I vincitori degli Emmy Awards 2026, da Widow’s Bay a The Pitt

Introduzione

Alla cerimonia degli Emmy Awards 2026 andata in scena oltreoceano, la serie tv Widow’s Bay ha dominato la serata. La nuova horror comedy di Apple TV+ conquista 14 premi su 19 nomination (sommando i premi assegnati durante la cerimonia Primetime di lunedì a quelli conquistati nel corso dei Creative Arts Awards del fine settimana precedente), compresi quelli per miglior serie comedy e per gli interpreti Matthew Rhys, Kate O’Flynn e Stephen Root. Seguono The Pitt con sette statuette e Pluribus con sei. 

A Tom Pelphrey è stato consegnato l’Emmy come miglior attore non protagonista in una serie drammatica per il suo ruolo di Robbie Prendergrast in Task, il crime drama HBO in sette episodi ambientato nel mondo della criminalità e delle indagini disponibile su Sky. 

Tornando a Widow’s Bay, la serie ha vinto nella categoria principale della commedia e ha portato a casa anche diversi premi individuali. Matthew Rhys è stato premiato come miglior attore protagonista in una serie comedy, mentre Kate O’Flynn e Stephen Root hanno ricevuto i riconoscimenti per le interpretazioni secondarie. La serie ha inoltre trionfato per la sceneggiatura di Katie Dippold e la regia di Hiro Murai.

Scopriamo di seguito tutti i premi assegnati alla cerimonia degli Emmy Awards 2026. 

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Quello che devi sapere

Miglior serie drammatica: The Pitt

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior serie drammatica la serie The Pitt, medical drama ambientato nel pronto soccorso di un ospedale di Pittsburgh.

La produzione segue medici, infermieri e pazienti durante turni particolarmente intensi, raccontando emergenze sanitarie e dilemmi umani con un’impostazione realistica. Il successo agli Emmy conferma la centralità della serie nel panorama televisivo contemporaneo e il suo equilibrio tra tensione narrativa, lavoro di squadra e attenzione alle persone che si trovano dall’altra parte della corsia.

Miglior attore protagonista in una serie drammatica: Noah Wyle

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore protagonista in una serie drammatica Noah Wyle, premiato per la sua interpretazione in The Pitt.

L’attore veste i panni di un medico esperto che deve gestire contemporaneamente emergenze cliniche, rapporti con i colleghi e situazioni personali complesse. Il riconoscimento valorizza una prova costruita sulla misura e sulla credibilità, lontana da un’interpretazione spettacolare: il personaggio emerge soprattutto attraverso le decisioni rapide, la stanchezza e la responsabilità quotidiana di chi lavora in ospedale.

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Miglior attrice protagonista in una serie drammatica: Rhea Seehorn

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice protagonista in una serie drammatica Rhea Seehorn, protagonista di Pluribus.

La serie, ideata da Vince Gilligan, immagina un mondo trasformato da una misteriosa condizione che rende l’umanità collettivamente felice. Seehorn interpreta Carol Sturka, una scrittrice cinica e inquieta che sembra essere l’unica persona immune al cambiamento. Il suo personaggio deve quindi affrontare una realtà in cui la felicità universale diventa una minaccia per l’identità individuale.

Miglior attore non protagonista in una serie drammatica: Tom Pelphrey

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore non protagonista in una serie drammatica Tom Pelphrey, interprete di Task.

La serie segue un’operazione dell’FBI nella periferia di Philadelphia, dove una squadra investigativa cerca di fermare una serie di rapine legate al traffico di droga. Il racconto alterna il punto di vista degli agenti a quello delle persone coinvolte nei crimini, mostrando come le scelte individuali siano condizionate da famiglia, povertà e senso di appartenenza. Pelphrey contribuisce alla dimensione corale della produzione con un’interpretazione centrata sulla tensione psicologica.

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Miglior attrice non protagonista in serie drammatica: Allison Janney

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica Allison Janney, per il ruolo interpretato in The Diplomat.

