IA, nella lista delle 100 persone più influenti del Time c’è Uljan Sharka, CEO dell’italiana Domyn

L’imprenditore italiano Uljan Sharka, fondatore e amministratore delegato dell’italiana Domyn, entra nella classifica TIME100 AI 2026, nella categoria Innovators.

La rivista statunitense gli dedica un profilo accanto a personaggi del calibro di Dario e Daniela Amodei di Anthropic, Greg Brockman e Mark Chen di OpenAI, Stella Li di BYD.

Sono 100 specialisti di alto profilo che si sono distinti per leadership, innovazione, creatività o anche solo pensiero divergente. Dopodiché la nota scale-up milanese, grazie al fondatore, risulta l’unica realtà italiana presente in classifica.

Time inquadra Sharka in un dibattito più ampio sul settore. Il riferimento è a un editoriale pubblicato dal New York Times firma di Cal Newport, docente di informatica alla Georgetown University, che accusa aziende come Anthropic e OpenAI di praticare quello che definisce “trolling catastrofista”:annunciare con toni cupi gli effetti dirompenti dei propri sistemi, dalla perdita diffusa di posti di lavoro a scenari ancora più estremi, senza però rallentarne lo sviluppo né indicare soluzioni concrete.

Un atteggiamento che, per Newport, resta moralmente insostenibile sia che le aziende credano davvero ai rischi che descrivono, sia che li amplifichino per ragioni di marketing, di reclutamento o di posizionamento competitivo.

Sharka, alla guida di quella che la testata definisce una delle principali aziende unicorno europee nell’intelligenza artificiale (valutazione superiore ai 2 miliardi di dollari), si colloca su un fronte diverso. Ritiene infatti che sia arrivato il momento di ammettere apertamente lo stato delle cose e parla a sua volta di una “distorsione della realtà”, riferita però al modo in cui alcuni addetti ai lavori descrivono gli effetti negativi dell’IA: i sistemi pienamente autonomi, quelli capaci di operare davvero senza supervisione umana, non esisterebbero ancora.

La risposta dell’UE ai giganti dell’IA è italiana: Domyn costruirà il modello che l'Europa non aveva

L’approccio di Domyn all’IA sovrana, spiega ancora il profilo, consente ai clienti di controllare direttamente i propri dati e i propri modelli, permettendo alle aziende di concentrarsi su settori fortemente regolamentati come la finanza, la sanità, la pubblica amministrazione e la difesa. La società infatti costruisce sistemi che restano interamente governabili dal cliente, combinando modelli linguistici di grandi dimensioni e agenti specializzati per singoli ambiti applicativi. Time colloca questa strategia nel contesto del settore europeo dell’IA, alle prese con il predominio dei modelli statunitensi e cinesi, e ricorda anche i partner internazionali coinvolti nella crescita della società italiana, da G42 a Nvidia fino a Microsoft, presenti sulla sua piattaforma Foundry con alcuni modelli proprietari.

Oggi Domyn vanta fra i clienti BNY, Rabobank, Fincantieri e persino il governo italiano. Senza contare Colosseum, il supercomputer sviluppato con Nvidia, che secondo l’azienda sarà uno dei più grandi impianti di calcolo dedicati all’IA per i settori regolamentati. Da ricordare che rientra in seno al progetto Europa, il consorzio guidato da Domyn che la Commissione europea ha selezionato lo scorso giugno per sviluppare un modello di IA open source in grado di coprire le 24 lingue ufficiali dell’Unione. Su Italian Tech abbiamo potuto approfondire l’argomento nell’intervista a Sharka che abbiamo realizzato lo scorso giugno.

Se l’Europa insegue Usa e Cina non è colpa dell’AI Act

In quell’occasione Sharka aveva già delineato la visione che oggi lo porta sulla classifica di Time: un’Europa capace, a suo dire, di trasformare la propria complessità linguistica, normativa e culturale in un vantaggio competitivo nell’IA, anziché in un ritardo strutturale. Una prospettiva riassunta allora in una previsione destinata a fare discutere: “L’IA europea salverà la democrazia”.

Sharka ha fondato Domyn, allora chiamata iGenius, nel 2016. È Global Innovator del World Economic Forum e siede nell’Advisory Board dell’AI Hub for Sustainable Development, iniziativa co-guidata dalla presidenza del G7 e dalle Nazioni Unite.