IA, Giornata del Mezzogiorno, PMI: l’81% la usa per attività secondarie, meno dell’8% per quelle pregiate
(Teleborsa) - "Oggi in Italia l’81% dei titolari e dipendenti delle PMI dichiara di usare l’AI in qualche modalità informale: per abbozzare una mail, tradurre un documento, trascrivere una riunione o cercare informazioni. Ma se andiamo a verificare quante imprese hanno integrato l’AI in un processo aziendale strutturato, con obiettivi definiti, metriche di prestazione, responsabili e protocolli, la percentuale crolla dal 81% a meno dell’8%. E solo un 7% delle PMI ha avviato percorsi di formazione strutturati sul tema".
È la sintesi efficace dell’attuale grado di penetrazione dell’Intelligenza Artificiale nelle attività più pregiate delle piccole e medie imprese italiane offerta da Giuseppe Francesco Italiano, professore ordinario di Ingegneria Informatica e Prorettore per l’Artificial Intelligence e le Digital Skills alla Luiss Guido Carli, tra i relatori della seconda Giornata del Mezzogiorno, "L'intelligenza che cambia" , promossa dalla Camera di Commercio di Bari nell’ambito della 89^ Fiera del Levante.
Ed è un aspetto rimarcato anche dalla presidente della Camera di Commercio di Bari, Luciana di Bisceglie, nel suo intervento introduttivo alla Giornata, quando sottolinea che "L’intelligenza artificiale non nasce in uno spazio neutrale. Ci sono infrastrutture, energia, dati, regole e grandi interessi economici. A noi, come istituzioni economiche del territorio, spetta però una domanda ancora più concreta: come evitare che quella geografia produca un nuovo divario tra le imprese?" Ed evidenzia un reale rischio: "Le grandi aziende dispongono di capitali, dati, competenze e capacità organizzative che le piccole imprese spesso non hanno. Se non governiamo questa transizione, il divario digitale potrebbe trasformarsi in un divario produttivo ancora più profondo". Un rischio che il sistema camerale nel suo complesso intende evitare, avendo già attivato iniziative ad hoc, consapevole che se il 19,5% delle imprese italiane ha adottato l’IA nei suoi processi, i gap da colmare sono ancora grandi.
Ancora Di Bisceglie "Questo è il compito che sentiamo più vicino: ridurre le distanze, costruire connessioni e fare in modo che l’innovazione non resti patrimonio di pochi. Perché l’intelligenza artificiale può essere accessibile e adattabile anche al modo di fare impresa delle piccole e medie aziende, che costituiscono la parte essenziale del nostro sistema produttivo".
Un paradosso è emerso poi nelle riflessioni della Giornata. Mentre la Cina annuncia di aver concluso il primo ciclo della scuola per robot inaugurata a fine giugno a Hangzhou, consegnando simbolicamente i diplomi a quegli umanoidi in grado ora di svolgere con affidabilità specifiche mansioni in fabbriche, ospedali e uffici, noi ci troviamo a rincorrere il futuro. E acquisire le competenze necessarie per governare processi ormai irreversibili.
Sul tema interviene Marco Camisani Calzolari , esperto dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale della Presidenza del Consiglio, che ha aperto i lavori della Giornata: "I robot umanoidi intelligenti stanno arrivando nel mondo del lavoro. Ci sostituiranno? Una macchina, per quanto intelligente ed autonoma, non può prendersi responsabilità. Gli umani devono rimanere al centro dei processi decisionali e delegare alle macchine solo l’esecuzione. Siamo al centro della trasformazione più dirompente dell’umanità dai tempi di Internet, l’unica salvezza è la conoscenza. Capire e governare i cambiamenti nella società è la grande sfida di questi tempi".