Il disastro di questa miniera che esplose e uccise 1.099 persone: solo 14 tornarono vivi
Nel marzo del 1906, sotto le colline del Pas-de-Calais, nel nord della Francia, qualcosa non andava. I lavoratori della miniera di carbone di Courrières avevano segnalato un odore acre e insolito nei tunnel, segno della presenza di gas tossici filtrati attraverso le rocce.
L’esplosione nella miniera di Courrières
Il complesso era enorme con una rete di pozzi collegati a quattro città, capace di ospitare contemporaneamente più di 2.000 uomini e ragazzi. Nonostante il pericolo, l’attività proseguì. Il 9 marzo, intorno alle 15, nel pozzo Cecil, a circa 270 metri di profondità, prese fuoco della polvere di carbone.
Le cause non furono mai chiarite del tutto: tra le ipotesi figuravano un uso scorretto degli esplosivi o la scintilla prodotta da una lampada a fiamma libera. I minatori tentarono di isolare l’area per soffocare l’incendio, ma quindici ore dopo il gas infiammabile incontrò le fiamme. La miniera esplose con una forza tale da uccidere persone in superficie e danneggiare edifici, mentre detriti venivano proiettati fuori dagli ingressi (sapete che c'è una miniera dove tutti possono cercare diamanti?).
I soccorsi e il bilancio della tragedia
Circa 500 minatori riuscirono a fuggire, molti gravemente ustionati o intossicati. Le operazioni di soccorso furono estremamente pericolose: quaranta uomini di una squadra morirono nel crollo di un pozzo. I proprietari ordinarono poi di sigillare alcuni accessi per contenere gli incendi, una decisione che alimentò accuse di aver privilegiato il carbone rispetto alle vite. Il bilancio ufficiale raggiunse 1.099 morti, rendendo Courrières la peggiore tragedia mineraria europea dell’epoca.
I superstiti ritrovati dopo settimane
Quasi tre settimane più tardi, le squadre trovarono tredici superstiti ridotti allo stremo. Erano rimasti vivi mangiando avena, corteccia delle travi e carne di cavallo in decomposizione. Si stimò che altri 150 minatori fossero sopravvissuti per giorni dopo l’esplosione. Il 1° aprile venne trovato persino un cavallo vivo, insieme ai corpi di uomini morti appena il giorno precedente.
L’ultimo miracolo arrivò il 4 aprile. A circa 300 metri dalla superficie fu ritrovato Auguste Berthou, vivo dopo ventisei giorni nel buio. Aveva consumato caffè, brandy, acqua e pane recuperati dai corpi dei compagni, proteggendosi dal freddo con i loro vestiti. Aveva pensato al suicidio, ma non trovò un’ascia. Alla fine, invece, tornò alla luce sulle proprie gambe. Intanto in futuro estrarremo minerali dagli asteroidi.
Crediti foto dentro l'articolo: JÄNNICK Jérémy - Compagnie des mines de Courrières, Pubblico dominio
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