La serie racconta il lavoro diplomatico di Kate Wyler, funzionaria statunitense chiamata a muoversi tra crisi internazionali, alleanze fragili e conflitti politici. L’ingresso di Janney rafforza la componente istituzionale della storia, portando sullo schermo una figura capace di unire autorevolezza, ambiguità e senso strategico. Il premio riconosce il peso di una presenza attoriale in grado di modificare gli equilibri della narrazione anche senza occupare il centro della scena.

Miglior sceneggiatura per una serie drammatica: Gilligan, Pluribus

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior sceneggiatura per una serie drammatica Vince Gilligan, autore di Pluribus.

Dopo aver creato l’universo di Breaking Bad e aver contribuito a quello di Better Call Saul, Gilligan propone una storia di fantascienza che utilizza l’idea della felicità collettiva per interrogarsi su libertà, solitudine e conformismo. La sceneggiatura costruisce progressivamente il mistero intorno alla trasformazione dell’umanità, lasciando che la protagonista scopra le regole del nuovo mondo insieme al pubblico.

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Miglior regia per una serie drammatica: Adam Randall, Slow Horses

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior regia per una serie drammatica Adam Randall, regista di Slow Horses.

La serie britannica segue un gruppo di agenti dell’intelligence relegati a Slough House dopo errori professionali o incarichi falliti. Guidati dal cinico Jackson Lamb, interpretato da Gary Oldman, gli ex agenti vengono spesso coinvolti in operazioni molto più pericolose di quanto la loro posizione marginale lasci immaginare. La regia combina atmosfere da spy story, ritmo serrato e humour nero, mantenendo centrale il rapporto conflittuale tra i membri della squadra.

Miglior serie commedia: Widow’s Bay

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior serie commedia Widow’s Bay, produzione che mescola umorismo nero, horror e racconto corale.

La storia è ambientata in una cittadina insulare del New England, dove il sindaco Tom Loftis, interpretato da Matthew Rhys, cerca di rilanciare l’economia locale trasformando il luogo in una destinazione turistica. Gli abitanti, però, sono convinti che l’isola sia maledetta e il ritorno dei visitatori riporta alla luce antiche paure. La serie alterna situazioni grottesche e tensione soprannaturale, senza rinunciare all’attenzione per i personaggi.

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Miglior attore protagonista in una serie commedia: Matthew Rhys

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore protagonista in una serie commedia Matthew Rhys, per la sua interpretazione in Widow’s Bay.

L’attore interpreta Tom Loftis, un sindaco pragmatico e ambizioso che vorrebbe garantire un futuro migliore alla propria comunità e al figlio adolescente. Il personaggio, tuttavia, è costretto a confrontarsi con superstizioni, eventi inspiegabili e una popolazione che lo considera debole. Rhys costruisce il ruolo attraverso un equilibrio tra comicità, frustrazione e vulnerabilità, contribuendo alla particolare identità della serie, sospesa tra commedia e horror.

Miglior attrice protagonista in una serie commedia: Jean Smart, Hacks

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice protagonista in una serie commedia Jean Smart, protagonista di Hacks.

La serie racconta il rapporto professionale e personale tra Deborah Vance, leggendaria comica di Las Vegas, e Ava, giovane autrice chiamata ad aiutarla a rinnovare il proprio spettacolo. La loro collaborazione nasce da un conflitto generazionale, ma si trasforma gradualmente in un legame complesso, fatto di rivalità, affetto e reciproca influenza. Per Smart si tratta di un ulteriore riconoscimento a una prova costruita su tempi comici, sarcasmo e improvvisi momenti di fragilità.

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Miglior attore non protagonista in una serie commedia: Stephen Root

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore non protagonista in una serie commedia Stephen Root, interprete di Widow’s Bay.

La serie utilizza il contrasto tra la normalità della vita di provincia e la presenza di una minaccia soprannaturale per costruire una comicità inquieta. Il personaggio interpretato da Root si inserisce in questo equilibrio, contribuendo al ritratto di una comunità segnata da sospetti, paure e rivalità. Il premio riconosce il valore dell’ensemble e il ruolo dei personaggi secondari nel dare profondità a una storia che non si limita alla battuta, ma sviluppa anche una precisa atmosfera narrativa.

