I Cappuccini lasciano Montemalbe per Spoleto: arrivano le suore e un frate per le messe

Copnvento dei frati Cappuccini Montemalbe a Perugia

Dopo quasi cinque secoli di presenza a Perugia, i Frati minori cappuccini lasciano il convento di Montemalbe. Ma non si tratta di un abbandono della comunità né di una chiusura definitiva del luogo di culto: il convento, che dal 18 ottobre 1535 ha ospitato i Cappuccini, sarà affidato alla comunità delle Suore francescane missionarie di Maria Immacolata, mentre i frati continueranno a garantire la celebrazione della messa nelle principali festività.

A chiarire il quadro è stato il ministro provinciale dei Cappuccini, fra Simone Calvarese, scrivendo a La Voce, dopo le notizie circolate nelle ultime settimane sulla possibile chiusura del convento perugino, molto frequentato dai fedeli anche fuori città.

«Alla fine di agosto 2026 il convento di Montemalbe sarà affidato alla comunità delle suore francescane missionarie di Maria Immacolata – spiega fra Calvarese –. È un passaggio di testimone importante, ma che non farà mancare alla comunità il supporto attivo offerto dai frati cappuccini».

La decisione nasce dal percorso di riorganizzazione della presenza dei cappuccini nella Provincia serafica dell’Immacolata Concezione, che comprende le comunità dell’Italia centrale. La riduzione del numero dei religiosi e la necessità di concentrare le forze su alcune missioni hanno portato a una revisione della presenza territoriale.

Il legame con Montemalbe, però, non viene cancellato. D’intesa con l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, monsignor Ivan Maffeis, è stato stabilito che nelle solennità e nei giorni festivi la celebrazione eucaristica continuerà a essere garantita da un cappuccino della comunità dell’Oasi di Sant’Antonio a Fontivegge.

Il convento, quindi, cambia gestione ma mantiene la propria vocazione spirituale. L’arrivo delle suore francescane missionarie di Maria Immacolata viene presentato dai cappuccini come un’opportunità per dare nuovo impulso alla struttura, con nuovi progetti di carattere missionario e pastorale.

Parallelamente, la Provincia serafica dell’Immacolata Concezione ha deciso di riaprire una fraternità a Spoleto, nel convento di Colle Attivoli, a tre anni dalla partenza degli ultimi frati. Una scelta che restituisce alla città una presenza francescana che per quasi cinquecento anni ha rappresentato un punto di riferimento religioso e sociale.

La decisione era stata comunicata all’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, dal ministro provinciale fra Simone Calvarese. Lunedì 3 agosto l’arcivescovo ha incontrato il nuovo guardiano della comunità, fra Carlo Maria Chistolini, che guiderà la fraternità chiamata a occuparsi dell’animazione missionaria e vocazionale delle case dell’Ordine.

Il ritorno dei Cappuccini a Spoleto assume anche un significato simbolico particolare perché avviene nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. La città occupa infatti un posto centrale nella tradizione francescana: secondo la narrazione dell’Ordine, proprio a Spoleto Francesco visse il celebre sogno di San Sabino, episodio considerato decisivo nel suo percorso di conversione.

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