I giovani all’estero vogliono tornare in Italia ma i salari sono bassi

Introduzione

Un recente studio presentato nell'ambito della 52esima edizione del Forum Ambrosetti a Cernobbio ha rivelato che nel 2024 l’Italia ha perso quasi 150mila giovani lavoratori. Il problema dei cervelli in fuga nel nostro Paese è un tema sul quale si discute da anni con diverse iniziative che sono state intraprese per far rientrare i talenti nostrani. Eppure, nonostante la maggioranza degli expat, ovvero l’83%, vorrebbe tornare in patria, c’è una condizione che blocca chi è andato via: la richiesta è di avere salari più alti. Il dato è emerso da un’indagine promossa dal Consiglio azionale dell’Economia e del Lavoro. 

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Quello che devi sapere

Chi sono gli expat italiani

Il 93% del campione esaminato è laureato, con il 45% in possesso di una laurea magistrale, il 22% di un master, il 14% di una laurea triennale e il 12% di un dottorato. Il 58% ha lasciato l'Italia appena terminati gli studi, senza averci mai lavorato. L'87% dei rispondenti vive in un Paese europeo (il 60% nell'Unione europea, il 27% in Europa extra-UE) e l'8,5% in Nord America. Per il presidente del Cnel Renato Brunetta si tratta di “sedici miliardi l'anno di capitale umano formato in Italia e messo a frutto altrove” che rappresentano “un'emorragia che nessuna economia della conoscenza può permettersi”. Brunetta sottolinea che “quasi due terzi di chi ha risposto dichiara che tra cinque anni sarà dove ci saranno le opportunità migliori: quindi anche in Italia, se sapremo crearle". 

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Cosa chiedono gli expat per tornare

I cosiddetti cervelli in fuga, per tornare in Italia, chiedono principalmente un aumento consistente delle retribuzioni, giudicata estremamente rilevante dall'83% dei rispondenti. Sommando i giudizi di rilevanza, le opportunità di lavoro adeguate al proprio profilo arrivano all'88% e il merito al 79%. Seguono gli incentivi al rientro con il 75% e la conciliazione tra vita e lavoro con il 72%, mentre alloggi accessibili e servizi pubblici efficienti, gli ambiti di competenza più diretta dell'attore pubblico, chiudono la graduatoria con il 63% e il 62%.

Per approfondire: Lavoro, quasi 4 giovani disoccupati per ogni adulto senza impiego in Italia: i dati Ilo

Il ruolo degli stipendi bassi in Italia

Nel rapporto si segnala che retribuzioni e merito sono le cause che spiegano la fuga dall'Italia. Le basse retribuzioni sono estremamente rilevanti per quattro rispondenti su cinque, seguite dalla cultura del lavoro giudicata arretrata e dalla scarsa valorizzazione delle competenze. Il 49% indica la lentezza della burocrazia e il 48% il peso di clientelismo e raccomandazioni, quota che cresce sensibilmente tra chi è partito dal Mezzogiorno. Alla domanda su quale singolo intervento avrebbe la precedenza assoluta, oltre la metà dei rispondenti (53%) sceglie le retribuzioni, quasi uno su cinque (19%) le opportunità di lavoro, il 6% la meritocrazia in senso stretto. Al Nord la priorità retributiva raccoglie il 55%, nel Mezzogiorno scende al 48% e lascia spazio proprio alle richieste di merito e di stabilità dell'impiego. 

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Quanti sono i giovani che l’Italia ha perso negli ultimi anni

L’indagine si innesta sul quadro statistico elaborato dal Cnel, che fotografa una vera e propria emorragia generazionale: tra il 2011 e il 2024 l'Italia ha perso, al netto dei rientri, 441 mila giovani tra i 18 e i 34 anni, con un saldo negativo record di oltre 61 mila unità nel solo 2024. A certificarne l'anomalia è l'Indice Sintetico dei Flussi Migratori (Isfm) ideato dal Cnel: per ogni coetaneo che arriva da un'economia avanzata, partono più di 14 giovani italiani (14,5), a fronte di un rapporto sostanzialmente paritario (attorno all'unità) nelle altre grandi nazioni europee.

Quanto ha perso economicamente l’Italia

Il valore del capitale umano perso è stimato in 159,5 miliardi di euro nel periodo 2011-2024, pari a circa 16 miliardi l'anno secondo i trend più recenti. A parità di potere d'acquisto, tra il 2000 e il 2024 lo svantaggio salariale dell'Italia è peggiorato verso tutti i principali partner europei: da un vantaggio dell'1% a un ritardo del 7% rispetto alla Spagna, da un divario del 14% al 36% verso la Germania, fino a salire dal 39% al 71% nei confronti della Svizzera. 

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Qual è il problema dell’economia italiana

Secondo la professoressa Ordinaria di Economia Politica e Rettrice dell'Università di Milano-Bicocca, Giovanna Iannantuoni, “negli ultimi 25 anni, l'economia italiana ha mostrato una dinamica insoddisfacente della produttività, accompagnata da una debole capacità di innovazione e da una progressiva difficoltà nel valorizzare pienamente le competenze disponibili”. In pratica capitale umano e innovazione tecnologica sono le chiavi per sviluppare un’economia dinamica e attiva. Per far crescere il paese sarebbero perciò necessari investimenti e strategie per recuperare i cervelli in fuga.

Per approfondire: Tutte le ultime notizie sui giovani

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