un documentario girato di notte sui
tetti di Tel Aviv, che "rivela in dettaglio i sistemi alla base
della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da
parte di Israele a Gaza". E' quello, si legge nella sinossi, che
mostrerà Naza, il nuovo film di Yuval Abraham e Rachel Szor
(due dei quattro registi coautori del documentario No Other Land
vincitore dell'Oscar 2025), aggiunto a completare il Concorso
della 83/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della
Biennale di Venezia (2-12 settembre 2026). Un nuovo racconto
della guerra in Palestina, che si aggiunge agli sguardi già
presenti al festival quest'anno, nelle varie sezioni ufficiali,
da Venice Immersive ai fuori concorso. Naza, prodotto da The
Guardian e James Wilson (JW Films), ha come produttore
esecutivo Jonathan Glazer premio oscar per La zona di
interesse). Il film che sarà proiettato in Sala Grande il 10
settembre ha alla base le rivelazioni pubblicate per la prima
volta dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine, dal
quotidiano in lingua ebraica Local Call e da The Guardian tra il
2023 e il 2025. Il titolo, Naza "cita un acronimo militare -
scrive The Guardian in una nota sul documentario - usato
eufemisticamente dall'intelligence israeliana per indicare il
numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid
aereo".
Si passa invece a Venice Immersive con Raj'in - We Shall
Return di Faiz Abu Rmeleh e Keren Manor. Girato nell'arco di tre
anni, racconta "la pulizia etnica israeliana dei palestinesi in
Cisgiordania attraverso le storie di oltre 11 comunità
palestinesi che rischiano il trasferimento forzato - spiegano i
realizzatori - utilizzando una viscerale combinazione di
cinematografia a 360 gradi e filmati amatoriali girati con
telefoni e videocamere da residenti palestinesi e attivisti di
Protective Present". Tra i fuori concorso, si resta nel
terreno del documentario con The Road to Jericho, nuovo capitolo
della riflessione di Gitai sulla situazione di Israele, con
attori ebrei e palestinesi che recitano insieme sullo stesso
palco, frammenti inediti di un'intervista a Rabin, brani di
autori celebri contro la guerra, per finire con le immagini di
un paese della Cisgiordania popolato da una comunità di 300
beduini, che i coloni degli insediamenti vorrebbe estirpare.
Invece Citizen Osama di Ahmed Hassouna nasce dal collettivo
Masharawi Fund for Films and Filmmakers in Gaza che ha
realizzato diversi documentari girati in tempo reale nella
Striscia durante l'invasione di Israele. Questo segue un
fotoreporter, Osama, che per documentare gli avvenimenti non ha
lasciato Gaza, mentre assiste quotidianamente alle morti dei
suoi colleghi. Osama lotta per proteggere la moglie e il figlio
appena nato mentre documenta la devastazione che lo circonda,
offrendo un ritratto crudo e intimo della resilienza in tempo di
guerra. Tra gli altri titoli sul tema, infine, a Venice
Spotlight c'è Conversation With The Sea di Muayad Alayan con
Kamel El Basha, Amer Hlehel, Bahira Ablassi, Maria Zreik.
Protagonista è Kamal, un palestinese sessantenne residente a
Gerusalemme. Un tribunale israeliano gli ordina di saldare un
ingente debito previdenziale che suo figlio Wael avrebbe
contratto. Ma Wael è annegato nel Mar Rosso molti anni prima.
Quando Kamal scopre che non esiste alcuna registrazione
ufficiale della morte del figlio, segue l'unica pista rimasta
nella speranza di scoprire cosa sia realmente accaduto e di
ottenere finalmente le risposte che gli mancano da anni.
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