I primi 25 anni di Daniele Ancarani: l’eleganza "Passo dopo passo"

24 settembre 2026 22:49

Ci sono storie di moda che si misurano in stagioni. Altre, invece, attraversano il tempo seguendo il ritmo di un mestiere, di un’intuizione e di una passione che continua a reinventarsi. Quella di Daniele Ancarani appartiene a queste ultime.

Il 27 settembre, nella Sala della Cultura di Palazzo Pepoli a Bologna, il designer celebra i 25 anni del marchio che porta il suo nome attraverso una selezione di calzature emblematiche, scelte per comporre il racconto di un quarto di secolo di creatività. Modelli, forme e dettagli diventano così le tracce di una storia fatta di incontri, viaggi, fiere internazionali, successi, momenti complessi e nuove partenze. Un anniversario che guarda al passato, certo, ma soprattutto alle radici di un percorso iniziato molto prima della nascita del brand.

Per ritrovarle bisogna tornare alla Bologna dei primi anni Ottanta, quando la città era uno dei centri nevralgici della calzatura italiana. Un territorio attraversato da una straordinaria cultura del fare, popolato da aziende, laboratori, artigiani e imprenditori capaci di trasformare la manifattura in linguaggio. Erano gli anni di Bruno Magli, Buccheri, a.testoni e Di Sandro: nomi diversi, espressione di una tradizione produttiva e creativa profondamente radicata nel territorio e, allo stesso tempo, proiettata oltre i suoi confini.

È in questo scenario che Ancarani impara il mestiere. Esperienza dopo esperienza, collaborazione dopo collaborazione, entra in contatto con realtà differenti del settore e con aziende prestigiose, tra cui Casadei e Baldinini. Anni fondamentali, durante i quali prende forma una visione personale della calzatura femminile: una ricerca costruita sull’equilibrio delle proporzioni, sulla qualità dei materiali e su un’idea di eleganza che non ha bisogno di ostentazione.

L’8 settembre 2001 quella visione diventa un marchio: Daniele Ancarani. Fin dall’inizio, il brand sceglie un vocabolario preciso. Femminile, sofisticato, misurato. Le scarpe nascono dall’incontro tra linee, materia e proporzioni, ma soprattutto da uno sguardo rivolto alla donna che dovrà indossarle. Non semplicemente un accessorio, dunque, ma qualcosa che accompagna il corpo, il movimento e la personalità.

Da allora il mondo intorno cambia, e il marchio viaggia con lui. Arrivano i negozi, le fiere internazionali, nuovi mercati e clienti in diversi Paesi, dall’Europa al Giappone. Cambiano le collezioni, le stagioni e i codici della moda. Rimane, come filo conduttore, una certa idea di femminilità e di scarpa italiana.

Perché venticinque anni nella moda non disegnano mai una traiettoria perfettamente lineare. Sono fatti anche di trasformazioni, difficoltà e ripartenze, di momenti in cui occorre ripensarsi senza perdere la propria identità. Ed è forse questo il senso più contemporaneo dell’anniversario di Daniele Ancarani: non una semplice celebrazione del passato, ma il racconto di ciò che resiste al passare delle stagioni. Il mestiere, la memoria e quella particolare capacità, tutta italiana, di trasformare una scarpa in un gesto di stile.

«Ci sono stati momenti nei quali questo sogno sembrava potersi interrompere» 

 Daniele Ancarani 

“Abbiamo attraversato difficoltà, commesso errori, ricominciato e qualche volta semplicemente tenuto duro. Credo che anche questo faccia parte di una storia lunga venticinque anni. Non ci interessa raccontarla come una successione di successi, perché non lo è stata. È stata soprattutto una storia di lavoro” spiega lo stilista.  Dal 2012, con l’ingresso in azienda di Fabio Alibrandi, con il quale Ancarani condivide anche la vita privata, il progetto assume una struttura nuova e si consolida ulteriormente. Creatività, prodotto e sviluppo commerciale si affiancano così in un percorso condiviso che continua ancora oggi.

Al centro rimane la scarpa

La filosofia del marchio parte da un principio apparentemente semplice: una scarpa deve accompagnare il passo della donna, non costringerlo. Per questo grande attenzione viene riservata alla calzata, al movimento del piede, alla leggerezza e alla morbidezza dei materiali. Nappe, camosci e pellami vengono scelti non soltanto per il loro aspetto, ma per la sensazione che restituiscono una volta indossati.

L’estetica non viene sacrificata al comfort, ma il comfort diventa parte stessa del progetto.

Anche l’uso del tacco segue questa filosofia. Accanto alle proposte più eleganti destinate alle occasioni particolari, il marchio ha privilegiato nel tempo altezze più misurate, capaci di accompagnare la quotidianità senza rinunciare alla femminilità. Una visione lontana dall’ostentazione e dalle mode esasperate, che ricerca piuttosto proporzione, leggerezza e una forma di eleganza sottovoce.

È forse anche questo il filo che unisce venticinque anni di collezioni: non avere mai avuto bisogno di parlare troppo forte.

Oggi Daniele Ancarani continua a disegnare calzature femminili e a presentare le proprie collezioni nelle principali occasioni professionali internazionali, mantenendo Bologna come punto di riferimento e portando il marchio in diversi mercati esteri, dall’Europa al Giappone.

Il 27 settembre, però, lo sguardo sarà rivolto per un giorno al passato

Nella Sala della Cultura di Palazzo Pepoli, una selezione di modelli provenienti dalle collezioni realizzate nel corso degli anni costruirà un piccolo racconto per immagini e per oggetti: scarpe che appartengono a momenti differenti, ma che testimoniano l’evoluzione di un gusto e, insieme, la continuità di un pensiero.

“Non abbiamo voluto immaginare una celebrazione», conclude Ancarani. «Piuttosto un momento per fermarci, guardarci indietro e accorgerci che, passo dopo passo, qualcosa di buono è stato fatto. Venticinque anni sono fatti di migliaia di disegni, incontri, preoccupazioni, cadute, risalite ed entusiasmo. Ma soprattutto sono fatti delle persone che hanno lavorato con noi e delle donne che, scegliendo le nostre scarpe, ci hanno permesso di continuare”.