«Ho girato il mondo in bici, ora sono tornato in Italia ma non a casa. Voglio che mia figlia vada a scuola senza paura»

Andrea Veronese non è un viaggiatore qualsiasi: in bicicletta ha letteralmente girato il mondo, ha vissuto in vari Paesi, dalla Spagna alla Germania, dall'Irlanda alla Cambogia, ma ora dopo 18 anni all'estero è tornato in Italia. Ma non a casa, da cui era partito, in Polesine, bensì in montagna ad Asiago, dove ha scelto di trasferirsi e stabilirsi, insieme alla figlia Matilda.

Al quotidiano Il Gazzettino, Veronese racconta la sua storia e cosa lo ha portato a viaggiare per tanti anni: «Ho sempre sentito l'esigenza di viaggiare e ho sempre seguito le emozioni, senza interferenze esterne: oggi i giovani vengono spediti in mete precise per seguire determinati progetti di lavoro, come le indagini di mercato, io mi sono sempre fatto guidare dal mio istinto».

Il giro del mondo in bicicletta

Veronese racconta come iniziò tutto: «A un certo punto, quando frequentavo l'università a Bologna, sentii l'esigenza di viaggiare e di mettermi alla prova. Così sono approdato a Dublino, dove sono rimasto per sette anni, ho seguito un corso di inglese e lavorato come vetrinista per Zara. Poi ho lavorato anche per un'agenzia di viaggi che organizzava il Cammino di Santiago. Nonostante sia un grande appassionato dei Paesi nordici, il clima può diventare deprimente: ricordo che per un periodo ha piovuto incessantemente per 67 giorni».

Da qui la decisione di ripartire: dall'Irlanda in Cambogia, a Siem Reap, per lavorare come insegnante in un orfanotrofio. E dopo un anno e mezzo, di nuovo via verso le Canarie, dove ha lavorato come commesso in un Hard Rock Cafè. «Ma i 25 gradi tutto l'anno non sono bastati a farmi mettere radici e, dopo otto mesi, ho posato il dito sul mappamondo e mi sono detto: perché non andare a Berlino, in mezzo alla neve? Qui ho lavorato come consulente di viaggi per GetYourGuide, una sorta di Booking tedesco, ma anche per Babbel e Trivago.

In Germania ho incontrato la madre di mia figlia, e così è nata Matilda».

Poi i tanti viaggi in bicicletta: «Dal Canada al Marocco, da Cuba all'Argentina, fino alla Giordania, alla Cambogia, al Sudest asiatico e a luoghi suggestivi come l'Azerbaigian. Sembra difficile, ma è più facile di quello che si pensi: prendevo un volo con la bicicletta in stiva e poi pedalavo fotografando ogni dove. Ho raccolto una bella collezione di scatti e ritratti di persone, un album emozionale dove ogni ruga, ogni espressione cela una storia personale, ma anche l'appartenenza a una cultura con le sue tradizioni».

E ora, il ritorno in Italia. Ma perché non a casa ma in montagna? «Ancora una volta ho assecondato un mio desiderio. Ho scelto Asiago perché la montagna è un'altra mia autentica passione e perché penso che qui mia figlia possa crescere a contatto con la natura. Vorrei che mia figlia andasse a scuola ogni giorno in bici da sola, sicura e autonoma, in un posto salubre che garantisca il benessere psicofisico. Penso che Asiago possa offrire tutto questo», aggiunge, spiegando che «così Matilda può conoscere il Paese dove sono nato, ma allo stesso tempo esplorare paesaggi incontaminati e respirare aria buona».

Quanto al lavoro: «Mi occupo di turismo digitale, offro consulenze e strategie di marketing. Sono rimasto nel settore della comunicazione e lavoro da freelance, una formula vincente che mi dà l'opportunità di viaggiare. Ho avviato un progetto a cui tengo tantissimo, la rivista online Orizzonti, che raccoglie storie di montagna e di chi la vive, dalle Alpi alle Ande e oltre. Ancora una volta scrivo, fotografo e colleziono storie, che è quello che sto facendo da tutta una vita». Quanto al suo Polesine, ci torna «per mangiare il pesce nel Delta. A parte questo, torno a Rovigo per le festività, qui vivono i miei genitori. Per il resto, gli amici se ne vanno... la festa è un po' finita e io preferisco ritornare alla mia montagna, amore viscerale, e a raccontare storie in giro per il mondo».


Ultimo aggiornamento: martedì 20 ottobre 2026, 12:48

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