I nuovi fenomeni illeciti : "Intensificati i controlli sulle frodi di carburante"

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Il bilancio del tenente colonnello della guardia di finanza, Maria Di Domenica . Dopo aver condotto tante brillanti indagini lascia Reggio: "Un pezzo di cuore".

Il bilancio del tenente colonnello della guardia di finanza, Maria Di Domenica . Dopo aver condotto tante brillanti indagini lascia Reggio: "Un pezzo di cuore".

Il bilancio del tenente colonnello della guardia di finanza, Maria Di Domenica . Dopo aver condotto tante brillanti indagini lascia Reggio: "Un pezzo di cuore".

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Come il suo compaesano Juan Manuel Fangio (i cui genitori nacquero a Castiglione Messer Marino, in provincia di Chieti) ha guidato magistralmente per sette anni il nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle di Reggio. Il tenente colonnello Maria Di Domenica, 49 anni, saluta il comando provinciale per approdare dal prossimo 1° settembre al nucleo operativo metropolitano di Bologna. Lasciando il segno nella nostra città con una serie di importanti indagini.

Tenente colonnello, un bilancio della sua esperienza? "A Reggio lascio un pezzo di cuore e tante emozioni come quelle provate durante le cerimonie in Sala del Tricolore dove si respira la nascita della bandiera e della Repubblica. Professionalmente posso dire che è stato soddisfacente, ma impegnativo. Quando sono arrivata non mi aspettavo una città così".

Così come? "Con tanta criminalità. Reggio è una media città del Nord, ma con fenomeni che sono più tipici del Sud con la presenza della criminalità organizzata".

Perché si annida a Reggio? "In primis perché è una città ricca, ha un pil secondo solo a quello di Bologna in una regione trainante dell’economia nazionale. Le associazioni criminali ritengono, sbagliando, che le piccole città siano meno vigilate per la minor presenza numerica di forze dell’ordine. Ma anche perché pensano sia più facile insinuarsi nelle istituzioni. In un paese di poche migliaia di abitanti è chiaramente più facile sedersi in consiglio comunale o ottenere un assessorato magari ai lavori pubblici. Però tra le ragioni, paghiamo anche scelte sbagliate cinquant’anni fa".

Ossia? "Al nord venivano mandati i collaboratori di giustizia al ‘confino’. Si sono creati degli enclave in luoghi puliti che si sono inquinati per colpa di pentiti che non hanno mai spezzato i legami con gli ambienti criminali e la mafia".

Il maxi processo Aemilia è stato uno spartiacque a Reggio. C’è più consapevolezza e meno omertà? "Certo che sì. Grazie anche ad eventi di sensibilizzazione da parte nostra in cui abbiamo insegnato come si costruisce una segnalazione e quali sono gli indici di allerta, gli ordini professionali sono diventati molto ligi, così come gli avvocati. Ma anche il privato, come dimostra l’operazione Ottovolante partita grazie a denunce per estorsioni e usure, fa capire come ci sia fiducia verso le forze di polizia. I numeri degli sos sono aumentati, ma non perché è cresciuto il fenomeno che resta stabile, ma perché c’è più consapevolezza. In questo, i sindaci con la fascia tricolore sin dalla prima udienza di Aemilia hanno fatto capire da che parte stare".

Ma la guardia non si abbassa. "No, mai. La criminalità cambia target e strumenti, ma ha sempre lo scopo di accumulo di proventi illeciti. Prima erano dediti ad armi, droga e prostituzione, poi sono passati ai reati tributari e ai fondi Pnrr".

Quanto è fondamentale la sinergia tra forze dell’ordine? "A Reggio è un esempio unico. Il procuratore capo Paci è stato geniale: solo mettendo in campo ognuno le proprie competenze si possono contrastare in fenomeni. C’è grande armonia e nessuna gelosia tra corpi. E permettetemi di ringraziare i miei colonnelli, da Moro a Bixio fino a Palma: grandissimi esempi".

Ci sono nuovi fenomeni criminali in città? "Le frodi in materia di carburante. Tra le accise e i costi alle stelle in questo periodo storico, ci sono tanti furbetti. Stiamo lavorando tanto su questo intensificando i controlli".

dan. p.

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