I favolosi anni ottanta

Gli Europe a metà anni Ottanta, all'epoca del loro maggior successo "The Final countdown", che li proietterà nell'olimpo della musica mondiale rendendo famosi in ogni continente
Ronald Reagan e Margaret Thatcher spingono sull’acceleratore del liberismo più estremo. Michail Gorbaciov annuncia la perestroika, la Guerra fredda fa un po’ meno paura ma il 26 aprile esplode uno dei reattori della centrale nucleare a Chernobyl e l’Europa ripiomba nei suoi peggiori incubi.
Corre l’anno del signore 1986, nel mezzo del decennio più spensierato ed edonistico che la modernità abbia conosciuto. Alla tv spopolano Dynasty e Dallas, Magnum P.I. e l’A-Team. Nelle case sbarcano il Vic 20 e lo Spectrum ma soprattutto il Commodore 64. La moda è fatta di colori fluorescenti, spalline marcate, capelli voluminosi. Si deve osare, si deve apparire.
La musica diventa la protagonista assoluta della quotidianità con MTV, l’ascolto esce dallo stretto ambito casalingo con il mitico Walkman compagno inseparabile di teenagers che a Milano vestono coloratissimi piumini Moncler, felpe Best Company, cinture El Charro, jeans Americanino con le “toppe” Naj-Oleari e Timberland ai piedi.

Gli Europe in concerto a Tønsberg, Norvegia, nel 2025
Sono i paninari che ascoltano il pop rock dei Duran Duran (Wild Boys è la loro colonna sonora) e si contendono la scena con i coetanei alternativi, che invece vestono il chiodo e guardano a sonorità più dure.
In quel 1986 i Bon Jovi pubblicano il loro album più venduto, Slippery When Wet, esce il terzo album in studio dei Metallica, Master of Puppets, ma anche The Final Countdown degli Europe che resta al primo posto delle classifiche europee per mesi.
A 40 anni di distanza da quel successo la band svedese sbarca a Milano per presentare il suo ultimo lavoro con un concerto anticipato da un release party, nel quale sarà possibile ascoltare in anteprima il nuovo album. Un’occasione unica per gli over cinquantenni o giù di lì per rispolverare dall’armadio qualche vecchio capo e farsi cullare dalla dolce nostalgia per quei favolosi anni ottanta.
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