Il calendario Pirelli 2027 per la prima volta in India e fuori dai cliché colonialisti - Arte - Ansa.it
(di Alessandra Magliaro)
I vicoli stretti della città
vecchia di Delhi, la skyline moderna di Mumbay, la natura
rigogliosa del Rahjastan: per la prima volta in 53 edizioni il
calendario Pirelli sceglie l'India come sfondo. Colori e
contrasti, bellezza e vitalità in una edizione insolita a due
firme, quelle di S›lve Sundsb› che aveva già firmato lo scorso
anno e quella di Avani Rai, fotografa figlia d'arte. Il padre
Raghu Rai, maestro della fotografia indiana, è scomparso a fine
aprile qualche mese dopo aver accettato l'incarico di scattare
il calendario 2027.
Il concept è stato rimodulato per non perdere quella
protagonista, l'India, scelta forse anche per prospettive
politico economiche, considerando che Pirelli proprio qui a New
Delhi ha annunciato ieri l'accordo con l'indiana Bkt per la
produzione di 800mila pneumatici premium entro il 2030. Il
presidente esecutivo Marco Tronchetti Provera non nega il
contesto, ma aggiunge: "Il calendario anno dopo anno è diventato
un oggetto d'arte molto atteso, non deve vendere nulla,
promuovere nulla, è lì a esprimere una visione artistica".
È un calendario con due anime: quella del fotografo di moda
norvegese S›lve Sundsb›, che ha scattato nella natura del
Rahjastan, dando a nove affermate personalità del fashion e
dello spettacolo la possibilità di una sorta di ritorno alle
origini. E quella di Avani Rai, che vive l'india di oggi e ha
voluto realizzare foto totalmente ambientate in strada. Nei
ritratti di Sundsb› ci sono tra le altre Freida Pinto, Padma
Lakshmi, Aditi Rao Hydari.
Dice all'ANSA Freida Pinto, lanciata poco più che ventenne
nel cult The Millionaire di Danny Boyle e oggi attrice
affermata, modella e produttrice (dal 17 dicembre su Netflix la
serie Una nuova terra dai racconti di Jhumpa Lahiri) : "Sono
orgogliosa che sia dedicato all'India. Certo è impossibile in un
ritratto o in un insieme di foto catturarne la complessità, ma
lo ritengo una intensa rappresentazione di un paese in fermento.
Io personalmente sento di essere stata me stessa in questi
scatti". Si augura Pinto che aiuti a scardinare i soliti
stereotipi "sulle donne indiane, tutte uguali tradizionali,
silenziose e sottomesse".
Anche S›lve Sundsb› parla di cliché, soprattutto di quelli da
fotografo da evitare: "Ho vissuto la proposta di rifare il
calendario come sulle montagne russe. Ne ero felice ma anche
spaventato dagli stereotipi che da europeo potevo avere anche
inconsapevolmente, per questo ho pensato di provare a catturare
un'atmosfera indiana più che un paesaggio e di scattare solo
dopo lunghe conversazioni con le protagoniste per ritrarle
quanto più possibile nell'autenticità. Così l'India non era solo
un backdrop. Ho scelto di ritratte donne indiane in India, è un
punto di vista". Con l'esperienza e con il tempo l'arte
fotografica di Sundsbo, molto affermato nella moda e nei fashion
magazine, è cambiata: "All'inizio era tutto più studiato,
tecnologico, costruito, artificiale, ora invece sono orientato
ad una ritrattistica più autentica, naturale". In controtendenza
con la spinta all'uso dell'intelligenza artificiale: "Per me
l'Ai è un tool, uno strumento ma non mi lascio condizionare, non
riuscirei ad esprimermi. I miei figli la odiano, sono scettici
su chi la controlla, la usano e la temono al tempo stesso ma mai
vorrebbero che diventasse centrale nel mio lavoro. La fotografia
storicamente si pensava potesse sostituire la pittura e non è
stato così, lo stesso spero accada con l'Ia nella fotografia".
E se quelli di S›lve Sundsb› sono ritratti tutto sommato
classici, a dare la scossa in questo Pirelli 2027 c'è l'arte di
Avani Rai. Ha scelto ragazzi sullo skate, una banda che suona in
strada, gli interni di un bar, una famiglia che si ritrova allo
specchio, uomini in strada. Non ci sono modelle (a parte la
mamma), ma un caleidoscopio pop, coloratissimo e a tratti
surreale che gioca, elaborando il lutto, con le foto del padre
Raghu, come fossero quinte di quel teatro specialissimo che è la
vita nelle strade dell'India. "Sono rimasta fedele a me stessa,
anziché limitarmi a tramandare qualcosa in modo acritico.
Un'eredità non può mai essere cieca". È andata negli stessi
luoghi delle fotografie del padre e ha fatto i suoi scatti
costruendo la scena: "La fotografia vive di dettagli, esiste in
un preciso istante temporale, e non si ripete mai. Nulla accadrà
mai più nello stesso modo". È una celebrazione? "Si, è la vita
stessa che va celebrata. E in un Paese come il mio che sta
attraversando un cambiamento, ma direi anche altrove, nel resto
del mondo, Europa inclusa, con molti giovani che scendono in
strada a manifestare per un mondo migliore, per condizioni di
vita migliori. Fotografo il divenire delle cose; quando la vita
accade proprio fuori dalla tua porta, hai la responsabilità di
documentarla".
Il caso delle foto di Raihan Vadra (il figlio di Priyanka
Gandhi) sulle manifestazioni a Delhi rimosse nel giorno
dell'inaugurazione apre in questi giorni i tg del paese, cosa ne
pensa? "Non voglio esprimere la mia opinione a parole.
Preferisco che sia la mia fotografia a farlo, l'arte è sempre
politica - risponde all'ANSA Avani Rai -: è un peccato che ciò
che fotografiamo non possa essere visto, o che ne sia impedita
la diffusione, qui come in altre parti del mondo. Del resto, ci
sono molti paesi in cui si sta cercando di eliminare qualsiasi
punto di vista, così come ogni senso della realtà".
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