Il centrodestra e la conta sulla legge elettorale. FI, la mossa di Occhiuto

Lancia il libro dagli studi Mediaset, a Mattino Cinque. Lo presenta poche ore dopo in casa Mondadori, in Galleria Colonna a Roma, e nelle prime file c'è tutto lo stato maggiore del partito tendenza Arcore: Giorgio Mulè e Deborah Bergamini, Stefania Craxi e Paolo Zangrillo, l'avvocato della famiglia Berlusconi Fabio Roscioli e l'ex legale del Cav Cristina Rossello. C'è la mano di Marina dietro le mosse di Roberto Occhiuto?


L'EVENTO

Il governatore della Calabria nega: nessun guantone di sfida al segretario Antonio Tajani. Né benedizioni speciali dalla primogenita del Cavaliere, tantomeno avvicendamenti ai vertici. «Io non sono l'anti-Tajani, sono il vice» confessa a David Parenzo dall'evento di lancio del suo pamphlet liberale "Il coraggio di governare". E ancora: «Riconosco grandissimi meriti a chi sta guidando Forza Italia». Qui e lì però affonda il colpo. Applausi Incassa. La comunicazione del partito, dice Occhiuto, «è un po' ingiallita» e pura quella del leader e vicepremier reduce da una settimana di bufera, dalle gonne al caso Regeni: «Forse abbiamo un modo di comunicare un po' troppo antico». Bisogna partire da questa epifania in galleria per immergersi in una settimana sull'ottovolante per il centrodestra. In Forza Italia qualcosa si muove, eccome. Nella Lega anche di più, con il Congresso convocato da Matteo Salvini per blindarsi il 25 ottobre e le minoranze interne che non l'hanno presa bene, vedi il capogruppo al Senato (uscente?) Massimiliano Romeo. Normali beghe interne ai partiti, assicurano da Palazzo Chigi. Il tempismo non è dei migliori se è vero che il calendario della maggioranza impone di serrare i ranghi in questi giorni. Oggi alla Camera si votano le pregiudiziali della legge elettorale, ovvero parte la rumba dello Stabilicum. Voto segreto questo, come segreto (e decisamente più insidioso) sarà il voto finale. Tutti precettati in aula: il ministro di FdI Luca Ciriani spedisce da giorni raffiche di whatsapp e così i capigruppo del centrodestra, presenza "obbligatoria" anche per i ministri. Meloni è stata chiara: al primo scivolone si va a casa. Sicché è partita per tempo la caccia ai papabili "franchi tiratori" ed ecco le istruzioni per scovarli: si vota con un dito solo e chi vota deve buttare un occhio ai lati e anche agli scrani una fila sotto. Un esercito di vedette. A Palazzo Chigi comunque si dicono fiduciosi dell'esito: lo Stabilicum, ribattezzato "Melonellum" dalle opposizioni, passerà con le sue preferenze ei capilista bloccati e l'alternanza di genere che invece non è più "bloccata" e fa indispettire tante donne in Parlamento. Si vedrà.

LA SFIDA

Intanto l'aria si fa frizzantina in maggioranza, proprio come nel campo-largo alle prese con il dilemma primarie. Forza Italia merita uno zoom. Occhiuto nega ambizioni di leadership, «rivendico il diritto di dire quello che penso», ma è indubbio che il suo blitz romano ieri con annesso firmacopie non può essere ridotto a semplice tappa di un tour editoriale. Nel libro il governatore calabro, affresco del successo alle suppletive di Reggio dove il forzista Roscioli ha battuto il candidato di Vannacci, lancia idee e qualche provocazione. Après all'adozione bambini da parte di coppie gay: un tabù a destra. Chiede un cambio di passo al partito fondato da Berlusconi e lo ha fatto anche ieri dal palco: «I Congressi? Andando bene nella prima Repubblica, oggi bisogna selezionare dirigenti con metodi più moderni». Affondi eloquenti che non devono essere piaciuti a Tajani, segretario in sella e deciso a restarci. In galleria volti noti e meno del berlusconismo d'antan. Ventidue onorevoli azzurri. Si aggira l'ex segretaria Mariarosaria Rossi. Spunta Mara Carfagna e Luigi Marattin (Partito liberaldemocratico). L'ex compagna del Cav Francesca Pascale è assorta, anzi rapita dalla "svolta liberale" promessa sul palco. Non è una corrente ma le acque sono assai mosse da queste parti.

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