Il campione di boxe figlio della periferia: «Ero un invisibile»

E quel «bambino invisibile», finalmente, è finito al tappeto. Ci ha lottato una vita intera Francesco Crispino, con quell’immagine che aveva di sé ma che appartiene anche a tanti ragazzi della sua età. Un adolescente che a scuola stava un po’ in disparte, che non si sentiva considerato e che a 13 anni ha trovato nel Centro sportivo Pino Daniele di Caivano, un luogo nel quale provare sport, allenarsi e misurarsi con gli altri grazie al lavoro di Sport e Salute e delle Fiamme oro. Oggi Francesco ha 17 anni, una medaglia d’argento ai campionati italiani Under 17 nella categoria 70 chili e un obiettivo preciso: continuare a crescere. Vuole essere ricordato come Mike Tyson e Patrizio Oliva. Non è roba da poco, ma è partito con il piede giusto e soprattutto con una determinazione che lo sta portando a costruire, passo dopo passo, il suo percorso. Sia chiaro: non è una storia di degrado, ma una storia di opportunità. La famiglia è vicina e lo sostiene. Francesco frequenta con profitto il terzo anno del liceo scientifico.

Racchette, canoe e tatami, ecco il villaggio dei ragazzi: «Sport gratuito per tutti»

La citazione

La sua storia è stata citata pubblicamente dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lo ha indicato come esempio legato al centro sportivo di Caivano, nato dalla riqualificazione dell’ex struttura Delphinia e trasformato in un luogo di opportunità attraverso il lavoro di Sport e Salute e delle istituzioni. «È stato emozionante sentire le parole del presidente del Consiglio», racconta Francesco. «Quello che ho fatto ai campionati italiani è stato un piccolo passo, ottenuto con la forza di volontà e con poca esperienza. Sono contento, anche se so che non è l’oro e può bruciare. Ma è il primo passo verso l’obiettivo finale: arrivare il più in alto possibile».

Il percorso

Padre operaio, madre casalinga. Checco al Pino Daniele, quando aveva 13 anni, ha iniziato provando diverse discipline. A seguirlo nella boxe è stato Giuseppe Foglia, tecnico e coordinatore del centro, che lo conosce fin dai primi giorni. «Era un ragazzino aggressivo e quella aggressività doveva essere trasformata in tecnica», racconta Foglia. «Aveva rabbia, determinazione, voglia di arrivare. Abbiamo cercato di lavorare su queste caratteristiche e di incanalarle nello sport». Francesco comincia così a confrontarsi anche con ragazzi più esperti nelle società amiche di Marcianise. Sono incontri utili per misurare i progressi e costruire una mentalità agonistica. «Aveva bisogno di fare esperienza e accettava anche confronti impegnativi», spiega Foglia. E aggiunge: «Francesco ha una forza di volontà fuori dal comune. Ha ancora tanti dubbi, come è normale alla sua età, ma insieme alla determinazione. La cosa importante è dargli gli strumenti per scegliere e per crescere».

 Il Pino Daniele è il luogo nel quale Francesco ha avuto la possibilità di provare discipline diverse e trovare quella nella quale riconoscersi. «Senza quel centro la mia storia sarebbe stata differente. Avrei continuato a fare qualche attività sportiva, ma non a questo livello». L’elenco dei ringraziamenti è lungo: Fiamme Oro in primis. Poi Giuseppe Foglia, Mirko Valentino, Filippo Biffone e Fabio Delli Paoli. E poi la famiglia e Luca Piscopo, che considera parte della rete che lo ha accompagnato fin qui. «I miei maestri mi hanno salvato. Alle medie ero un bambino invisibile. Grazie alla boxe e a questo centro ho trovato una strada». Il prossimo obiettivo è continuare a salire: «Voglio arrivare il più in alto possibile». E quel «più in alto possibile» non significa soltanto vincere medaglie. Francesco vuole diventare un riferimento, anche per quei bambini che si sentono invisibili e che devono trovare dentro di sé la forza per emergere.