I Giochi della Speranza: a Rebibbia lo sport supera le mura del carcere

I Giochi della Speranza all’interno della Casa Circondariale femminile di Rebibbia,

promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, dalla Rete di magistrati “Sport & Legalità” e dal DAP - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, con il patrocinio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e la collaborazione dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CEI, del Centro Sportivo Italiano - Comitato di Roma e del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, sono come una “piccola olimpiade in carcere” e hanno visto confrontarsi quattro rappresentative: detenute, agenti di Polizia penitenziaria, magistrate ed esponenti della società civile in una giornata di sport e condivisione, a conferma del valore di un progetto che punta a superare le distanze tra il carcere e la comunità esterna.

"Queste sono giornate uniche - ha affermato Fabrizio Basei, coordinatore della rete magistrati "Sport e Legalità” e gip del tribunale di Velletri - perché portano all'interno del carcere un fondamentale messaggio di speranza e un'occasione di normalità. Lo sport, inserito da poco in Costituzione italiana è uno strumento straordinariamente efficace e diretto che veicola i valori della legalità. Vedere in campo detenute e magistrati insieme è un'immagine che solo lo sport sa rendere possibile. Dobbiamo ricordare che chi è qui sta scontando una pena, mantenendo sempre il dovuto rispetto e il ricordo per le vittime dei reati, tuttavia dobbiamo guardare al futuro e a ciò che ci sarà dopo il carcere. La pena deve tendere al reinserimento per costruire una comunità più giusta e funzionale. Non dobbiamo mai dimenticare che chi è in carcere rimane prima di tutto una persona, la dignità umana deve restare al centro di tutto. C'è speranza, c'è un futuro e c'è una prospettiva di libertà concreta dopo la detenzione».

Dopo il primo incontro del 13 giugno 2025 a Rebibbia e la successiva tappa dello scorso febbraio alla Casa di Reclusione di Milano Bollate, i Giochi sono tornati a Roma, questa volta nella sezione femminile dell’istituto romano, proseguendo un percorso che individua nello sport uno strumento concreto di educazione alle regole, responsabilizzazione e reinserimento sociale. Le gare hanno coinvolto le partecipanti in diverse discipline: calcio a 5, pallavolo, atletica, tennis tavolo e calcio balilla.

Per Daniele Pasquini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, "I "Giochi della Speranza" rappresentano un'occasione unica per mettere in contatto il mondo esterno con la realtà quotidiana dell'istituto penitenziario, facendo incontrare la società civile con le detenute, le magistrate e le agenti di Polizia Penitenziaria. Oggi, per qualche ora, i muri che separano il carcere dalla comunità esterna sono stati idealmente abbattuti. Siamo già alla terza edizione, ma come Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport desideriamo rendere sempre più continuativa e strutturata la manifestazione, estendendola a più realtà carcerarie possibili su tutto il territorio nazionale. La nostra sfida è duplice: da un lato portare l'evento in più istituti in Italia, dall'altro garantire continuità alla pratica sportiva tra le mura carcerarie per tutto l'arco dell'anno. Questo è il senso profondo dei "Giochi della Speranza. Si parla spesso di come il percorso rieducativo e di reinserimento passi attraverso lo studio e il lavoro, ma anche lo sport gioca un ruolo fondamentale. Troppo spesso viene ignorato o ridotto a un mero momento di sfogo e svago, mentre al contrario possiede uno straordinario valore formativo e rieducativo".

Presenti a Rebibbia anche due atleti di punta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, la karateka Asia Agus e Aldo Montano. L’ex schermidore, campione olimpico individuale ai Giochi olimpici di Atene 2004, ha condiviso il proprio messaggio per tutte le atlete in gara: "È stata un'esperienza bellissima. Proveniamo da mondi differenti, ma oggi ci siamo divertiti molto perché abbiamo parlato tutti la stesso linguaggio, quello universale dello sport, portatore sano di grandi valori. Dal rispetto delle regole, dell’arbitro, dell’avversario e del compagno di squadra, fino al dare una mano quando serve e al sentirsi utili: sono tutti principi che possono poi essere applicati nella vita quotidiana. Gli sport di squadra aiutano a collaborare e cooperare, rappresentando a mio avviso uno straordinario strumento di riabilitazione".

Dopo la breve la cerimonia di apertura e i saluti di rito, la "piccola olimpiade” ha preso vita con le quattro rappresentative che si sono confrontati in diverse discipline: calcio a 5, pallavolo, atletica leggera, tennis tavolo, calcio balilla e scacchi.

Significative le parole di due detenute: "Lo sport è fondamentale per chi vive una realtà complessa come la nostra - ha spiegato Catrina -. Qui a Rebibbia abbiamo anche una squadra di calcio a 5, l'"Atletico Diritti", con cui ci alleniamo due volte alla settimana per poi disputare il sabato il campionato organizzato dal CSI. Tutto questo è un aiuto straordinario: personalmente, durante il periodo di detenzione, ho conseguito il diploma e ora sto proseguendo gli studi con una laurea al DAMS". Dopo di lei le parole di Alessia: "Manifestazioni come i Giochi della Speranza rappresentano un sostegno concreto nel nostro percorso all'interno della struttura carceraria. Si tratta di momenti preziosi che ci consentono di uscire dalle celle e respirare un po' di vita vera. La quotidianità qui dentro è molto dura — tutt'altro che una permanenza in albergo, come qualcuno erroneamente sostiene — ma grazie allo sport e ad appuntamenti come questo, affrontare la realtà della detenzione diventa un po' più semplice".

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