Miglior attrice non protagonista in una serie commedia: Kate O’Flynn

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice non protagonista in una serie commedia Kate O’Flynn, per il ruolo interpretato in Widow’s Bay.

La serie ruota attorno a una cittadina isolata che cerca di cambiare il proprio destino economico, mentre le leggende locali sembrano trasformarsi in realtà. O’Flynn contribuisce al tono corale della produzione, in cui l’ironia nasce dai rapporti tra gli abitanti e dalla loro reazione davanti a eventi sempre più assurdi. Il riconoscimento premia una prova capace di sostenere sia la componente comica sia quella più inquietante del racconto.

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Miglior sceneggiatura per una serie commedia: Katie Dippold

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior sceneggiatura per una serie commedia Katie Dippold, autrice di Widow’s Bay.

La sceneggiatrice costruisce una storia che non separa nettamente l’horror dalla commedia, ma li fa convivere all’interno delle stesse situazioni. Il punto di partenza è una comunità in difficoltà, guidata da un sindaco intenzionato a trasformare l’isola in un’attrazione turistica. L’arrivo dei visitatori, però, riattiva una minaccia che gli abitanti conoscono da generazioni. Il risultato è una satira della provincia e dell’ossessione per il rilancio economico.

Miglior regia per una serie commedia: Hiro Murai, Widow’s Bay

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior regia per una serie commedia Hiro Murai, regista di Widow’s Bay.

La serie richiede una direzione capace di muoversi tra l’assurdo della commedia e la tensione tipica del genere horror. Murai lavora sul contrasto tra paesaggi apparentemente rassicuranti, rituali comunitari e segnali sempre più inquietanti. La regia valorizza inoltre il carattere corale della storia, mantenendo un tono controllato anche nei momenti più grotteschi. Il premio sottolinea l’importanza dello stile visivo nella costruzione dell’identità della produzione.

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Miglior serie limitata o antologica: DTF St. Louis

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior serie limitata o antologica DTF St. Louis.

La produzione utilizza gli elementi del thriller e del dramma criminale per raccontare rapporti di potere, desideri e conseguenze impreviste. La vittoria nella categoria premia una storia autoconclusiva, costruita intorno a personaggi le cui scelte producono effetti progressivamente più gravi. La serie si distingue per l’attenzione alle zone ambigue della moralità e per un tono che alterna tensione, humour nero e osservazione sociale.

Miglior attore protagonista in una serie limitata: Matthew Rhys

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore protagonista in una serie limitata o in un film televisivo Matthew Rhys, protagonista di The Beast in Me.

La miniserie segue una scrittrice che, dopo la morte del figlio, si è ritirata dalla vita pubblica e non riesce più a scrivere. L’arrivo di un vicino ricco e potente, sospettato di essere coinvolto nella scomparsa della moglie, riaccende però la sua curiosità. Rhys interpreta un uomo carismatico e minaccioso, al centro di un rapporto psicologico fatto di attrazione, sospetto e manipolazione.

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Miglior attrice protagonista in una serie limitata: Sally Field

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice protagonista in una serie limitata o in un film televisivo Sally Field, per la sua interpretazione in Remarkably Bright Creatures.

La storia ruota attorno a Tova Sullivan, una donna anziana che lavora di notte in un acquario e che instaura un rapporto inatteso con un giovane vagabondo. Sullo sfondo c’è anche Marcellus, un polpo gigante che osserva le vicende umane e diventa una presenza decisiva nel racconto. Il personaggio di Field attraversa una fase di cambiamento, affrontando solitudine, memoria e possibilità di ricominciare.

Miglior attore non protagonista in una serie limitata: David Harbour

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore non protagonista in una serie limitata o in un film televisivo David Harbour, interprete di DTF St. Louis.

La serie sviluppa una storia dai toni criminali e psicologici, nella quale i rapporti tra i personaggi diventano progressivamente più instabili. Harbour contribuisce alla tensione dell’opera attraverso una presenza capace di unire durezza, ambiguità e vulnerabilità. Il riconoscimento valorizza una prova inserita in una narrazione corale, dove il significato delle azioni emerge soltanto con il procedere degli episodi.

