Hotel Sonrisa, “coperta” anche l’insegna. Il prefetto: «Confisca? Applicata la legge»
L’insegna «La Sonrisa» è stata coperta dagli addetti comunali con un telone verde scuro legato con delle fascette bianche. Imbustata perchè quei cancelli e il ristorante che si intravedono tra la vegetazione non vengano più associati al nome dello storico «Castello delle Cerimonie» diventato ormai bene comunale.
In via Stabia 500 a San’Antonio Abate si è affermata una «questione di diritto», ha detto ieri mattina il prefetto Michele di Bari a margine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza. «Il caso Sonrisa - ha aggiunto - va ricondotto ad un piano ordinario seguendo quanto già deciso dal diritto che ha sancito in maniera inequivocabile e definitiva che questo patrimonio è trasferito al Comune che poi deciderà quale destinazione indicare».
Insomma nessun clamore per quanto deciso, «c’è stata una risposta dello Stato - ha aggiunto Di Bari - la legge è stata applicata» anche se resta da valutare l’aspetto sociale della vicenda. «La questione dei dipendenti è avulsa dalla prima, è vero che il trasferimento dei beni ha provocato la disoccupazione di circa duecento dipendenti, ma io ho anche riferito nei mesi scorsi al sindaco che va affrontata sul piano sociale l’emergenza occupazionale. Non c’è una soluzione facile ma ce la metteremo tutta. I due ambiti vanno distinti, ormai questo tema - ha concluso il prefetto - attiene soprattutto al diritto è tutto ciò che è avvenuto nei termini del trasferimento, per i lavoratori abbiamo aperto un tavolo in prefettura che è tuttora valido».
La procura
Alla riunione, che ha registrato anche il calo netto di eventi delittuosi e criminali sul territorio di Sant’Antonio Abate, ha partecipato anche il Procuratore Capo del Tribunale di Torre Annunziata Nunzio Fragliasso che riassume la situazione Sonrisa: «C’è un sequestro in atto solo per le strutture commerciali - ha spiegato il magistrato - siamo in attesa della decisione del Riesame (che si esprimerà nel merito sulla legittimità del sequestro dei locali e degli arredi e dello sgombero coatto eseguito il 24 luglio scorso, ndr) poi c’è la questione giurisdizionale amministrativa che riguarda le strutture con destinazione abitativa; infine sullo sfondo c’è la destinazione che vorrà dare il Comune all’intero complesso immobiliare».
E mentre le istituzioni facevano il punto della situazione all’interno del comando vigili di Sant’Antonio Abate, all’esterno dell’ex Sonrisa, arriva uno degli storici volti del reality dedicato ai matrimoni napoletani, «Il boss delle cerimonie». «Sono qui voglio, fare un video per Tik-tok - racconta ai giornalisti -. Vi sembra giusto tutto questo? Oscurare la tabella è un gesto di accanimento più che di legalità».
Nino Davide, omone grosso, barba bianca e con lo sguardo sempre sorridente tra le sale del Castello, va avanti e indietro incredulo. «Guardate qua, catene, cartelli e ora ci cancellano l’insegna - racconta il maitre -. Possono fare tutto ma questo luogo resterà la Sonrisa con la sua storia che va avanti da quarant’anni. Il 15 giugno ci hanno chiuso, il 15 agosto ci cancellano il nome, ma la storia non si cancella, questo nome è un simbolo e coprirlo non significa che non esiste più». Poco dopo il suo sfogo arriva sui social, chiede alle persone di commentare, alle centinaia di sposi e festeggiati che in questi anni hanno reso la Sonrisa un simbolo per gli ammanti dei matrimoni napoletani.