Il debutto precoce sui social ha un impatto negativo sul rendimento scolastico

L’età in cui i ragazzi aprono il loro primo profilo sui social sta diventando sempre più bassa, con conseguenze dirette e misurabili sul loro intero percorso scolastico. Lo evidenzia una ricerca condotta dall'Università di Milano-Bicocca, dall'Università di Brescia e dal Centro Studi Socialis, che hanno esaminato il comportamento di oltre 5mila studenti delle scuole secondarie, mettendo in luce un legame tra l'iscrizione precoce alle piattaforme social e il calo delle prestazioni nei test standardizzati.

La ricerca, condotta da Marco Gui, Chiara Respi, Giovanni Abbiati, Cristiana Paladini, Sofia Ercolanoni, Francesca MIlzani, Tiziana Pirola e Giovanni Vezzoli è stata pubblicata il 3 agosto su Nature Human Behaviour.

Un debutto troppo anticipato

I ricercatori evidenziano che i giovani tendono a creare il loro primo account social personale tra i 10 e gli 11 anni di età, spesso ignorando i limiti di età previsti dalle piattaforme.

Lo studio si sviluppa seguendo le traiettorie di apprendimento di migliaia di studenti – sono 5.227 quelli i cui rendimenti sono stati esaminati – confrontando i risultati di chi ha iniziato a usare i social in modo precoce con quelli di chi ha atteso i quattordici anni, come suggerito dalla legge italiana.

I dati mostrano che chi debutta online con ampio anticipo ottiene punteggi significativamente inferiori in italiano e matematica rispetto ai compagni che hanno rimandato l'accesso al mondo digitale.

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Sei mesi di scuola persi

Il divario misurato dagli esperti non è trascurabile, giacché una differenza di 0,2 deviazioni standard nei test Invalsi equivale simbolicamente a circa sei mesi di istruzione scolastica.

Questo svantaggio tende a persistere nel tempo e, limitatamente alla matematica, sembra addirittura aumentare con il passare degli anni, diventando più profondo quando gli studenti raggiungono la seconda superiore.

La lingua inglese, al contrario, non sembra risentire negativamente dell'uso dei social, vista la natura globale dei contenuti consumati online che permette una sorta di esercizio involontario.

La trappola della distrazione

Il motivo principale di questo declino cognitivo non risiederebbe tanto nei contenuti specifici che i ragazzi visualizzano, quanto nella pervasività stessa dello strumento tecnologico.

Gli studenti che aprono profili social in tenera età sviluppano l'abitudine di controllare lo smartphone con una frequenza molto elevata in ogni momento della giornata, inclusi quelli dedicati ai compiti o al riposo.

Questo costante stato di frammentazione dell'attenzione interrompe il flusso dello studio, sottrae ore preziose al sonno e riduce la capacità di concentrazione necessaria per padroneggiare materie complesse.

Una legge spesso ignorata

In Italia la normativa attuale vieterebbe l'accesso autonomo alle piattaforme digitali prima dei quattordici anni, ma lo studio conferma che questa soglia viene sistematicamente ignorata dalla maggior parte delle famiglie.

Solo una piccola minoranza di adolescenti attende l'età legale, mentre quasi tutti gli altri iniziano la loro vita virtuale molto prima e spesso senza una reale supervisione da parte dei genitori.

Gli autori della ricerca suggeriscono che promuovere una cultura del ritardo nell'accesso ai social potrebbe essere una delle strategie più efficaci per proteggere la maturazione dei ragazzi e garantire loro un miglior successo formativo.

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Il ruolo genitoriale e la cultura del ritardo

Il termine “cultura del ritardo” è debole perché vago. Ha, come scopo primario, quello di proteggere il percorso scolastico. Ritardare l'accesso ai social serve a garantire che i minori abbiano raggiunto una maturità cognitiva sufficiente per gestire le distrazioni e il sovraccarico prodotti dai dispositivi. Movimenti come i Patti Digitali promuovono questa scelta attraverso accordi tra genitori.

I ricercatori indicano che gli studenti che aprono profili social precocemente tendono a ricevere meno supervisione rispetto ai compagni che iniziano più tardi. Secondo i dati raccolti, solo il 39% di chi debutta online in prima media (tra gli 11 e i 12 anni) è soggetto a forme di controllo parentale, a fronte del 59% di chi attende i quattordici anni come previsto dalla legge.

Nello specifico, l'introduzione di controlli parentali spiega solo tra lo 0% e il 5% della riduzione dello svantaggio scolastico.

Gli autori dello studio avvertono inoltre che i dati sulla supervisione possono risultare ambigui, poiché molti genitori intervengono solo in modo reattivo, attivando filtri o restrizioni dopo aver già osservato problemi comportamentali o cali nei voti dei figli.

Infine, la ricerca evidenzia come la mancanza di monitoraggio e l'esordio digitale precoce siano più frequenti tra gli studenti provenienti da famiglie con livelli di istruzione inferiore o contesti domestici meno stabili.