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Miglior attrice non protagonista in serie limitata: Linda Cardellini

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice non protagonista in una serie limitata o in un film televisivo Linda Cardellini, per il ruolo interpretato in DTF St. Louis.

La serie si concentra sulle conseguenze di relazioni segnate da desiderio, segreti e violenza, costruendo una storia in cui i personaggi sono costretti a confrontarsi con le proprie responsabilità. Cardellini contribuisce alla dimensione emotiva del racconto, dando spessore a una figura inserita in un sistema di tensioni personali e criminali. Il premio riconosce una prova capace di rendere credibile l’ambiguità morale della produzione.

Miglior sceneggiatura per serie limitata o antologica: Steven Conrad

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior sceneggiatura per una serie limitata o antologica Steven Conrad, autore di DTF St. Louis.

La scrittura sviluppa una vicenda autoconclusiva costruita su rapporti di potere, segreti e conseguenze imprevedibili. Conrad lavora soprattutto sulla progressiva trasformazione dei personaggi, evitando di presentarli come figure completamente innocenti o colpevoli. Il tono della serie alterna dramma e humour nero, mentre la trama procede attraverso rivelazioni che modificano il significato degli eventi già mostrati.

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Miglior regia per una serie limitata o antologica: Steven Conrad

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior regia per una serie limitata o antologica Steven Conrad, regista di DTF St. Louis.

La regia accompagna una storia dai toni criminali e psicologici, costruita su personaggi che si muovono in un ambiente dominato da desideri, ricatti e rapporti instabili. La messa in scena sostiene la tensione senza rinunciare all’ironia, mentre il ritmo segue il progressivo deterioramento delle relazioni. Il doppio riconoscimento a Conrad premia la coerenza tra scrittura e direzione artistica.

Miglior film televisivo: Remarkably Bright Creatures

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior film televisivo Remarkably Bright Creatures.

La storia è ambientata in una cittadina dello Stato di Washington e segue Tova Sullivan, una donna anziana che lavora in un acquario e che si lega a un giovane arrivato da poco. Il racconto affronta temi come la solitudine, il lutto, la ricerca delle proprie origini e la possibilità di costruire nuovi rapporti in età avanzata. La presenza del polpo Marcellus introduce una prospettiva insolita, capace di aggiungere delicatezza e immaginazione al dramma.

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Miglior serie di varietà: The Late Show with Stephen Colbert

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior serie di varietà The Late Show with Stephen Colbert.

Il programma combina interviste, monologhi satirici, commento politico e musica dal vivo, utilizzando l’attualità come principale materiale comico. La trasmissione si è affermata per la capacità di trasformare le notizie del giorno in momenti di satira televisiva, alternando ospiti del mondo dello spettacolo, della politica e della cultura. Il premio riconosce la solidità di un format fondato sulla presenza del conduttore e sul lavoro della squadra autoriale.

Sceneggiatura serie di varietà: The Late Show with Stephen Colbert

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior sceneggiatura per una serie di varietà The Late Show with Stephen Colbert.

La scrittura del programma si basa su monologhi, battute, servizi satirici e interventi costruiti intorno agli avvenimenti politici e sociali più recenti. Il lavoro degli autori permette alla trasmissione di mantenere un ritmo costante, trasformando temi complessi in segmenti immediati e riconoscibili. Il riconoscimento premia quindi non soltanto il conduttore, ma l’intero sistema creativo che sostiene ogni puntata.

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Miglior reality show competitivo: The Traitors

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior reality show competitivo The Traitors.

Il programma riunisce un gruppo di concorrenti in un castello delle Highlands scozzesi, dove devono collaborare per superare prove e accumulare un premio in denaro. Tra loro si nascondono alcuni “traditori”, incaricati di eliminare gli altri partecipanti senza farsi scoprire. Il format combina strategia, bluff, alleanze e sospetti, trasformando ogni decisione in una prova di fiducia. La vittoria conferma la forza di un reality basato soprattutto sulle dinamiche psicologiche.

Miglior programma animato: South Park

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior programma animato South Park.

