Il cardinale Ravasi al San Carlo, monito ai ragazzi: «La tecnologia non basta: più cultura, più arte e più bellezza»

Chi è l’essere umano, dove sta andando e quale responsabilità ha nei confronti di sé stesso e degli altri? Domande alle quali il cardinale Gianfranco Ravasi, biblista e teologo, ha cercato di rispondere nella lectio al San Carlo organizzata dal prefetto Michele di Bari nell’ambito dei “Dialoghi in Prefettura”. Per Ravasi, nonostante gli straordinari progressi della scienza e della tecnologia, il mondo continua a essere segnato da guerre e violenza. Per comprendere queste contraddizioni secondo lui, è necessario tornare a riflettere sulla natura umana. Partendo dalla figura biblica di Adamo.

Impastato dall’argilla, è «l’uomo di tutti i tempi, di tutte le epoche», sottolinea il cardinale, «richiamando un filosofo che diceva: “chi è Adamo? Adamo è mio padre, sono io, ed è mio figlio”. Pensate dunque quant’è assurda la concezione razzista, perché noi tutti abbiamo come basela stessa base: la razza umana». Riprendendo poi il pensiero di Steve Jobs, Ravasi sottolinea che «la tecnologia, da sola, non è sufficiente. È dall'incontro tra scienza, tecnologia e discipline umanistiche che nasce una conoscenza autenticamente umana. L’essere umano, infatti, non conosce soltanto attraverso la ragione e la logica, ma anche attraverso l’arte, la poesia, i sentimenti e l’esperienza dell’amore. Ciò che per una persona può essere insignificante, per un'altra può assumere un valore straordinario».

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E fa l’esempio dell’amore: «Quando due si innamorano, certo, usano anche la ragione, ma c'è qualcosa per cui quel volto che a me non dice nulla, per l’innamorato è come se fosse un panorama pieno di significati». Quindi ribadisce: «Il cervello umano è uno strumento straordinariamente complesso, ma anche estremamente fragile. Basta un danno minimo al suo funzionamento perché venga compromesso l'equilibrio dell’intera persona. Questa fragilità convive con la grandezza dell'intelligenza e della conoscenza. L'uomo è quindi, contemporaneamente, un essere capace di straordinarie conquiste e un essere vulnerabile, esposto alla sofferenza e alla perdita della propria lucidità».

Ravasi affronta poi il tema della libertà partendo proprio dal racconto biblico della Genesi e provando a rispondere alla domanda «Adamo, dove sei?». «Il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, il vero e il falso non possono dipendere esclusivamente dalle preferenze individuali: sono realtà che l'essere umano deve cercare di conoscere - sottolinea - Il problema nasce quando l'uomo pretende di stabilire arbitrariamente che cosa sia vero e che cosa sia falso, trasformando la propria opinione in una verità assoluta. Questa tendenza si manifesta anche nelle fake news e nella cosiddetta post-verità».

Il prefetto

«L’uomo ha smarrito il proprio essere perché quando abbiamo una cultura “sapienziale” - ribadisce il prefetto Michele di Bari - l’uomo riesce a far parlare l’anima, l’anima dialoga con il proprio corpo e così si instaurano relazioni sociali nel segno dei buoni comportamenti, della legalità, del rispetto dell’altro. In questo modo una serie di episodi violenti non verrebbero mai fuori». E ancora: «Spero che quanti siano stati alla lectio abbiano compreso fino in fondo il pensiero del cardinale a cui va la mia gratitudine infinita perché è riuscito magicamente a parlare a tutti e credo che questa sia stata la più grande lezione che un uomo di chiesa possa dare alla comunità».