Il dolore per Guccini in via Paolo Fabbri 43: la strada si riempie delle sue canzoni
BOLOGNA – Mentre le canzoni di Guccini vengono sparate a palla da un furgone, c’è chi ha lasciato un mazzetto di fiori discreto nella fioriera accanto ai gradini del portone di via Paolo Fabbri 43. C’è chi arriva con altri fiori e un bigliettino che recita semplicemente “Francesco”: basta il nome, non c’è da aggiungere altro. C’è un corriere che lavora in zona e che si ferma tre volte, gli occhi pieni di versi e canzoni. E poi un biglietto, lasciato in terra, scritto velocemente, come velocemente è arrivata la notizia: “Ciao Francesco, con te va via la miglior parte della mia vita”. Lo ha lasciato una signora bionda, Angela. Un sasso a tener fermo quel saluto, a tener fermi decenni di musica e di emozioni, per non lasciarle andare via.
Ma, come detto, a far da colonna sonora a questo lutto che è individuale e collettivo allo stesso tempo, sono proprio le canzoni di Guccini, diffuse ad alto volume nella strada. Qui abitava, qui rimane il ricordo.
È un piccolo pellegrinaggio nella strada della Cirenaica, tra commozione e gratitudine, ricordi e . "Un dispiacere talmente grande… Peccato che non ho la chitarra con me se no ci mettevamo tutti a cantare”, dice scendendo dal suo furgone un corriere. “Io ho perso un secondo padre, c'è tanta tristezza. Ho iniziato ad ascoltarlo a quattordici anni. Dobbiamo ricordarci anche della sua simpatia e la voglia di prendere in giro il tempo".
Tra i ricordi commossi anche quelli di Manuela Musiani, che abita nella porta accanto al numero 43: "Abbiamo fatto da lui la bandiga, quando hanno dipinto la casa, andavamo a pranzo e a cena da loro. Una sera ci cantò una canzone, che non era ancora edita, per Baraldini, quell'italiana che venne arrestata negli Stati Uniti: era “Canzone per Silvia”. Parlavamo di Gino Paoli, lo ricordo lì con la figlia Teresa, ma saranno passati 20 anni, forse. Era molto affezionato a Bologna: siamo stati per molti anni vicini di casa, infatti mio babbo gli diceva sempre scherzando, 'maestro, lei è il mio vicino, non sono io il vicino di Guccini'. Perché mio padre era qua da più tempo di lui, è nato qui in questa casa nel 1930. Mentre Guccini non mi ricordo con precisione ma venne sicuramente dopo, penso negli anni '70. E si faceva accompagnare qui, anche quando si era gia trasferito, ogni volta che c'erano le elezioni, dopo aver votato”.