La serie utilizza l’animazione satirica per affrontare politica, religione, cultura popolare, tecnologia e contraddizioni della società statunitense. I protagonisti sono gli abitanti della cittadina di South Park, soprattutto un gruppo di bambini che osserva il mondo degli adulti con uno sguardo irriverente e spesso provocatorio. Il riconoscimento premia una produzione capace di conservare una forte identità autoriale, affrontando temi contemporanei attraverso humour nero, parodia e critica sociale.

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Miglior speciale di varietà registrato: The Muppet Show

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior speciale di varietà registrato The Muppet Show.

Il programma riprende la tradizione dello spettacolo televisivo musicale e comico attraverso il mondo dei Muppet, con numeri di intrattenimento, ospiti celebri e gag costruite intorno ai personaggi del gruppo. La produzione combina pupazzi, musica e comicità per rivolgersi a un pubblico trasversale, mantenendo il legame con l’eredità dello storico format. La Television Academy ha inoltre riconosciuto il lavoro sul disegno degli ambienti e sulla scrittura dello speciale.

Speciale di varietà dal vivo: Halftime Show di Bad Bunny al Super Bowl

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior speciale di varietà dal vivo l’Halftime Show di Bad Bunny al Super Bowl.

Lo spettacolo dell’intervallo ha trasformato l’evento sportivo in una grande produzione musicale, combinando coreografie, scenografie, ospiti e riferimenti alla cultura portoricana. La performance ha utilizzato il linguaggio del pop e dell’intrattenimento dal vivo per portare al centro della scena la lingua spagnola e l’identità caraibica. Il premio riconosce la complessità tecnica e spettacolare di uno degli appuntamenti televisivi più seguiti negli Stati Uniti.

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Miglior attrice ospite serie drammatica: Shailene Woodley, The Pitt

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior attrice ospite in una serie drammatica Shailene Woodley, per la sua partecipazione a The Pitt.

La serie è ambientata nel pronto soccorso di un ospedale e racconta il lavoro di medici e infermieri alle prese con emergenze continue, decisioni difficili e rapporti umani complessi. Il premio a Woodley valorizza il contributo di un’interprete inserita in una narrazione corale, dove anche un’apparizione limitata può incidere sul percorso emotivo dei protagonisti.

Miglior attore ospite in una serie drammatica: Rob Reiner, The Bear

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior attore ospite in una serie drammatica Rob Reiner, interprete di The Bear.

La serie segue il giovane chef Carmy Berzatto e la squadra che lavora nella cucina di un ristorante di Chicago, raccontando pressioni professionali, lutti, conflitti familiari e difficoltà economiche. La presenza di Reiner si inserisce in un universo narrativo caratterizzato da rapporti intensi e personaggi segnati dal passato. Il riconoscimento premia la capacità dell’attore di dare rilievo a un ruolo ospite all’interno di una storia corale.

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Miglior speciale documentario o non-fiction: My Mom Jayne

Ha vinto nella categoria dedicata al Miglior speciale documentario o non-fiction My Mom Jayne.

Il documentario è diretto da Mariska Hargitay e ricostruisce il rapporto dell’attrice con la madre Jayne Mansfield, scomparsa in un incidente stradale quando la figlia aveva soltanto tre anni. Attraverso fotografie private, materiali d’archivio e testimonianze di familiari e amici, il film mette in relazione l’immagine pubblica della diva con la dimensione privata della madre. Il progetto è quindi anche un’indagine personale sulla memoria e sull’identità.

Regia per programma documentario o non-fiction: Mariska Hargitay

Ha vinto nella categoria dedicata alla Miglior regia per un programma documentario o non-fiction Mariska Hargitay, regista di My Mom Jayne.

Il film nasce dal tentativo dell’attrice di conoscere meglio una madre morta quando lei era ancora bambina. Hargitay combina materiali d’archivio, fotografie familiari e interviste per costruire un ritratto che supera la semplice biografia di Jayne Mansfield. La regia alterna la dimensione pubblica della star e quella privata della donna, trasformando il documentario in un percorso intimo attraverso il lutto, la memoria e il bisogno di ricostruire una storia familiare.

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